Lo specchio del calligrafo: in principio

Lo specchio del calligrafo di Shan SaEravamo cinque bambini chiusi in una grande aula. Il vecchio Maestro Zhan m’intrigò con la sua barbetta grigia e l’accento del sud. Quando srotolò davanti a noi la carta di riso, la Cina moderna scomparve. Il primo carattere disegnato: Eternità. A quanto pare la parola contiene tutti i movimenti del pennello: il punto, il tratto orizzontale, verticale, diagonale, verso sinistra, verso destra, l’uncino. Il maestro diceva che Leonardo da Vinci era diventato un grande pittore disegnando instancabilmente un uovo. Dopo aver scritto per centomila volte Eternità, noi saremmo diventati grandi calligrafi.

La trasmissione del sapere millenario sta in un mormorio, in un incantesimo. I banchi troppo alti ci obbligavano a stare inginocchiati sulla sedia. Avevamo mal di schiena, male alle braccia, crampi all’incavo della mano. All’improvviso spuntava il Maestro Zhan e di sorpresa ci strappava il pennello. Guai a chi non era capace di trattenerlo.

Un tempo, i principi erano anch’essi iniziati alla calligrafia con questo simbolo. Una volta diventati imperatori chiamavano il loro regno “Pace eterna”, “Prosperità eterna”, “Stabilità eterna”, “Gioia eterna”. Il supplizio dell’infanzia si trasformava in fiducia e illusione. Le dinastie sono scomparse ma l’arte dell’ideogramma si perpetua. La Cina rinasce ogni volta che un bambino diventa calligrafo. L’eternità è un fruscio. Al poeta viene lasciato il canto dell’Effimero.




Lo specchio del calligrafo di Shan Sa
Collana Fiabesca
128 pagine
ISBN 978-88-6222-076-7

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