Abbecedario dello zoofilo: “a” come “abbandono”
Una volta, andando a gettare un sacchetto con la spazzatura, ho trovato dentro un cassonetto un cucciolo nero, assonnato e scarmigliato. Qualcuno l’aveva gettato via come si getta un pezzo di pane avanzato. Forse la madre ne aveva dati alla luce troppi di cuccioli e i padroni non avevano saputo come liberarsene. Fatto sta che l’avevano buttato, mostrando poca generosità o molta stoltaggine, dentro il cassonetto e lui se ne stava lì, in mezzo ai sacchi di plastica dei rifiuti, tremando per il freddo e per la paura, senza sapere che fare. L’ho preso in braccio e lui subito ha tuffato il muso gelato sotto la mia ascella per chiedere soccorso e affetto. Come non dargli cibo e carezze? L’ho chiamato Perduto.Dacia Maraini, Storie di cani per una bambina
Ogni anno in Italia vengono abbandonati oltre 150.000 cani: sono cifre che tutte le estati leggiamo sui giornali, ricavate dal numero dei cani accolti nei canili delle varie regioni e che determinano il fenomeno del randagismo. Sono i cani catturati dal personale addetto, privi di qualsiasi segno di riconoscimento (tatuaggio, medaglietta ma soprattutto microchip) e che nessuno si preoccupa di cercare. Vengono spesso abbandonati – chissà perché – sulle autostrade, dove maggiore è il rischio di un investimento; vengono ancor più vergognosamente abbandonati nei cassonetti dei rifiuti (soprattutto le cucciolate indesiderate); nel migliore dei casi, legati davanti a un canile o un rifugio di qualche associazione protezionistica, magari con un foglio di carta legato attorno al collare, nell’intento di impietosire la persona che troverà l’animale: “Mi chiamo Alfonso, ho quattro anni. Il mio padrone non mi può più tenere: abbi cura di me”.
Molte volte sono cani che si sono allontanati dalla loro abitazione perché mal custoditi, e al cui allontanamento (è giusto parlare di fuga solo nel caso di una vera e propria intenzione di andarsene: il che può anche avvenire, nei casi di maltrattamento) non segue un tentativo di ricerca: perché quel cane in quel contesto era diventato un peso, e la scomparsa viene allora vissuta come un guadagno più che una perdita: anche in questi casi, piuttosto numerosi, è giusto e doveroso parlare di vero e proprio abbandono.
Perché i cani vengono abbandonati? Perché questo crimine viene compiuto con tanta leggerezza? Perché non si intravvedono negli anni indici confortanti di ravvedimento che facciano ben sperare per il futuro? Le ragioni sono molteplici, e più o meno sovrapponibili a quelle per le quali i cani vengono con una maggiore consapevolezza rinunciati. Ignoranza e superficialità le accomunano – e l’attribuzione all’animale di uno scarso ruolo e valore.
Il cane viene percepito come status symbol, come divertente oggetto animato, come essere sì vivente ma non portatore di autentici diritti; è introdotto in famiglia senza la consapevolezza delle esigenze che sottintende come specie, come razza e come individuo. Quando dopo alcuni mesi la relazione si rivela fallimentare, e lo stimolo neotenico si affievolisce (quando cioè il cucciolo diventa adulto, e smarrisce almeno in parte quei tratti fisici – testa e occhi molto grandi rispetto al resto del corpo, lineamenti rotondeggianti – che avevano catturato la nostra sensibilità), l’abbandono o la rinuncia suonano come scelte quasi obbligate. Spesso non c’è neppure un autentico senso di colpa; e l’autore del gesto con molta probabilità qualche anno dopo insisterà con un altro cane, sperando di essere più fortunato!
Se il fenomeno dell’abbandono dei cani è tristemente noto, forse meno conosciuto e considerato è l’abbandono di altri animali domestici: i gatti di casa (in particolare, i mici frutto di gravidanze non desiderate), le tartarughe d’acqua cresciute troppo e rilasciate in qualche laghetto e anche il simpatico furetto, che con colpevole ritardo si scopre essere fastidioso parente della puzzola.
Il destino di questi animali in pochi casi è fortunato: quando cioè vengono ritrovati da qualche animo dotato di sensibilità zoofila, che si preoccupa non solo del loro recupero, ma anche della successiva adozione. L’abbandono degli animali domestici (di tutti gli animali domestici) è sanzionato dalla normativa vigente, e di recente equiparato al reato di maltrattamento di animali. Ma quante sono le persone che vengono punite?
Siamo tutti nella stessa arca - L’abbecedario dello zoofilo di Alessandro Paronuzzi
Collana Fiabesca
224 pagine
ISBN: 978-880-6222-065-1
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