Che Guevara, risvolti di un amore politico proibito
Celebrato come il personaggio più popolare del Novecento, Ernesto Guevara è riuscito ad approdare nel nuovo millennio con tutto il suo fascino, la sua suggestione e il ricchissimo significato politico e sociale. Del guerrigliero argentino è stato detto e scritto tutto e più di tutto: l’infanzia e giovinezza, la famiglia, i suoi amici, gli studi, le passioni sportive, l’impegno politico e la sua avventura a Cuba, la rivoluzione con i barbudos di Fidel Castro, i suoi viaggi intorno al mondo e la sua ultima missione in Bolivia. Infine della tragica morte e del rimpianto dei suoi ammiratori sparsi in tutto il mondo.
Ma davvero è stato detto e scritto tutto su di lui? Esistono zone d’ombra del guerrigliero argentino? Per molti anni la sua vita e la sua morte sono state raccontate soltanto nel tentativo di esaltarne il mito. Ma non è tutto. Anche la passione per il Che nasconde angoli non ancora esplorati. Fatti veri mai detti, neppure accennati. Non era possibile, non era soprattutto ‘conveniente’ indagare, andare oltre i luoghi comuni, oltre le cose già dette e ripetute. Troppe le certezze, troppe le verità esclusive, e troppe anche le tesi scolpite nel granito.
Esiste un altro aspetto dell’amore per Ernesto Guevara non del tutto inedito, però mai diffuso. L’amore a destra, quello dei giovani nazional-rivoluzionari, i fascisti rossi, che amavano il Che ancor prima della sua morte e che per loro è diventato mito e simbolo a partire dal ’68. Un amore di cui mai è stato scritto, mai riferito, mai detto, se non nei gruppi e nei circoli della destra radicale. La passione per Guevara a destra è un’eresia, una provocazione, un’appropriazione indebita mai perdonata.
Questo libro fa luce su una delle zone d’ombra del Che, l’amore dell’estrema destra internazionale per lui, attraverso un’inchiesta giornalistica alla vecchia maniera, scritta soltanto per scoprire la verità, fosse anche molto scomoda. È un racconto popolato di personaggi, documentazioni, fatti, film, libri e canzoni, che testimoniano un amore per il Che sbocciato a destra tanti anni fa, ancora prima della sua morte e prima dell’esplosione del ’68.
La scoperta dell’esistenza di una passione della destra radicale per il Che è stata occasionale, ma non casuale. Durante la difficile, quasi impossibile ricerca di testimonianze e documenti presso gli archivi di giornali e televisioni, biblioteche e lo sconfinato spazio del web, alla ricerca di spunti e suggerimenti per una inedita interpretazione della vita e della morte di Ernesto Guevara nel giorno della ricorrenza del quarantennale della sua uccisione, il 9 ottobre 2007, ecco apparire una lettera d’amore per il Comandante tanto appassionata quanto imprevedibile scritta da un ideologo di estrema destra, Gabriele Adinolfi, fondatore con altri due amici di Terza Posizione, uno dei movimenti più attivi nel panorama del neofascismo militante.
Pubblicata da alcuni siti della destra rivoluzionaria con il titolo: “Lotta e Vittoria, Comandante!”, e il sottotitolo: “Quarant’anni fa veniva ucciso Che Guevara. Perché da fascista lo onoro”, aveva subito fatto il giro dei blog della galassia nera. Dopo aver ricordato le “tante simpatie per il Che tra coloro che la stupida logica degli schemi vedeva come i suoi avversari”, da Jean Thiriart, fondatore di “Jeune Europe” e del Partito nazionale europeo che avrebbe schierato volontari in Palestina, al generale Juan Perón, al Caudillo Francisco Franco fino a Jean Cau autore di sensibilità nazionalsocialista di Une passion pour Che Guevara, la lettera proseguiva:
Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei illustri predecessori e sentirmi per questo molto più fascista dei fascisti che lo denigrano. Ma non sarebbe sufficiente né corretto. Non lo voglio onorare solo perché i migliori fascisti lo onorarono, ma perché lo merita di per sé… Il Che si batteva per liberare il suo continente dall’occupazione americana, dall’oppressione oligarchica e dalle ingiustizie…
La scoperta era troppo ghiotta per non prenderla in considerazione. Anche perché, sembrava evidente, quella lettera non poteva rappresentare una iniziativa isolata, un fatto episodico, un’idea impulsiva.
Questo libro racconta le inattese rivelazioni sul Che amato dalla destra radicale partendo da quattro fatti noti, ma sempre rimossi dalla cronaca e dalla storia. Un mese dopo la morte del Che, due autori del Bagaglino, il cabaret romano “spudoratamente di destra”, avevano scritto una ballata in onore del Che. Nel 1968 fu girato il primo film sulla vita e la morte di Guevara con soggetto e sceneggiatura di Adriano Bolzoni, reduce di Salò. Il primo marzo del ’68 studenti di estrema destra avevano partecipato assieme a quelli dell’estrema sinistra agli scontri di Valle Giulia, inneggiando tutti insieme a Ernesto Guevara. Dieci anni dopo, a Parigi, veniva pubblicato Une Passion pour Che Guevara di Jean Cau, ex segretario di Jean-Paul Sartre, convertitosi all’estrema destra. Il Che come il Cristo deposto del Mantegna, esaltato come “il sacerdote laico, il gesuita ribelle della religione rivoluzionaria, un altro Cristo”, infiammò i cuori dei giovani neofascisti di tutta Europa.
Da allora, con qualche defezione e con alcune resistenze, il Che marxista e leninista, il rivoluzionario più rosso degli anni Sessanta, vessillo della gioventù contestatrice, idolo e immagine della rivolta dei deboli contro i potenti, è adottato dalla destra estrema, quella che ama definirsi nazionalrivoluzionaria e anche rossa, che ha dichiarato guerra agli Stati Uniti ancora prima del Vietnam e proclama a voce alta la sua solidarietà alla Palestina contro Israele, che sta dalla parte dei tibetani, dei Karen ribelli di Birmania, e di tutti i popoli “angariati e oppressi”.
Alla ricerca dell’inedita passione a destra per il Che, si scoprono sorprendenti verità. Gli amici del Che, a destra, sono tanti, distribuiti in una miriade di sigle, rivendicazioni, simboli, nostalgie di ogni epoca e di ogni tempo. Un Che Guevara bipartisan non piacerà a tutti. Non sarà accettato soprattutto dagli affezionati alle barriere, da chi non sa fare a meno di steccati e muri ideologici. Questo libro li porrà di fronte a una realtà diversa da quella precostituita. Forse ne prenderanno almeno atto, e sarà già un grandissimo risultato.
L’altro Che. Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante di Mario La Ferla
Collana Eretica Speciale
216 pagine
ISBN 978-88-6222-075-0
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3 commenti to “Che Guevara, risvolti di un amore politico proibito”
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Avanti col revisionismo. Questo è un gran bel testo da presentare a CasaPound. Da circa una decina d’anni la Resistenza è gradualmente diventata un movimento terrorista, i partigiani dei volgari grassatori, dei rubagalline. Ma lo sapevate che Gramsci ha fondato Forza Nuova nel 1921? E che Silone fosse lo scrivano del duce, lo sapevate? Complimenti a SA che ha capito che questa società ha virato completamente a destra e si adegua. Che nausea, come avrebbe detto Sartre (un fascio, naturalmente)
Concordo in pieno con quanto detto da Barbara X.
Sono reduce dalla visione del bellissimo dittico di Soderberg e non sento il bisogno di una svolta revisionista (l’ennesima) mascherata da insulso scoop. Se voglio leggere qualcosa sul Che (ri)prendo in mano la biografia di Taibo II o me lo ascolto direttamente su youtube (sempre sia lodato). Abramo Lincoln diceva che la verità si può nascondere, ma non all’infinito.
Noi resisteremo in nome della memoria di ciò che è stato il passato e di ciò che vorremmo che fosse il futuro, resisteremo sempre anche nel nome del Che.
Hasta siempre Comandante.
Grazie Ilaria, non pensavo mai di trovare qualcuno in questi tempi e in questo blog che “concordasse in pieno con quanto detto da me”. E’ evidente che SA sta ambiguamente strizzando l’occhio a certe posizioni, cercando di “essere alla moda”; oggi è tristemente alla moda essere di estrema destra e in molti si adeguano, dimenticando gli orrori perpetrati dai padri degli attuali militanti di forza nuova, casapound, ecc.