Storia d’amore e di formiche declinata in metafore ebraiche

Storia d'amore e di formiche di Yitzhak OrpazQuesto è un libro che deve – o almeno può – essere letto a più livelli: è la descrizione di come i gravissimi problemi di una coppia si risolvono quando l’uomo e la donna devono lottare insieme contro un pericolo esterno; è un erotico (anche se velato e per questo ancora più erotico) canto d’amore; è una riflessione su quanto sia complicata e difficile la vita di ognuno di noi fra le mille e mille noiosità quotidiane; ed è anche la metafora dell’ebraismo della diaspora, costretto a combattere senza posa contro le formiche (non a caso sono nere o brune…) che fanno crollare i muri di una casa che sembrava solida; e anche una metafora delle condizioni dell’Israele odierna (la Casa Nuova che deve essere “alta e anche ampia, con un lato sul fianco del monte e l’altro lato sul mare”, ma quando mai sarà davvero edificata, e quanto tempo potrà durare, sotto la sua “cupola di vetro”?)

Si può dire che le stesse formiche di Pirandello e di Calvino sono le protagoniste anche di quest’opera così ebraica – ma ciò è vero solo in quanto è vero sia che le miserie del mondo sono sempre le stesse per tutti gli uomini, sia perché le interpretazioni simbolico-ebraiche di questo libro non annullano il suo contenere un messaggio per tutti gli esseri umani. Un messaggio scritto, stavolta, in vera e profonda chiave ebraica, e non solo come descrizione di una vicenda che si svolge in un Paese, per convenzione, Israele: nella coppia in crisi il marito si chiama Ya’akov – Giacobbe – e la moglie Rachel; l’amica della moglie, che si offre di partorire al suo posto, si chiama Bilha – vedi Genesi XXIX-XXX; Rachel sveglia il marito con il grido d’allarme usato nei tempi delle guerre con i Filistei; l’altro nome di Giacobbe è Israele, e il popolo d’Israele è chiamato anche “Casa di Giacobbe”, e si deve ricordare questo quando si legge qui della Casa Nuova che Giacobbe vuole costruire, proprio nelle condizioni topo-geografiche in cui si trova lo Stato d’Israele (si noti anche la domanda di Rachel, sul perché la Casa Nuova debba essere ampia oltre che alta, chiara allusione alla questione della Grande Israele dei nazionalisti delle destre di contro alla volontà di costruire “in alto” espressa dai partigiani dei movimenti per la pace).

Ma sarebbe troppo lungo elencare qui una a una tutte le caratteristiche ebraiche di questa storia d’amore e di formiche – espressioni bibliche, talmudiche e cabbalistiche, allusioni a situazioni passate e odierne e soprattutto al crollo dell’ebraismo diasporico sotto l’assalto dei pure ammirati formiconi neri e bruni. Chi vorrà proprio saperne di più troverà, in appendice, alcune note. Ma forse sarà meglio leggere queste poche pagine come si legge una leggenda, e allora lo spirito tanto ebraico di questo lottare con quelle formiche – che il re Salomone, il più Saggio fra gli uomini, ammirava tanto – penetrerà il lettore e gli farà “sentire dentro” cosa significhi, per esempio, la figura della vergine Figlia d’Israele di fronte al bellissimo giovane romano che sbreccia una muraglia a colpi di ariete fatto a forma di formica (e la ripetizione del form non è casuale).

Storia d’amore e di formiche di Yitzhak Orpaz
Collana Fiabesca
136 pagine
ISBN: 978-88-6222-056-9

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