Storie di sovversivi, migranti ed erranti sottratti alla polvere / 7
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3 marzo 1929 - Guardo la mia Argentina e mi sento triste.noi qui tanta terra con pochi milioni di abitanti con tanta ricchezza che mai si cia dato valore i tutti credono che la Republica Argentina è solamente la città di Buenos Aires,che solo in città i borghi habitano alcuni milioni di persone i esce fuori i ci sono certe parte che camini in macchina un giorno completo i non incontri una persona, qui farebbe bisogno capitale i gente per explottare la inmenza ricchezza, però bene amministrata, in tutto il mondo la unica nazione che explota petrolio è questa che perde denaro,tutti gli altri guadagnano fortune lo stesso passa con la campagna i certe industrie, in questo la carne cià un prezzo carissimo e i signori di grande aziende ammazzano anche le vacche che per tre o cuatro anni ancora possono fare figli. Dopo ci resta la campagna senza animali si guastano i soldi i dopo il governo bisogna aiutarli per comprare un’altra volta vacche, qui farebbe bisogno un governante con la audacia di Mussolini,il coraggio di Balbo e la nobiltà d’animo di Farinacci i en tre anni la Republica Argentina non passase più vergogna. Ma meglio sarebbe finirla con chisti discursi. Mi rassegno i non prolongo.
Nel viaggio verso l’Argentina Umberto Lanciotti era di nuovo imbarcato come clandestino? No, stavolta lavorava a bordo, sottocoperta. Che lavoro faceva? Non te lo so dire… forse uomo di fatica, voi sapè. Che altri lavori aveva fatto? Un po’ di tutto, perlopiù il cameriere e l’autista, qualche volta il meccanico. L’autista era un mestiere che gli era congeniale, perché era un uomo flemmatico, era uno calmo, tranquillo, e questa calma gli era utile in altre situazioni… comunque, tornando a Buenos Aires, lui era arrivato a Buenos Aires nel ‘25, laggiù c’erano gruppi italiani nemici del fascismo, di varia estrazione, uscivano giornali importanti, L’Italia del popolo, ad esempio, c’erano giornali anarchici di lingua spagnola, come “L’Antorcha”, “La Protesta”, c’erano figure di estremo interesse, anche su un piano culturale, basta pensare alla presenza di un uomo con cui lui ha avuto dei contatti ma al quale serbava rancore, vale a dire Diego Abad De Santillan. C’erano gruppi anarchici, c’era Aldo Aguzzi, c’era Severino Di Giovanni.
C’erano Roscigna, Malvicini. E c’era anche, a quello che diceva lui, Ciccio Barbieri. Ciccio Barbieri è l’anarchico che fu assassinato dagli stalinisti a Barcellona nel ‘37, con Berneri? Appunto. Comunque a Buenos Aires, negli ambienti anarchici italiani c’era una for te voglia di fare, non solo attraverso i giornali - molti di loro collaboravano al “Risveglio anarchico” di Bertoni, all’”Adunata dei Refrattari”… ma c’era anche voglia di protestare concretamente, si capisce… era un sentimento di… anche di rivalsa, esprimere la propria ostilità fattiva al fascismo, che cercava in quel periodo di insediarsi saldamente, facendo leva sull’emigrazione. Infatti molti degli emigrati italiani, particolarmente quelli non fuoriusciti per ragioni politiche, erano facili vittime della demagogia. E i fascisti facevano propaganda, attraverso i consolati e l’ambasciata di Buenos Aires, ai quali, per questioni di necessità, talvolta gli emigrati si rivolgevano. Questo spiega anche i numerosi attentati compiuti da Severino e dai suoi amici, tra i quali c’era anche Umberto, contro ambasciata e consolato italiano di Buenos Aires.
Esatto, in questo periodo, oltre ad importanti giornali, quali ad esempio “il Culmine”, redatto da Aldo Aguzzi e Severino Di Giovanni, si pone la questione dell’attività clandestina di questi gruppi. Ci sono attentati, espropri, interventi punitivi nei confronti di fascisti e degli esponenti peggiori della polizia locale. Di queste cose non raccontava molto… lui raccontava che non aveva una fortissima simpatia per Severino Di Giovanni, di cui individuava alcuni tratti fortemente accentratori. Era più orientato verso il gruppo di Miguel Angel Roscigna e Malvicini.
Severino non doveva avere un carattere facile… No, una volta arrivò quasi ad alzare le mani su Aldo Aguzzi, con cui era tra l’altro legatissimo. Umberto raccontava di questo terribile litigio, ma diceva che loro non avevano paura di Severino. Diceva: “Noi non eravamo dei ragazzi…”. Nel libro di Bayer sembra invece il contrario… Così mi disse Umberto… Asaltante peligroso… Dalla direzione di Polizia di Buenos Aires è stato segnalato per l’identificazione l’individuo in oggetto, ritenuto asaltante peligroso di stabilimenti bancari in quella capitale. Mediante indagini fatte praticare dalla questura di Rieti e Ancona, con la scorta delle fotografie, è stato identificato pel noto e pericoloso anarchico Lanciotti Umberto.
Con chi altri aveva rapporti Umberto? Intanto a Buenos Aires ritrova l’amico di sempre, vale a dire Nicola Recchi., che collaborò alle loro attività. Ah, poi era amico con quella figura di spicco che è stato Francesco Barbieri. Barbieri era un feroce donnaiolo… (risate)… aiutato in questo da alcune particolarità anatomiche su cui ogni tanto diver tito Umber to si soffermava… (risate)… perché facevano il bagno nudi alla Plata… raccontava queste cose divertito. Questa polizia ritiene, in base a confidenziale notizia, che il Lanciotti si trovi tuttora in Argentina, e continui a pigliare parte alle gesta criminali […] consumate in questi ultimi anni in Argentina da temibili anarchici di azione in combutta con audaci pregiudicati comuni.
Spesso il nome di Severino Di Giovanni è associato all’episodio della morte di Diego Lopez Arango. Questo era un altro anarchico, un sindacalista, che aveva pubblicato la voce che Severino fosse un agente dei poliziotti. Gli fu più volte chiesto una smentita, ma questi rifiutò ogni volta, e alla fine Di Giovanni lo fece fuori. Questo è un episodio clamoroso, lui ne ha mai parlato? Su certi argomenti come ti ho detto era reticente. Comunque aveva sempre sostenuto su questa faccenda Severino Di Giovanni. C’è una cosa che posso raccontarti. L’episodio della morte di Arango scatenò una sorta di faida tra anarchici di lingua spagnola e quelli di parte italiana. Per ragioni che Umberto non riusciva a spiegarsi, cominciò a correre la voce, a Buenos Aires, che l’uomo che aveva sparato a Diego Lopez Arango fosse stato proprio lui, Umberto. Lui tra l’altro in quel periodo era a Rosario. Ma al ritorno da Rosario, scese con uno spagnolo alla stazione di Buenos Aires (non so quale, se ce ne fosse stata più d’una, comunque era nella capitale). Informati del suo arrivo, erano andati alla stazione alcuni anarchici argentini e spagnoli alla stazione per liquidarlo. Questo glielo raccontò poi ad Ushuaia, in Terra del fuoco, in carcere, proprio uno di questi che dovevano farlo fuori. L’attentato, che doveva vendicare la morte di Lopez Arango, non ebbe luogo perché Umberto aveva una valigia… E quindi? Devi pensare che in più di una occasione gli amici di Umber to, Di Giovanni e gli Scarfò, utilizzavano queste tecniche delle valigie cariche appunto di materiale esplodente, di acidi… ciò li indusse ad evitare di aprire il fuoco contro Umberto in un luogo pieno di gente.
Regia Ambasciata a Buenos Aires 2 marzo 1930 Oggetto: Romani Giuseppe, anarchico. L’individuo, il quale in stato di arresto […] si trovava degente allo ospedale di Rosario, ne è evaso la notte dell’11 febbraio, mercè l’aiuto di alcuni compagni di fede. La polizia ritiene che, data l’audacia con la quale fu inseguita l’evasione, a coadiuvare il Romani siano stati i noti anarchici Di Giovanni Severino, Lanciotti Umberto…
20 marzo 1929 - Sento che sto invecchiando.A volte mi dico, con la voce della experientia:Vito, va bene servire la patria, ma bisogna che tu ci metta meno accanimento, perdio. In fondo è meglio un pensionato vivo che un eroe morto. Claro, io sono un uomo sperto da vero però in la vita di la persona ci sono cinco minuti male per una persona e in quei cinco minuti no es imposible prenderse del piombo nella schiena da uno di questi jihio di perro che si sono messi a sparare. Ho avuto molti generali amici, svariati anni sono stato dentro la casa di governo, poi ho lavorato all’Ordine Social, ho ricevuto felicitazioni i abbracci dal Nunzio Vaticano.Voglio dire: la mia vita è stata la vita di un uomo vicino ai potenti, e mi sono tolto soddisfazioni e forse è ora di ritirarmi e dedicarmi all’orto e all’uva. Coi risparmi d’una vita mi sono comprato un pezzo di terra, anche quest’anno la vendimmia è stata tanto abbundante che il prezzo del vino ha bassato molto, meglio cosi la gente si può embriacare con pochi soldi.
Sembra che in più di una occasione, mentre Marchettini e Maggiori si muovono nell’Alta Maremma, si siano trovati di fronte i carabinieri.Tuttavia i due sovversivi avranno sempre la meglio, per quanto pare che in uno di questi scontri il Marchettini rimanga ferito e sopravviva grazie alle cure del Maggiori. Quando le acque cominciano a farsi troppo pericolose i due decidono di incamminarsi verso la Francia. Secondo quanto ammesso da Gualtiero Bucci in una deposizione resa ai carabinieri - non disdegnando di assumersi il nome di infame - i due fuggitivi decidono di compiere alcuni furti ai danni di ricche fattorie della provincia di Pisa. Si parla anche di altri scontri a fuoco in Liguria, ma le notizie sono scarse e non confermate da documenti d’archivio. Quel che è certo è che entrambi riusciranno a raggiungere la Francia, eludendo ogni ricerca e unendosi alla numerosa e variegata schiera degli esuli dal regime fascista. In Francia ritroveranno anche Albano Innocenti.
Politica del pentimento, diritto dell’infamia. Concetto tipicamente cattolico, quello del pentito. Siamo passati dalla logica dell’interrogatorio a quella della deposizione, ma rimane sempre la struttura del confessionale. Nel primo caso il padre confessore pone le domande, nel secondo, suggerisce le risposte. La dichiarazione dell’anarchico bevitore: Di tutt’altro tenore le dichiarazioni del canuto anarchico Temistocle Coli. Facciamo parlare le cartacce d’archivio. L’anno millenovecentoventidue e questo dì 29 del mese di Luglio alle ore 9 in Grosseto, il Tribunale penale di Grosseto, annunziato dall’Ufficiale Giudiziario di servizio, coll’intervento del Pubblico Ministero rappresentato dal Procuratore del Re e coll’assistenza del Cancelliere sottoscritto, prende posto nella Sala d’Udienza, aperta al pubblico.
In Francia Giuseppe Maggiori ritrova la moglie Maria, scappata da Tatti per altre vie. Le spie dell’OVRA lo tengono d’occhio e inviano molti rapporti su di lui, non sempre attendibili. Secondo queste fonti sembra che il Maggiori sia stato più volte espulso dalla Francia e dal Belgio, che nel 1930 si trovasse a Lille a espiare una pena detentiva per oltraggio, resistenza e violenza ai gendarmi francesi e che nel 1931 fosse cacciato dal Belgio. La prefettura di Grosseto lo include nella lista degli attentatori, una lista organizzata su base provinciale con i nomi dei più pericolosi nemici del regime. In questa lista il Maggiori è in buona compagnia.Tra gli “attentatori” troviamo i nomi di alcuni anarchici (Angiolino Bartolommei di Scarlino, Giovacchino Bianciardi di Montieri, Aggio Simoncini e Settimio Soldi di Gavorrano) insieme a quelli di militanti comunisti (Garibaldo Mannetti di Gavorrano, Pilade Grassini di Roccastrada). Sono del numero Robusto Biancani e Domenico Marchettini. Le forze dell’ordine non trascureranno di inserire il Maggiori nel Bollettino delle ricerche con l’obbligo di arresto nel caso questi si presenti alla frontiera italiana. Ma nel 1942 Maggiori è sempre irreperibile all’estero e c’è chi sostiene che solo nel dopoguerra abbia fatto un breve viaggio in Italia, senza stabilirsi definitivamente. La figlia del Maggiori, Lena, in Francia convive con Albano Innocenti. Anche Innocenti in esilio fa i conti con le espulsioni, i fogli di via, i ricatti sul posto di lavoro. Nel ‘25 subì un processo per falsificazione di documenti civili e venne condannato a cinque anni di detenzione. Ne scontò tre, poi fu depor tato, probabilmente in Germania o in Belgio. Di certo è in Belgio negli anni successivi, dove subisce un grave infortunio sul lavoro che gli causa una convalescenza di sei mesi. Dall’epistolario di una spia:
Lille, 22 gennaio 1932. Ieri l’altro ebbi occasione d’incontrare la signora Quiry la quale mi parlò di un tale Maggiori di cui non seppe specificarmi il nome. Di costui ebbe a parlarmi in modi da farmi pensare essere costui un personaggio veramente importante per l’opera di preparazione di attentati. Lasciai che il discorso su costui si svolgesse in modo da potergliene ancora altra volta chiedere notizie, sì, da poter essere io ufficialmente edotto di costui, dato che anche essa, non conosceva bene le generalità del Maggiori. Lille, 3 febbraio 1933. Anzitutto, tengo ad assicurarLa di avere ricevuto la Sua, con la quale mi si chiede precisazioni sul Maggiori, che per l’accento e per gli anni che costui dimostra, debbo ritenere essere proprio quel tale originario di Grosseto…
Le uscite precedenti
Potassa: storie di sovversivi, migranti, erranti, sottratti alla polvere degli archivi di Alberto Prunetti
Collana Margini
104 pagine
ISBN: 88-7226-828-1
Il libro su Libera Cultura.
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