Canzoni a carburo: la memoria e la miniera

Canzoni a carburo di SecondamareaOggi in Italia le miniere sono chiuse, ma questo non per le atrocità e i rischi che comportavano o per lo sfruttamento disumano, o ancora per un esaurimento del giacimento minerario, quanto per ragioni economiche, infatti divenne più conveniente importare i materiali dall’estero piuttosto che sostenere i costi di estrazione e produzione interna.

Alcune zone minerarie, perdendo il valore industriale dell’origine, si sono trasformate fortunatamente in luogo pubblico e culturale, recuperate come percorso della memoria attraverso l’attività di parchi e musei minerari che consentono a queste realtà di essere visitate, raccontate e ripercorse nella loro storia, anche grazie al possibile incontro con l’esperienza diretta di ex-minatori.

Altre zone sono semplicemente rimaste abbandonate e dimenticate. Altre ancora sono state indegnamente riempite di scorie radioattive e rifiuti tossici (l’alto grado di radioattività presente in queste scorie può richiedere più di 100.000 anni per decadere): su questi fatti si è indagato, vista la grave e preoccupante concentrazione di patologie leucemiche e tumorali in alcune zone particolari. APasquasia, per esempio, e nella zona dell’Ennese in Sicilia, dove i periti incaricati dall’antimafia hanno accertato lo stoccaggio illegale di sostanze tossiche e pericolose come oli esausti, cloruro e solfato, contenute in fusti abbandonati all’aperto e, insieme, la presenza di emissioni radioattive provenienti dal cesio 173 contenuto in strumenti stoccati in un bunker di cemento.

Ancora le miniere sono state individuate come particolarmente adatte ad ospitare scorie radioattive. Per esempio, Scanzano Jonico in Basilicata è stato scelto nel 2003 dal governo (in collaborazione con la Sogin, gruppo ENEL, ora del Ministero del Tesoro) come luogo di smaltimento dei circa 55.000 metri cubi di scorie provenienti dalla chiusura delle centrali nucleari italiane. Il motivo sta nel salgemma che nel sottosuolo di alcune miniere si alterna a strati di argilla compatta: se il sale è lì sotto da almeno sei milioni di anni, a settecento metri di profondità, foderato da strati spessi di argilla impermeabile, significa che l’acqua e le infiltrazioni non esistono, altrimenti il sale si sarebbe sciolto. La miniera di sale, quindi, con la sua naturale corazza impenetrabile, è risultato il luogo tecnicamente migliore per proteggere tutti i residui atomici italiani e per contenere il rischio di inquinamento delle falde acquifere che deriverebbe dallo stoccaggio delle scorie.

Scanzano Jonico però è anche un’area a forte rischio sismico e di alluvione, quindi per niente adeguata a tale scopo. D’altronde può davvero esistere un luogo per confinare le mostruosità che abbiamo prodotto?


Canzoni a carburo – Memoria e miniera di Secondamarea
Con CD allegato
Collana Strade bianche
96 pagine
ISBN: 978-88-6222-096-5

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