De Bello Fallico: maschi cuor di leone
L’unico vero Cuor di Leone, senza ironia, è Franco Corleone, deputato verde. Quando interviene alla Camera, durante la prima seduta plenaria, e si richiama alla cultura femminista da lui sempre ammirata, quella contro lo spirito del “fare legge”, gli trema la voce. Quel giorno va così: le deputate del partito-delle-donne intimidiscono i maschi, consapevoli del fatto che, con la loro coscienza sporca per mancata autocoscienza, quando si parla di stupro o diventano arroganti o si fanno prendere dal panico.
Anche i senatori Gualtieri e Debenedetti (Sinistra Democratica) sono severi verso la legge e, coerenti nel voto, si esprimono con rispetto nei confronti delle avversarie. Negli altri, invece, vedo supponenza e una buona dose di pusillanimità. Tanto è vero che qui di seguito citerò battute da buvette, ma non chi le ha pronunciate. Perché solo promettendo loro che mai e poi mai li avrei nominati, questi signori hanno (come dire?) aperto il loro cuore.
C’è un deputato progressista che ha firmato la proposta di legge-delle-donne e poi ne ha dette peste e corna in aula. Ma allora perché l’ha firmata? Perché pensava, con la sua esperienza giuridica, di emendarla nella commissione redigente. Ci va sì e no due volte poi smette, scocciato, perché non c’è spazio per nessun discorso serio e le colleghe non lo stanno a sentire. Il Cuor di Leone supponente smette completamente di impegnarsi. Dice che le colleghe sono poco più che analfabete, ma non disdegna di far loro un complimento galante se le incontra nel Transatlantico con una gonna nuova.
Anche il Cuor di Leone pusillanime, senatore, vuole convincere le colleghe di partito a emendare radicalmente la legge. Non ci riesce e si defila. In aula fa un intervento pacato e perplesso, ma, al momento di votare in dissenso dal suo gruppo, si alza e se ne va. Un altro, dello stesso gruppo di una delle due pasdaran degli emendamenti, Scopelliti, è d’accordo con lei, ma poi l’abbandona nel voto e ironizza sulla sua femminile passionalità. Mi fermo. E dico che mentre le donne, per lo meno, si dividono tra loro apertamente e con schiettezza, gli uomini si tengono allineati e coperti. Per niente imbarazzati, molto tranquillizzati nel vedere che lo stupro se lo regolano le donne.
Lodate o sopportate in pubblico, ma prese in giro nei capannelli da bar di maschi soli, nei corridoi e saloni ovattati: «colonnelle», «sergenti di ferro». Così le chiamano. Oltre che Cuor di Leone, anche ipocriti.
I post precedenti
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De Bello Fallico. Cronaca di una brutta legge sulla violenza sessuale di Roberta Tatafiore
Collana Millelire
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