Voglia di radio libere, dalla Resistenza alla ricostruzione
EIAR significa incremento per quantità e qualità della programmazione, anche a fronte di una più larga diffusione degli apparecchi, nei luoghi pubblici fino alle fasce rurali. Senza dimenticare il ruolo della Radio Vaticana, stazione della Santa Sede e formalmente estera, nata nel 1931, l’EIAR resta l’ente monopolista anche negli anni Quaranta, quando la polizia compila rapporti sulla proliferazione di antenne clandestine per l’ascolto di voci straniere. Si tratta di Radio Londra, britannica ma in lingua italiana, la voce non fascista più rilevante, e delle comuniste Radio Mosca e Radio Milano Libertà, che trasmettono dall’Urss. In quest’ultimo gradino di discesa del regime, l’ente radiofonico pratica con il massimo sforzo la propaganda.
La Seconda guerra mondiale devasta il Paese e la sua radio, aprendo un intervallo di parziale liberazione, inteso come rinnovamento, subito prima della RAI. Le emittenti della Resistenza italiana sono piccole e diffuse sia in ambito nazifascista che tra le forze partigiane e alleate. Si trovano nella condizione di dover gestire una comunicazione radiofonica condizionata, sperimentale ma paradossalmente, in qualche caso, innovativa. Mentre i nazisti spostano al Nord il controllo EIAR, tra il 1942 e il 1945 nascono diverse stazioni emittenti con portata limitata. Dall’isola al “continente” c’è l’insigne Radio Sardegna, tra le principali della Liberazione; da Monaco propaga la radio della Repubblica sociale italiana; a Milano nasce la filofascista Radio Falco, indi Radio Tevere, che si finge voce non del regime repubblichino ma di antifascisti delusi, per dichiarare di trasmettere dall’estero disinformando con carattere parodistico e scanzonato il pubblico, in opposizione al clima di favore instaurato da partigiani ed esercito angloamericano. E ancora, nascono Radio Fante e Radio Soldato, entrambe dei nazifascisti.
Nel biellese ci sono Radio Baita, con un’originale posizione critica verso il nazifascismo e soprattutto contro il movimento partigiano, e Radio Libertà, voce dei “veri partigiani”, ricordata come longeva e molto più strutturata. Negli studi di Bari, miracolosamente scampati ai danni bellici, per iniziativa degli antifascisti dell’EIAR assume una certa importanza Radio Bari. Quest’ultima, in un momento storico così travagliato, registra una realtà ancor più interessante assumendo i tratti per essere definita “antesignana delle radio libere”. Senza stabilire graduatorie da primati, per cui sia o meno la prima o la più libera voce dell’Italia liberata, eppure, senza dimenticare il valore di altre stazioni e l’unicità delle relative glorie e vicissitudini, è giusta una riflessione.
L’8 settembre 1943 la firma dell’armistizio è il capitolo finale del Secondo conflitto mondiale. Alcune radio locali sono in mano a fascisti e a tedeschi, per le altre è in atto una durissima repressione, fino alla pena di morte per la detenzione di apparecchiature trasmittenti.
Radio Bari, salvata dalle distruzioni naziste, trasmette il proclama di Vittorio Emanuele III che dà una sua spiegazione all’armistizio, diffonde le prime notizie relative alla situazione del Regno del Sud e informa sulla resistenza contro il nazifascismo. La sperimentazione, dalla più moderna maniera di fare informazione all’intrattenimento, ne fa un laboratorio politico e culturale che suscita sorpresa e ammirazione. È un’emittente ricca di significato con un’ampiezza di palinsesti e con un numero di persone senza eguali coinvolte a vario titolo. Vi prestano attività tecnici, annunciatori, giornalisti, registi, commentatori politici, musicisti, cantanti e attori. Sebbene sotto il controllo alleato, con trasmissioni in lingua straniera, è una radio “aperta”, stimolante, moderna, rivolta a un pubblico politicizzato ma anche desideroso di una compagnia.
Per indicare un innovativo elemento di evasione, va ricordata di sera Dal telefono al microfono, antesignana trasmissione di musica a richiesta in diretta. Mentre altre stazioni, come RADIO PALERMO, RADIO NAPOLI o RADIO ROMA, che cominciano a trasmettere man mano che gli alleati si spostano verso Nord, sono strumenti di propaganda sotto il pesante controllo angloamericano, quella barese è una voce con ampia libertà di manovra11. Anticipa uno svecchiamento dell’offerta paragonabile a una delle tante radio libere che saranno protagoniste una trentina di anni dopo.
Con la dissoluzione del regime fascista e l’imminente fine della guerra, l’ente concessionario della radiofonia statale raggiunge il capolinea per essere rifondato. Nel 1944 l’EIAR muta in Radio Audizioni Italia, RAI.
Il 25 aprile 1945 la Liberazione. L’Italia può ricostruire un futuro di speranze e di democrazia. In questo momento di transizione, anche per la RAI, si inserisce un’altra piccola storia incastonata nel lungo percorso verso l’epopea della radiofonia libera degli anni Settanta.
Alla fine dell’anno 1945, a Ferrara iniziano alcuni processi politici agli esponenti del regime fascista. Nell’aprile 1946 un fascicolo a carico di un gerarca fascista è l’occasione per un radioamatore, Franco Moretti, per chiedere alle autorità di installare una stazione radio nei locali del tribunale e permettere al pubblico di seguire le fasi processuali. La radio viene installata per le sole trasmissioni delle udienze, dando modo ai cittadini che non sarebbero potuti entrare nell’aula del tribunale di seguire le fasi del dibattimento, fino alla sentenza. La stazione, denominata Radio Ferrara, che trasmette in onda media sui 230 metri Am, con la potenza di 100 watt è costruita con materiale tecnico di apparati militari abbandonati da tedeschi in fuga, sull’argine del Po a Guardia Ferrarese. La responsabilità legale, in violazione del monopolio pubblico RAI, viene assunta dal prefetto di Ferrara, dottor Hirsh. La piccola radio è demolita alla fine del processo. La parte burocratica termina con la firma dello stesso Moretti di un verbale di 14 pagine sottoscritto dal comandante dei carabinieri e da alcuni delegati della RAI. Finisce così la storia di RADIO FERRARA, che dà a Moretti la grande soddisfazione di aver creato, senza scopo di lucro, un pubblico servizio, a dimostrazione che i radioamatori e il mezzo possono essere utili alla comunità.
Libere! L’epopea delle radio italiane degli anni ‘70 di Stefano Dark
Collana Sconcerto - Nuova Serie
208 pagine
ISBN: 978-88-6222-071-2
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