Beppe Lopez: Giovanna Marini senatrice a vita

Giovanna MariniAlla notizia che Beppe Lopez, giornalista - fondatore tra gli altri di “Repubblica”, nonché “inventore” del Quotidiano di Lecce - e scrittore (in calce la sua scheda), avrebbe presentato il suo romanzo “La Scordanza” nell’ambito della 14.ma edizione del Carpino Folk Festival (serata del 3 agosto), non ci abbiamo pensato due volte e l’abbiamo contattato chiedendogli un’intervista. Gentilmente ce l’ha concessa e ve la proponiamo.

Dottor Lopez, se Le dico “storia orale cantata”, l’adrenalina dove La porta?

A me, complessivamente, interessa la storia: non quella dei sovrani e dei grandi eserciti, ma la storia vera degli uomini, delle comunità, della società, del genere umano, degli animali, dell’ambiente naturale. Insomma, la storia della vita vera. Sino alla modernità e in particolare sino agli ultimi decenni - quando ha cominciato a svilupparsi finalmente una certa attenzione per gli individui, i gruppi umani, le classi e le problematiche fino ad allora “senza voce” - a farsi carico della memoria è stata la “storia orale”. E in particolare in Italia, terra di frontiera fra arcaicità e modernità, la storia orale cantata: la musica popolare che, grazie alle ricerche e alle iniziative sviluppatesi fra gli anni Cinquanta e Settanta, ha fatto delle nostre tradizioni musicali legate al lavoro, alle ingiustizie sociali e alle lotte politiche, un fatto “vivo” ancora oggi fra i giovani, non mero repertorio per artisti e intellettuali dai gusti raffinati.

Tale excursus ci porta inevitabilmente a Giovanna Marini (foto del titolo; ndr), la più rappresentativa etnomusicologa (ma il termine è riduttivo) italiana. La sua figura “altisonante” cosa rappresenta per Beppe Lopez.

Non solo “altisonante” e “alticantante”, ma una delle più alte figure di intellettuali rimasteci. L’intellettuale è per definizione capace di comprendere e rappresentare la complessità: alto e basso, materiale e ideale, territoriale e universale, lavoro e “tempo libero”… Tutte categorie, come si sarebbe detto una volta, “borghesi”. La realtà è una e complessa. Giovanna è tra i pochi italiani che per tutta la vita è rimasta fedele a questa semplice verità, coniugando altissima poesia e alta testimonianza civile.

Pertanto - citiamo i critici della Marini - il “ruolo dell’intellettuale nella società” quale dev’essere e la musica, “sempre orientata alle problematiche sociali”?

La musica è popolare, è cioè “cultura”, se non è autoreferenziale, se non è artificiosa, se racconta la vita vera, se non è chiusa in una sfera definita di genere. Perciò non può essere rivolta esclusivamente alle problematiche sociali, ma anche all’allegria, all’amore, all’amicizia…

Le cito un altro aforisma sulla produzione della Marini: “L’allegoria non è mai disgiunta dalla riflessione militante”. Come reagisce?

Di primo acchito, male. Si tratta evidentemente di una estrapolazione teorica, che non va mai disgiunta, appunto, dalla pratica. Se poi significa che, quando ricorre alla musica (o al narrare o al recitare o al dipingere ecc.) e anche all’artificio retorico, un intellettuale serio non dimentica mai la sua “funzione” e la sua utilità per la società, e in particolare per i meno privilegiati, mi pare che sia il minimo che si possa dire di Giovanna.

E tutto ciò ha portato Lei a rivolgere al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un appello particolare (la richiesta di nominare la Marini “senatrice a vita”; ndr*). Ce ne parli.

Io credo nella democrazia rappresentativa e nelle istituzioni parlamentari, nonostante lo scempio che se ne fa in Italia. Anzi, più esse sono sfregiate e umiliate, più cresce il mio attaccamento e la mia convinzione di fondo che in esse risieda ancora e per sempre il futuro di una umanità che non rinunci né alla libertà individuale e collettiva né alla giustizia sociale. E’ proprio ciò che vorrebbero gli sfregiatori e gli umiliatori: convincerci, con illusioni di “democrazia diretta” o iper-maggioritaria o presidenzialistica, che la democrazia moderna non possa più essere quella di una volta, quella che prevede delegati fortemente dipendenti (e controllati) dai deleganti. Nelle nostre Camere oggi ci sono solo “nominati” dagli oligarchi. Non mi faccio illusioni, nel breve. Ma non bisogna mollare. Continuare a votare per il “meno lontano” o il “meno peggio” e, intanto, se possibile, vederci rappresentati al Senato almeno da un “senatori a vita” che non siano necessariamente costruttori di automobili o solo intellettuali organici al sistema.

Cosa ne pensa se si potesse rilanciare l’appello (che abbiamo sottoscritto con convinzione sul Suo blog) da un palco di tutto rispetto. Tanto per citarne uno: il “Carpino Folk Festival” che si tiene sul Gargano.

Potrebbe essere una splendida idea. Io ho fatto quello che potevo con il mio sito. Ma se riusciamo ad aggregare, è meglio. L’individualismo è uno degli ostacoli principali che impediscono ai molti, che vogliono sinceramente cambiare le cose in Italia, di farlo. Manca appunto quello che sino agli anni Settanta c’era: l’istinto all’aggregazione, la convinzione che senza aggregazione non si va da nessuna parte.

Passiamo al Suo impegno letterario: nel Suo secondo romanzo (il primo è stato “Capatosta”), “La Scordanza”, ha dedicato un cameo a Carpino. Prima di parlarne, però, ci confermi una nostra “impressione” sul libro: è “strettamente” autobiografico? E poi, quella maniera di stendere le frasi, tra lingua e dialetto, deve essere stata una faticaccia!

Il libro è, più o meno strettamente, autobiografico. E usare quel linguaggio non è stata una faticaccia. L’ho già fatto in altri libri, a cominciare dal mio primo romanzo “Capatosta” nel 2000. E poi, quell’idioletto ha una sua intima coerenza e si basa su regole di intreccio fra italiano parlato, italiano formale e materiale dialettale pugliese che prevede automatismi. Mi è già capitato di dire che è una lingua che si è scritta da sola.

Si torna a Carpino. Anzi: si ritorna a Carpino, visto che già s’è accennato al Folk Festival e al cameo che gli ha dedicato. Lei sa che la prima decade di agosto se ne svolge la 14.ma edizione: è la prima per Lei? Quale “peso” ha nella Sua formazione culturale il c.d. “patrimonio intangibile”.

Sono venuto negli anni più volte a Carpino e nel foggiano per motivi, diciamo così, musicali. Un peso notevole nella mia “formazione” civile l’ha esercitato il corpus di recuperi/invenzioni popolari dell’apricenese Matteo Salvatore, che insieme ai Cantori, alla pizzica salentina e ai canti murgesi costituiscono un formidabile patrimonio culturale identitario per la Puglia.

Inutile puntualizzare che a Niudd’ – il protagonista della “Scordanza”… cioè Lei – piace la musica che si suona al Festival. Basta rileggere una sola frase: “Piangette ininterrottamente per tutt’e tre le volte, una dopo l’altra, che Andrea Sacco cantò, ricantò e arricantò a furor di popolo quella nenia dolce e disperata”. Conferma?

Confermo. Amo quella melodia da più di trent’anni. Conservo come una reliquia il vinile con la registrazione della Tarantella di Andrea Sacco effettuata da Roberto “sul campo”, come si diceva una volta. Eh sì, ho pianto di gioia e di dolore quando mi è capitato, in un particolare momento della mia vita, di arrivare a Carpino e di sentire inaspettatamente la voce di Andrea che la cantava in piazzetta.

Lasciamoci con un Suo commento a una frase della Marini (così chiudiamo questo bel circolo virtuoso): “È difficile essere una persona intellettuale, perché arrivi a un certo punto in cui la cultura non ti basta più e devi inventarti una vita”.

Giovanna è generosa e molto severa con se stessa. Credo che in lei mai la persona e l’intellettuale siano state cose separate, che mai abbia dovuto “inventarsi una vita”. La vita è complessa e una. Solo chi non ha la consapevolezza della complessità ha la necessità di dividere (la cultura e la vita, l’anima e il corpo, il maschio e la femmina, il bianco e il negro…) e non sa distinguere. E un intellettuale che non abbia la consapevolezza della complessità mi pare una contraddizione in termini.

(Questa intervista è stata pubblicata su PuntoStella.it - Portale d’informazione del Gargano)

La casta dei giornali - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici di Beppe Lopez
Collana Eretica
208 pagine
ISBN 978-88-6222-001-9
Il libro viene pubblicato in collaborazione con Eri-Rai

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