Pagine passate di mano in mano: letteratura e omosessualità / 3

Pagine passate di mano in mano a cura di Mark Mitchell e David LeavittLa sorpresa – come la sorpresa che Glinda, la strega buona, fa a Dorothy alla fine di “The Wizard of Oz” (trad. it. Il Mago di Oz) – è che i libri erano tutti lì, se solo aveste saputo dove guardare. Anche se, come Proust e Wilde, avete antenne ipersensibili e una capacità innata per captare perfino le tracce appena percettibili di desiderio omosessuale, purtroppo vivete in un mondo dove la stragrande maggioranza dei lettori e dei critici non riconoscono questi segnali, a tal punto che potrebbero arrivare alla fine della lettura di una storia d’amore omosessuale, non così esplicita come Joseph and His Friend di Bayard Taylor, e non aver capito niente.

Dopo tutto, probabilmente non hanno letto Ioläus, né potrebbero condividere la definizione di amicizia di Carpenter. L’aforisma più sagace di Wilde potrebbe essere questo:

Sono solo le persone superficiali che non giudicano dalle apparenze.

Oggi lo studio della letteratura omosessuale anteriore al 1914 si basa ancora su pagine passate di mano in mano. Per mettere insieme quest’antologia abbiamo interpellato amici; letto fotocopie di fotocopie che studiosi e antiquari ci hanno mandato e libri dei quali esisteva una sola copia di una “raccolta particolare”. Abbiamo trascorso molto tempo alla British Library di Londra e alla Clarke Library di Los Angeles e tradotto mentalmente le S che avevano la forma di F in Henry Dumont di Charlotte Charke, un libro in un’edizione così vecchia e fragile che per tenerlo aperto abbiamo dovuto utilizzare sacchetti di velluto di un determinato peso.

Con quale criterio abbiamo fatto la nostra selezione? Il nostro intento era ricostruire una cronologia, in un modo o nell’altro, di narrativa testo per testo: cominciando dal diciottesimo secolo, in cui le invettive contro la sodomia a volte trovavano il loro sfogo in lunghi romanzi (e spesso nascondevano una insospettabile solidarietà), proseguendo con opere pornografiche stampate privatamente, fino a racconti dell’orrore e racconti per bambini, romanzi su ragazzi ambientati a scuola, romanzi western ed esemplari pieni di battute di spirito da finocchie, per arrivare infine a Forster.

Spesso si dice che gli omosessuali maschi condividono solo una cosa: le pratiche sessuali. Queste pagine suggeriscono che ci sia molto di più: all’inizio della nostra tradizione letteraria, c’era il desiderio di un bosco frondoso (omaggio all’Arcadia) e di una capanna dove due uomini potessero vivere insieme in modo tranquillo e indisturbato, come fecero Carpenter e Merrill. Soltanto più tardi il mondo extraurbano sarà fonte di repressione, mentre la città offrirà libertà all’omosessuale: non come parte di una desiderata e utopica diade, ma all’interno di una comunità con i compagni della tribù.

Ma ritorniamo a Carpenter: il sottotitolo dato a Ioläus, “An Anthology of Friendship”, è semplicemente eufemistico? No. L’amicizia era un ideale in cui credeva profondamente.Ma fu anche una strategia politicamente arguta. In realtà, per lui i processi di Wilde furono una battuta d’arresto per il “sesso intermedio”, nella misura in cui misero sotto la lente d’ingrandimento del pubblico gli aspetti più crudi del mondo malavitoso omosessuale dell’epoca vittoriana: fittavoli ricattatori, lenzuola macchiate di escrementi, domestiche violentate. Nella sua antologia, Carpenter preferì non soffermarsi sugli “aspetti più volgari della passione, in scrittori come Catullo e Marziale”.

Anche se Maurice non fu ispirato da sentimenti tanto elevati, ma dalla tastata di Merrill, “in modo delicato e appena sopra le natiche”, del fondoschiena di Forster. Credo avesse toccato molte persone. La situazione fu insolita e la ricordo ancora, come ricordo la posizione di un dente scomparso da molto tempo. Fu un piacere tanto fisico quanto psicologico. Sembrò andare diretto attraverso le reni fino al cervello senza coinvolgere i pensieri. Se veramente è stato così, sarebbe conforme al misticismo yogi di Carpenter e avrebbe provato quello che in quel preciso istante avevo immaginato.

Poiché l’omosessualità era ancora un reato in Inghilterra quando Forster scrisse Maurice, il libro non fu mai pubblicato mentre era in vita. E così questo romanzo, profondamente sovversivo, fu passato di mano in mano per mezzo secolo: Forster condivise il manoscritto con amici come J. R. Ackerley, Paul Cadmus (che proprio in quel periodo dipinse un ritratto dell’autore), E. J. Dent, Christopher Isherwood, William Plomer, Forrest Reid e Lytton Strachey. Alla fine, probabilmente, quanti lessero il manoscritto di Maurice avrebbero agito come Forster, così come Prime-Stevenson pagò per stampare un’edizione privata.

Noi siamo nati quando il bosco frondoso era già svanito, e forse per questo quella capanna è ancora piena di fascino, con la sua intimità languidamente erotica: l’odore di legna bruciata, il letto sfatto, i due uomini in abiti da lavoro che hanno veramente lavorato e stanno leggendo seduti su sedie sgangherate. Come ospite, venite accolto per curiosare tra i libri. Non cercate niente in particolare. Prendete un libro (o manoscritto) dopo l’altro, sfogliate. Che strano! Le scansie sono sovraccariche, incurvate dal peso. Ci sono titoli che non avete mai visto.

Scegliete qualcosa a caso, sedete nella terza sedia che è lì ad aspettarvi e cominciate.


Pagine passate di mano in mano a cura di Mark Mitchell e David Leavitt
Collana Eretica Speciale
248 pagine
ISBN: 978-88-6222-091-0

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