L’informazione fai-da-te

Va ora in onda TeleGelmini per gli ingenui che vorranno sintonizzarsi su YouTube e seguire le esternazioni della ministra dell’Istruzione. Eh, sì, la ministra farà concorrenza ai vari Floris, Santoro, Vespa. Neanche tanto tempo fa, c’era un tizio che si affacciava al balcone, arringava alle folle, mandava “pizzini” ai giornali (leggete a tal proposito Le veline di Mussolini a cura di Giancarlo Ottaviani per Stampa Alternativa) per orientare l’informazione, piegandola ai suoi desiderata. Siccome oggi i balconi -come i soffitti delle scuole, del resto - crollano, meglio affidarsi alla Rete. Ci si affaccia in internet per far passare le informazioni che altri – quegli “scassacabasisi” dei giornalisti, ad esempio – tenderebbero a interpretare a modo loro. La mediazione giornalistica non va più di moda, evviva l’autarchia!

Le veline di Mussolini - Le espressioni 'occhi bellissimi' sono eccessive e bisogna evitarle - A cura di Giancarlo OttavianiUn’altra ministra del governo Berlusconi, l’effervescente Giorgia Meloni, ha scelto invece di inaugurare la sua “Radio Gioventù”, con trasmissioni da scaricare in podcast sul sito del dicastero, che verranno date gratuitamente alle radio che ne facessero richiesta. Finita l’era dei giornalisti cani da guardia del potere: se come è vero la politica si fa sempre più sui mezzi di comunicazione e sempre meno nelle sezioni di partito, tanto vale attrezzarsi. Anni e anni di Bagaglino, coi politici pronti a prendere le torte in faccia, a sguitteggiare per gli applausi; decenni di “Porta a porta”, tra risotti e botte prese e date; dopo le trasmutazioni di Irene Pivetti e il reimpiego mediatico di Claudio Martelli, i politici possono rinunciare a lacché e reggi-microfoni, figuriamoci a mastini tipo Santoro, Gabanelli, Annunziata, Forbice…
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Come risparmiare soldi in cucina con il bio

Le eco-conserve di GeltrudeFra i salutari eco-propositi per l’anno nuovo 2009 eccone uno che offre anche un’insospettata possibilità di risparmio economico e al tempo stesso ci permette di evitare il benché minimo spreco alimentare: cucinare con prodotti da agricoltura biologica, o biodinamica, o ecologica comunque. Certificata; ma anche non certificata, se si conosce il produttore.

I vantaggi del consumar bio in termini di ambiente, clima, biodiversità, salute sono ben noti; non è il caso di soffermarvisi. Ma perché e a quali condizioni si può dire che cucinando bio si risparmia in euro più che comprando scatolame al discount, e non si contribuisce a gettar via quegli 1,5 milioni di tonnellate di cibo all’anno (dal piatto o dalla cucina o dal negozio), triste primato italico? I due bei risultati sono intrecciati. Ecco come.

1. Da chi e come comprare. Si arriva a spendere per il bio la stessa cifra che per il convenzionale se si raggiungono direttamente i produttori attraverso gli ormai famosi Gas - gruppi d’acquisto solidale (www.retegas.org). E se il Gas è anche preveggente e programma il fabbisogno medio della stagione, eviterà anche al produttore di piantare o seminare troppo con conseguente perdita del prodotto in eccesso nei picchi produttivi.

2. Comprare materie prime per conservare. Poi si risparmia comprando bio se si acquistano le materie prime. Sono in effetti i trasformati bio a costare un occhio della testa. E allora, meglio comprar frutta anziché confetture pronte, e meglio scegliere ortaggi anziché conserve salate, dalla passata in avanti. Basterà lavorare di pentole e mestoli due giorni all’anno per farsi la provvista di vasetti, magari aiutati dalle semplici ricette del manuale Le eco conserve di Geltrude, Stampa Alternativa; che suggerisce anche diverse ricette di essiccazione solare. Oltre al risparmio economico, comprare per conservare evita perdite di prodotto nelle settimane di abbondanza, quando l’agricoltore ha magari difficoltà a evacuare il prodotto. Facendo in casa le conserve da materie prime bio, inoltre, useremo olio extravergine buono per la scarpetta, evitando di dover buttare l’olio scadente delle conserve industriali non bio. (Far le conserve dolci e salate in casa, inoltre, risparmia giri di camion fra i campi e le fabbriche trasformatrici, ed evita molti imballaggi perché i vasetti e bottiglie di vetro si riusano in casa previa sterilizzazione l’anno dopo).
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Storie di sovversivi, migranti ed erranti sottratti alla polvere / 4

Potassa: storie di sovversivi, migranti, erranti, sottratti alla polvere degli archiviDi certo non ho mai cercato eroi, ma i protagonisti della letteratura e i personaggi della storia mi sembrano soldi di cacio. Napoleone, Churchill, gli Oriazi e i Curiazi… Gente che è esistita solo nei sussidiari scolastici. Non parliamo poi dei campioni della mitologia.Voi mi direte: ma la rabbia del pelide Achille? Ed io vi rispondo con l’incazzatura dello scarlinese Angiolino Bartolommei, che di fronte ad un prete che gli propose di vendere i suoi amici lui, cuore adamantino, offeso nel suo intimo candore, rispose a rivoltellate.Vi entusiasmate per le avventure di Castore e Polluce? Non avete mai visto in azione i fratelli Ancarani di Grosseto, che ai primi del secolo ne fecero di fatiche: Ettore che nel 1906 ai ponti di Badia, presso il padule di Castiglione, tronchicciò due gosti che si permettevano impunemente di sventolare la bandiera sabauda, mentre il fratello Paolino prima massacrò di tonfi una guardia e poi tornò all’ospedale per finire il lavoro… Duri abbastanza?

No, obiettate, non vi piacciono questi bruti. Volete storie bucoliche, volete miti che celebrino la vita agricola, l’onestà del sudore, il duro lavoro dei campi? Eccovi questo geniale seguace di Cerere, un altro Bartolommei, sempre di Scarlino, che al posto delle rape nell’orto sotterrava tubi di dinamite! Dopo questi crostini avete ancora fame di mitologia? Vi servo a puntino. Vi sciacquate ancora la bocca con l’assedio di Troia? E che dire di quello di Grosseto, quando la città fu presa dai fascisti ma i difensori si opposero con l’astuzia, e protetti dal buio, fingendo di essere della stessa razza degli assedianti, lavarono col sangue del nemico l’amaro suolo e nella loro sconfitta seco portarono l’odiato fascista? Altro che miti, altro che eroi, questa gente non esce dai libri: è esistita davvero. E allora: Domenico Marchettini, detto il ricciolo, il Maggiori, il Biancani. Ma anche il prete, il Civilini e l’Innocenti.Tutta gente con mani come badili e fegato grosso così. Gente come Antonio Gamberi, il poeta sovversivo e estemporaneo che inventava stornelli a braccio e che di rima in rima, d’ottava in ottava, tra contrasti arresti e scazzi si fece tutte le strade da Tatti a Bruxelles; gente come Chiarone Mori, che visse dodici anni latitante nella macchia, ricercato dai carabinieri, e che mai si perse le feste in paese. Gente come Umberto Lanciotti. Insomma, che dire di loro? Ovviamente, che in pubblico non erano oggetto di stima, ma erano temuti.
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PugliaLive.net racconta “Canta che non ti passa” di Alessio Lega

Canta che non ti passa. Storie e canzoni di autori in rivolta francesi, ispanici e slavi di Alessio LegaTrentadue ritratti d’autore (con la prefazione di Enrico de Angelis) per una storia mondiale della canzone poetica e sociale e dei suoi interpreti, spesso boicottati dall’industria discografica e poco noti al grande pubblico. Una storia riletta e scritta da alessio lega, erede dei cantautori anarchici che hanno segnato con la loro presenza la cultura del nostro tempo. Ferré, Moustaki, Brel, Brassens, Vian, Ferrer, Pagani, Desjardins, Renaud, Yupanqui e molti altri sono i protagonisti indimenticabili di un’epoca della musica. Nessuno come loro ha saputo coniugare anarchia, libertà e amore.

Il cd allegato, che è valso ad Alessio Lega la finale al Premio Tenco, è un’inedita antologia musicale arrangiata dal contrabbassista Roberto Bartoli, tradotta e interpretata in italiano da Alessio Lega, con le canzoni di: Brassens, Llach, Leprest, Bruant, Fanon, Tachan, Perret, Laffaille, Gainsbourg, Okudzava, Utgé-Royo, Moustaki, Kryl, Vysotskij, Branco, Nohavica, Ferré.

Alessio Lega parte da lontano. Nell’anno di pubblicazione di questo volume, noi celebriamo in casa nostra i 50 anni dalla nascita del Cantacronache, dei testi in musica di Calvino e Fortini, delle “canzoni della mala” di Strehler e Fo, e ci sembra passato tanto tempo. Ma Alessio ci ricorda che in Francia la canzone sociale, la “canzone realista”, la canzone socialista e anarchica passano già dall’Ottocento e dal primo Novecento, e che già allora nei cabaret si metteva in musica Verlaine. Gaston Couté era una specie di Rimbaud della canzone, Jules Jouy scriveva un testo al giorno e fu vinto dalla follia.
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Quei pentiti dalle parole basate sul niente

Pentiti di niente di Antonella BeccariaÈ appena uscito un libro importante, Pentiti di niente (Stampa Alternativa), di Antonella Beccaria, giornalista tra le più preparate, attenta indagatrice dei tanti misteri che tuttora costellano la storia recente del nostro Paese. Il libro, il cui sottotitolo non a caso recita “Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto collaboratore di giustizia”, ricostruisce una vicenda complessa, sia sotto il profilo meramente ricostruttivo, che per le implicazioni che ha comportato in campi delicati e discussi, quali la gestione dei pentiti e, tema se possibile anche più spinoso, i rapporti tra potere giudiziario, politico e lotta al terrorismo. Per l’occasione, Milano Nera ha a sua volta indagato sul making of del libro e sulle motivazioni che hanno spinto la sua autrice a scriverlo. Per farlo, ci siamo avvalsi del nostro strumento poliziesco preferito, l’interrogatorio, anzi l’intervista.

Il lavoro di preparazione che si intuisce dietro la tua opera è imponente: quanto tempo ti ha richiesto l’intero lavoro?

Il progetto ha beneficiato di testi e documenti studiati prima di iniziare a raccontare questa vicenda. Una volta avuto però il materiale giudiziario direi che il tutto ha richiesto un anno circa: il lavoro principale è stato ricostruire le diverse versioni che vengono rese via via nel tempo dalle persone coinvolte nel sequestro e nell’omicidio di Carlo Saronio e individuare i contatti interni ed esterni.

Il libro è percorso da una tensione da romanzo hard-boiled: ho la sensazione che la storia del “mentitore costituzionale” Carlo Fioroni ti abbia davvero preso…
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Tornando da Gerusalemme

Israel - Palestina, foto di Brocco LeeIl Natale, è quello che ci si porta dentro. Attraversando le strade di Gerusalemme, la sera della viglia. Le luci di Gerusalemme sembrano fare parte tutte dello stesso presepe. Le mille e mille candele accese della festa di Hannukah, la festa delle luci, che ogni anno di questi tempi ricorda la rivolta dei Maccabei, nel Quartiere Ebraico della Città Vecchia. Che, solo a un passo, sul confine del Quartiere Armeno, diventano le luci di un abete decorato, che si affaccia nel riquadro di una finestra, al primo piano. Già a ridosso del Quartiere Cristiano, dove le luci sono i festoni di lampadine sospesi fra un muro e l’altro, e dondolano al vento. Le preghiere del Natale, appartengono alle chiese, il giorno di Natale, e il giorno dopo ancora.

Ma la preghiera che ci si porta dentro, tornando, è quella che sale dalle moschee, e rompe la notte del giorno dopo ancora. Quando l’attacco a Gaza trasforma il Natale in un inimmaginabile strazio. Quella preghiera nella notte è un urlo. E fa paura. Ma quale paura, e per chi e per cosa? Svegliandosi la mattina, quando già le notizie sui bombardamenti su Gaza parlano di cento, duecento morti, ci sono soldati dappertutto. A presidiare la città. Li vediamo lì, di fronte alla Porta di Damasco, sul limite del Quartiere Musulmano. C’è una strana aria. Di tremore che contagia. Per quello che a quel punto, si pensa, in qualsiasi momento può accadere.
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Storie di sovversivi, migranti ed erranti sottratti alla polvere / 3

Potassa: storie di sovversivi, migranti, erranti, sottratti alla polvere degli archiviBuenos Aires, 25 giugno 1930 oggetto: rapina alla compagnia di autobus “La central” Il 20 corrente in pieno giorno, e in un’arteria delle più frequentate di questa capitale, veniva consumata ad opera di sei sconosciuti un’audacissima rapina in danno dell’amministrazione in oggetto indicata. Gli assaltanti, penetrati nei locali dell’Amministrazione con le rivoltelle in pugno, immobilizzavano il personale di amministrazione, riuscendo ad asportare 25.000 pesos in contanti. In seguito ad indagini la locale polizia la scorsa notte riusciva ad arrestare, sequestrando quasi tutta la refurtiva, il noto anarchico Lanciotti Umberto […]. Assieme al Lanciotti si trovavano là altri tre, dei quali due venivano pure arrestati, mentre il terzo, impegnata una brevissima colluttazione con gli agenti, riusciva a scavalcare un finestrino, dandosi a precipitosa fuga.

Nazzicando tra le carte del fascicolo personale di Umberto Lanciotti, all’Archivio Centrale di Stato, è spuntato un carteggio giallastro. Si tratta di alcuni frammenti dalle pagine di un diario a prima vista non ricollegabili con Umberto Lanciotti, scritte da un certo Vito Cincalla. Cincalla, apprendo da una nota del funzionario punzonata sulla prima pagina, sarebbe un italiano emigrato in Argentina, e che in Argentina ha lavorato come poliziotto, un poliziotto con mansioni particolarissime. Colpito da questo breve manoscritto e da alcuni risvolti successivi della vita del Cincalla ho deciso di trascrivere nel mio quaderno questi stralci. Di seguito riporto la prima giornata del diario; più avanti la trascrizione delle pagine più interessanti. Buenos Aires, 20 marzo 1927 Stesse cose, stessa vita. Si continua a travagliare, a guadagnarsi il pane con chistu mestiere, il torturatore, che è poi un mestiere como un altro, è una questione di terrore, non solo dolore e patiri è soprattutto faccenda di paura perché le mie vittime pisciano e sanguinano paura. Questo almeno agli inizi perché poi i minchioni cominciano a fidarsi di me, questi fottuti collaborazionisti si fanno torturare i inarcano il corpo quando sono legati al letto di contenzione i non digo cazzate,solo esperano che prima inizia prima finisce, esperano che la quistione sia più dolce.
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