De Bello Fallico: il partito-delle-donne, la legge-delle-donne

De Bello FallicoSecondo il quotidiano La Repubblica, il “partito” nasce il giorno in cui, sotto i riflettori della TV, una sfilata di deputate annuncia di aver elaborato un progetto unitario. Il partito si presenta nel suo nucleo d’acciaio: Alessandra Mussolini di AN, Giovanna Melandri, progressista, Carla Mazzuca del Patto Segni, Rita Comiso di Rifondazione Comunista, Tina Lagostena Bassi di Forza Italia, Rosa Russo Jervolino dei Popolari, le pidiessine Anna Finocchiaro, Alberta De Simone, Carol Beebe Tarantelli, Livia Turco e altre.

Di lì a pochi giorni si aggiungeranno altre ancora e si arriverà al “gruppone” delle 74 sostenitrici della legge-delle-donne. Il testo inizierà il suo iter, con procedura d’urgenza, nella commissione Giustizia con funzione redigente. Vuol dire che il testo che uscirà da quella sede non potrà essere emendato in aula ma solo approvato, o bocciato, articolo per articolo, e poi complessivamente. Bella mossa. Il partito-delle-donne sa che la legge-delle-donne deve partire e procedere blindata. È il modo, per le deputate, di garantirsi la supremazia nella commissione redigente e di assicurarsi che non si verifichino, nel momento in cui il testo andrà in aula, quei tumulti e trabocchetti che sempre, alla fine, hanno insabbiato la riforma del Codice Rocco.

E per affrontare le trappole al Senato, si affideranno a un pressing ben organizzato. Infatti il testo presentato alla stampa il 23 maggio 1995 è quasi uguale a quello che, dopo l’estate, uscirà dalla commissione redigente e che, sei mesi dopo, verrà approvato definitivamente dal Senato. Questo testo, vedremo, susciterà molte perplessità tra deputati e senatori. Qui ve lo presento, nella versione approvata e nei punti essenziali. Senza commenti. Perché li lascio a Maria Virgilio, avvocata in Bologna.

Ovviamente, al primo posto, la collocazione del reato, tra i delitti contro la persona. Poi la definizione del reato e delle pene. La definizione è unica, «atti sessuali» che la vittima è costretta a subire o a compiere. Pena: da cinque a 10 anni. Subspecie della «minore gravità», con la pena diminuita fino a due terzi, ovvero 20 mesi. Questo è il minimo della pena “reale”. Normativa sui minori: la legge-delle-donne prevede la violenza presunta tra ragazzi che non hanno compiuto 14 anni. Poi il Senato porterà l’età a 12 anni, e la legge definitiva dice 13 anni, ma il partner non ne deve avere più di 19. La violenza sui minori è procedibile d’ufficio, mentre quella sulla persona è procedibile a querela, con tempo sei mesi, irrevocabile e con molte eccezioni che prevedono la procedibilità d’ufficio. Stupro di gruppo: da sei a 12 anni. La norma, nella formulazione delle donne, è criminogena. Per tutti i partecipanti, indipendentemente da quello che hanno fatto, è prevista la stessa responsabilità.

Poi al Senato vengono apportati dei distinguo che la Camera conferma. Sono moltissime le garanzie per la tutela delle vittime (minori o no) nel processo, per salvaguardare la loro psiche, l’immagine, eccetera. Tra esse vi è il divieto di «porre domande sulla vita privata e la sessualità della persona offesa se non sono necessarie alla ricostruzione del fatto». Infine, l’obbligo per l’imputato a essere sottoposto ad accertamenti per sospetta trasmissione di malattie sessuali.

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De Bello Fallico. Cronaca di una brutta legge sulla violenza sessuale di Roberta Tatafiore
Collana Millelire
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