De Bello Fallico: insabbiamenti e slittamenti
1980-1981, 1984-1986, 1988-1989: per tre volte il Parlamento ci prova. La legge antistupro che il Parlamento ogni volta si accinge, ma non riesce, ad approvare si differenzia ogni volta in peggio rispetto all’iniziale proposta cosiddetta del movimento. Nel 1980 la deputata comunista Angela Bottari è relatrice, in commissione e poi in aula. Il PCI, inizialmente a favore della querela di parte, cambia posizione sotto la pressione del movimento delle donne (ovvero quella parte del movimento che al partito fa comodo riconoscere).
La legge che arriva in aula contiene infatti la procedibilità d’ufficio. Inoltre prevede l’unificazione del reato e introduce lo stupro di gruppo (fattispecie, come tutti i reati associativi, sommamente invisa ai garantisti, per lo meno fino a che non si tratterà dei reati di mafia). In aula però si scatena l’opposizione della DC e del prode Carlo Casini (Movimento per la Vita): non vuole spostare il titolo del reato. Casini propone che lo stupro sia delitto contro il “pudore”. Il suo emendamento ottiene la maggioranza. La relatrice si dimette. Sinistra e laici fanno blocco e non si arriva a votare un altro emendamento di Casini, sostenuto da democristiani e fascisti (di allora! Di allora! Oggi sono tutti post), che vuole stabilire un nesso esplicito tra pornografia e violenza sessuale.
1984-1986. Angela Bottari ci riprova. Il testo che esce dalla commissione, e che verrà approvato in aula perché la DC si è ammansita, contiene l’orrore del “doppio regime”: procedibilità d’ufficio per lo stupro “di strada”, querela per quello tra coniugi e conviventi. Altra novità è la regolazione della sessualità tra minori, con presunta violenza per i rapporti tra minorenni, più o meno come nel Codice Rocco. Il che scatena reazioni, fuori del Parlamento, in chiunque abbia un briciolo di buon senso. C’è poi una norma, che passa quasi inosservata, che consiste nel reato specifico di «atti sessuali commessi in presenza di minori». Siamo alla regolazione della sessualità tout court.
Come si fa a distinguere quelli che si mettono a scopare davanti a un bambino per “perversione” e quelli che stanno in trenta in una camera e, “normalmente”, scopano davanti ai figli? È il primo segnale di uno slittamento, che sarà sempre più evidente, verso una legge “d’ordine e disciplina”. Verso una torsione sessuofobica: dalla punizione dello stupro al controllo della sessualità. Nel 1986 il testo approda al Senato, dove non si riesce a trovare un accordo. Il senatore Castiglioni, PSI, chiede una «pausa di riflessione». Fine legislatura.
1988-1989. Dal Senato parte l’iniziativa legislativa e il testo viene approvato. Viene eliminato il nefando doppio regime e passa la procedibilità d’ufficio per tutti i casi. Ma quando l’anno dopo la legge arriva alla Camera, c’è un susseguirsi di colpi di scena, dentro e fuori l’aula. Le femministe
oppositrici alla legge, quelle della prima ora, alcune delle quali nel frattempo sono diventate deputate, assieme a molte altre (ad alcune esponenti comuniste, alla redazione di Noi Donne e anche ad alcune donne dell’UDI che hanno cambiato la loro posizione) organizzano una serie di iniziative a favore della querela di parte e contro l’eventuale ripristino del “doppio regime” che sembra profilarsi nel passaggio alla Camera.
La posizione per la querela di parte esce dalla minorità. Tanto è vero che a Montecitorio un numero discreto di deputate radicali, verdi, democristiane e della sinistra indipendente (allora propaggine comunista), e alcuni deputati, si esprimono a favore della querela di parte, sia per lo stupro “in famiglia” che per quello “per strada”. Alla fine la legge che passa alla Camera è un pastrocchio: doppio regime, adolescenti di 13 anni che non possono fare l’amore con un/una coetanea che superi i 18, presunzione di violenza per atti sessuali in carcere e tra handicappati. E per un soffio non passa la connessione pornografia/violenza sessuale perché anche tra i laici e la sinistra c’è qualche conversione sessuofobica. L’emendamento sulla pornografia, infatti, quando il testo di legge si trasferisce al Senato, viene ripristinato. A Palazzo Madama salta il “doppio regime” e il conflitto tra le parti, confusissimo, porta di nuovo al rinvio.
Dal 1989 al 1995 l’iniziativa per la nuova legge contro lo stupro dorme. Sembra narcotizzata sotto i colpi dell’ascesa della Lega e della “rivoluzione” di Mani Pulite.
I post precedenti
- De Bello Fallico. Cronaca di una brutta legge sulla violenza sessuale
- De Bello Fallico: emergenza in salsa femminista
De Bello Fallico. Cronaca di una brutta legge sulla violenza sessuale di Roberta Tatafiore
Collana Millelire
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