Assalto alla Diaz: la storia del luglio dalle voci del processo

Assalto alla DiazQuesto libro è la ricostruzione di quanto è avvenuto all’interno della scuola Diaz attraverso la requisitoria dei pubblici ministeri Francesco Cardona Albini ed Enrico Zucca e le motivazioni della sentenza del giudice Gabrio Barone. L’intenzione è di non lasciarmi trasportare dall’emotività, ma di riportare tre anni di udienze e la conclusione del tribunale. Quella descritta nelle pagine che seguono non è tutta la polizia. Non è quella polizia dentro la quale lavoro da venti anni, quella in cui credo.

Vi saranno riportate numerose deposizioni. Per la loro lettura è bene tenere presente quanto il presidente della Ia sezione del Tribunale di Genova scrive al riguardo:

Per una corretta valutazione delle deposizioni assunte deve in primo luogo tenersi presente che, come è noto, i testi sono di norma, anche inconsciamente ed in perfetta buona fede, portati a ricordare, riferire, sottolineare ed anche ampliare, prevalentemente i fatti e le circostanze favorevoli ai loro amici, conoscenti, colleghi o affini ideologicamente e che con il trascorrere del tempo tale situazione si cristallizza sempre più, determinando spesso la convinzione di aver assistito esclusivamente a tali fatti.

Le trascrizioni delle deposizioni dei testi sono state riportate esattamente nella forma originale.

È buio, quasi mezzanotte, quando dal fondo di via Cesare Battisti si sentono arrivare dei rumori. Rumori insoliti. Un uomo è in strada, dentro la scuola fa troppo caldo, d’altra parte siamo in luglio, in Italia. Forse, pensa l’uomo, è meglio l’estate inglese. Il rumore si avvicina, sembra quello di una marcia, l’uomo guarda verso la fine della strada e vede una colonna di persone. No, non sono semplici persone, sono poliziotti. L’istinto gli fa gridare all’amico accanto di scappare, ma lui non ci riesce, viene travolto.

Una delle cose che mi ricordo è che stavo urlando “Stampa, press, giornalista” e un poliziotto mi ha ‘svolazzato’ il manganello. “Tu non sei un giornalista, sei un black-bloc e noi ammazzeremo il blackbloc,” ha detto questo in inglese. Ero scioccato e sapevo che a questo punto avevo un po’ di problemi, avrei avuto un po’ di problemi. Mi picchiavano da tutte le parti, ma sono riuscito a rimanere in piedi finché non sono stato caricato da circa quattro poliziotti con gli scudi, poi mi hanno respinto indietro verso il muro della scuola Diaz.

Ero in mezzo alla strada. Il primo attacco, prima che fossi spinto verso il muro, è durato circa due o tre minuti. A quel punto stavo cercando di vedere se riuscivo a correre verso il lato sud della strada, ma non c’era nessun modo per fuggire. Quando sono stato spinto verso il muro, [l’agente, N.d.A.] ha cominciato a darmi manganellate sulle ginocchia e poi sono collassato, sono crollato. A quel punto ho notato quanti poliziotti c’erano per la strada, sembrava che ce ne fossero circa duecento, e a quel punto temevo per la mia vita. Mi chiedevo se sarei sopravvissuto a tutto questo. Per circa due o tre minuti sono rimasto sdraiato lì, i poliziotti non mi hanno identificato né mi hanno detto che sarei stato arrestato. Ho visto anche molte persone in divisa che mi correvano davanti […].

Alcuni sono andati nella Diaz-Pascoli e altri hanno formato come una barriera di controllo sul lato sud della strada. Mi ricordo che un poliziotto si è staccato dalla fila laterale, me lo ricordo particolarmente perché mi ha dato un colpo alla spina dorsale. Al secondo calcio rimasi agganciato al suo piede, buttato per aria e cacciato in strada. Poi tutti gli altri agenti che mi erano intorno hanno cominciato a fare lo stesso e a quel punto otto costole sul lato sinistro si sono rotte così come una mano.

C’era molto rumore, però una delle cose che mi ricordo in particolare è che i poliziotti ridevano e mi sembrava di essere trattato come un pallone da calcio a cui ognuno, a turno, doveva tirare una pedata. Sono andati avanti così per due, tre, quattro minuti. Mi sembrava di lottare per la mia vita. Perdevo molto sangue e non riuscivo a respirare.

Poi sono stato afferrato da dietro, qualcuno mi ha preso per il colletto e mi ha trascinato nel punto in cui era iniziato tutto con le manganellate sulle
ginocchia. Sentivo un agente urlare qualcosa ai colleghi. Intanto mi ha preso il polso per sentire il ritmo delle pulsazioni e ho avuto l’impressione volesse evitare che fossi aggredito di nuovo. Non riuscivo a vederlo in faccia questo ufficiale e non so per quanto tempo è rimasto lì, presumo che a un certo punto se ne sia andato.

Assalto alla Diaz. Polizia e G8 – L’irruzione del 2001 ricostruita attraverso le voci del processo di Genova di Simona Mammano
Collana Senza Finzione
204 pagine
ISBN: 978-88-6222-080-4

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