Cinema e 1001 battute: di questa classifica francamente me ne infischio

Il cinema in 1001 battute– …era in un film, di quella ranocchia della Bette Davis. Uno dei soliti pol-
pettoni della Warner Bros!
– Martha, come pretendi che mi ricordi tutti i film della Warner Bros?
– Nessuno ti chiede di ricordarti tutti quegli schifosi film. Solo uno tra i tanti polpettoni, nient’altro!
(Elizabeth Taylor / Martha e Richard Burton / George in Chi ha paura di Virginia Woolf)

L’idea di questa antologia è nata dopo aver preso visione della scelta delle 100 battute più memorabili operata nel 2005 da oltre 1.500 cinefili americani su invito dell’associazione AFI (American Film Institute) – critici, artisti, o a qualsiasi titolo storici del cinema – qui riproposte nella prima sezione. Al primo posto si è classificata “Francamente, mia cara, me ne infischio” (Frankly, my dear, I don’t give a damn), detta da Clark Gable / Rhett Butler in Via col vento (1939). Fin qui, tutto bene.

Al secondo e al terzo posto sono state votate due battute pronunciate da Marlon Brando in due diversi film: “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare” del mitico don Vito Corleone ne Il padrino (1972) e: “Non capisci! Potrei avere classe, potrei essere competitivo. Avrei potuto essere qualcuno, invece di un coglione, che è quello che sono”, una frase di Terry Malloy, in Fronte del porto (1954). Qui cominciano le perplessità.

A conferma che ogni scelta rimane opinabile e personale, tra le cento battute elette dalla critica americana – solo pellicole statunitensi, peraltro – sono numerose quelle che sollevano punti interrogativi. Certo non poteva mancare “Adrianaaaa!” di Rocky (solo ottantesima) né “E.T. telefono casa” (quindicesima). Ma che dire dell’undicesimo posto di “Quello che abbiamo ottenuto è la fine della comunicazione” (Strother Martin) di Nick Mano Fredda, (1967) o della presenza invadente nella classifica de Il mago di Oz (1939), con ben tre citazioni?

Inoltre, 56 battute su 100 appartengono a pellicole antecedenti gli anni ’70, mentre solamente 11 a film girati negli ultimi vent’anni. L’impressione complessiva che si ricava è di una preferenza per il cinema ‘storico’. Ebbene, questa antologia pecca consapevolmente nella direzione opposta. Benvenuti, tempi moderni!

Mi ha sorpreso (posso dirlo? scandalizzato!) anche il fatto che tra le cento battute votate dai critici non ce ne fosse nemmeno una tratta da Frankenstein Junior (1974). E che Woody Allen comparisse solo con una battuta (55°) in bocca a Diane Keaton, individuata tra le meno significative di quel capolavoro che è Io e Annie (1977). Certo, potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere…

È stata privilegiata la brevità, ci si è volutamente indirizzati verso il motto: quella che gli americani hanno identificato come catch-frase, la frase memorabile destinata a stamparsi nella memoria dello spettatore. “Bond. James Bond” (ventiduesimo posto) e “Un Martini. Agitato, non mescolato” (novantesimo posto) del più indimenticabile agente segreto sono due esempi significativi. Con questo parametro si è però rinunciato ad attingere ad altre battute ugualmente degne di essere ricordate, anche se superano la rigorosa brevità del motto. Io di questa classifica francamente me ne infischio.

Il cinema in 1001 battute di Alessandro Paronuzzi
Fuori collana
240 pagine
ISBN: 978-88-6222-079-8

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