Vino e bufale: idee radicate ma spesso insidiose
Facciamo una verifica: andiamo da due diversi amministratori locali, o parroci o dirigenti scolastici, scelti a caso. Al primo chiediamo se è interessato a promuovere un’iniziativa nella sua comunità/parrocchia /scuola per sensibilizzare le persone sui problemi legati all’alcol; al secondo proponiamo un’iniziativa sui problemi legati al vino. Scommettiamo che le risposte saranno differenti? Eppure l’alcol non lo beve (quasi) nessuno.
Questo equivoco comporta conseguenze per tutti e non nasce per caso. Il vino è talmente radicato nella nostra cultura da non lasciare spazio all’idea che possa far male. Pensiamo a come ogni circostanza pubblica e privata sia segnata dalla bottiglia speciale, con la quale si festeggiano nascite, lauree, matrimoni e vittorie sportive, si varano le navi, si suggellano accordi e alleanze. E pensiamo a come sia convinzione di tutti che esista l’aperitivo (alcolico) che apre lo stomaco e il digestivo superalcolico che favorisce il dopo pasto! Fino a ritenere fideisticamente che il Vov sia ricostituente, il cordiale dia tono agli ipotesi, il bicchierino di grappa riscaldi contro il freddo, il whisky giusto renda l’uomo più affascinante e (sessualmente) potente e che un bicchiere di vino, sempre definito un “buon” bicchiere di vino, non possa nuocere; che la birra faccia campare cent’anni e che l’amaro centerbe sia quasi un medicinale.
Affermazioni, nel loro insieme e una per una, contrarie alla realtà scientifica. C’è un ulteriore motivo, ancora più importante, per favorire il pregiudizio a rovescio che protegge il vino e le bevande alcoliche in genere: dietro il loro consumo ci sono enormi interessi economici, in conseguenza dei quali risulta scontato allinearsi all’occultamento della verità e al mascheramento dei danni. Torneremo più avanti sul tema bevande alcoliche ed economia: ora ci interessano le correlate questioni di potere e come a farne le spese sia la nostra salute.
Conflitto d’interesse
Manlio Collavini ha fatto il parlamentare per tre legislature, fino al 27 Aprile 2006. Ma questa, per sua stessa ammissione, era la sua seconda attività: che, a suo dire, gli faceva perdere un sacco di tempo. Il suo primo lavoro era, ed è tuttora, produrre vino in Friuli come orgogliosamente ebbe a dichiarare nel corso della trasmissione televisiva Report il 20 novembre 2005.
Il 24 settembre 2004, Report aveva trasmesso un servizio del giornalista Bernardo Iovene, “In vino veritas”, che raccontava qualche scomoda verità sul vino e sui suoi deleteri effetti per la salute. A seguito di quel programma televisivo, ci fu una risoluzione parlamentare con richiesta d’intervento urgente del governo. Ecco un estratto di quegli atti del nostro Parlamento:
La RAI, servizio pubblico, costituisce in questo caso specifico il contraltare di uno Stato che impegna grandi risorse per sostenere un importante settore della sua economia; sicché ci si trova di fronte ad un incredibile fenomeno per cui proprio il servizio pubblico distrugge quello che lo Stato faticosamente costruisce; la trasmissione in questione ha arrecato un danno gravissimo, immotivato, insensato al comparto vitivinicolo italiano –: perciò si impegna il Governo ad intervenire rapidamente, nei modi e nei tempi che riterrà opportuni, affinché, con apposite campagne informative, dia corrette indicazioni ai consumatori sui prodotti vitivinicoli e ponga in essere le iniziative necessarie per assicurare lo sviluppo di un comparto che costituisce una voce importantissima della nostra economia ed un settore di punta dello stesso Made in Italy.
Primo firmatario della risoluzione parlamentare fu l’onorevole Collavini, produttore di vino (conflitto di interessi?). Nel 2004 il Ministero della Salute propose attraverso tv, radio, circuiti cinematografici e internet, la campagna “Amici, ma non dell’alcol” volta a contenere i danni sanitari e sociali delle bevande alcoliche sulle nuove generazioni (conformemente agli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unione Europea).
Negli Atti della XIII Commissione Permanente per l’Agricoltura del 23 settembre 2004, si trova la dichiarazione del sottosegretario Teresio Delfino. Per rispondere all’onorevole Luca Marcora che aveva accusato questa campagna di criminalizzare i venditori di vino, il sottosegretario rassicura che lo spot “è stato realizzato in modo tale che i contenitori di bevande alcoliche che appaiono nel filmato non riconducono in alcun modo al consumo del vino”.
Vino e bufale - Tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito delle bevande alcoliche di Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada
Collana Eretica
144 pagine
ISBN: 978-88-6222-090-3
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