Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 3

Il corridoio come un treno di Alice Banfi(Premessa: cronache non proprio in ordine cronologio. Ma del testo che cos’è l’ordine?) Io e l’Editorus siamo in un hotel super chic in località da me sconosciuta. Avevo ancora un ombra di dubbio sulla follia di Baraghini, quando alle 6 del mattino mi sveglia. Ora non ho dubbi, è matto completo! Mi preparo velocissimamente, corro a far colazione: tre bicchieri di latte freddo e tre di acqua bevuti tutti d’un fiato senza nemmeno sedermi. Ripartiamo: treno per Firenze, io dormo! Arrivati a Firenze aspettiamo di venir recuperati da un autista d’eccellenza, Ettore Bianciardi, che ritarda di due ore perché sta facendo la valigia…

Ore? “Non lo so.. non ho il senso del tempo!”, siamo tutti in auto diretti a Pitigliano. Un delirio! Tra me ed Ettore che parliamo alla velocità della luce, urlando a più non posso, Baraghini sta diventando sordo, e non riesce a parlare… Soffre di logorrea lenta (caso rarissimo!), così si lascia travolgere dalle nostre parole e parolacce come treni in corsa. Momento tragico: mi scappa la pipì! Mi scappa e non c’è un posto, non c’è un cesso, non c’è niente!

“Mi scappa, mi scappa!”
Ed Ettore: “No, dai, tienila!”
Baraghini individua un parcheggio: “Andiamo là, ti copriamo e la fai”. Ma nel parcheggio c’è una roulotte, un uomo e una donna che spinge un ragazzo in carrozzella.
“Eh, no! Non posso farla qui, non sta bene”.
Ettore: “Ma non è veramente handicappato! Finge per aspettare le piscione come te e guardargli il culo”.
Scoppia a ridere Baraghini, rido anche io. “Aiuto… Mi scoppia la vescica!”
Ettore: “No, non ridere!”
“E tu non farmi ridere!”

Finalmente troviamo un autogrill. Scendo le scale faticosamente, apro la porta dei bagni e noooooooooo! C’è una fila indiana spaventosa di donne. Aspetto, entra una brunetta fighetta e ci supera tutte, mi volto, la signora dietro di me è incazzata almeno quanto me.
“Scusa, ci siamo prima noi”
“Sì, ma se state in fila così non si riesce nemmeno a entrare”.
“Ho capito, ma sai dopo chi sei?”
“Ma non c’è mica un’ordine!”
“Come non c’è? Cazzo, siamo in fila indiana!”
“Vai, vai, entra tu!”
“Certo che entro io, brutta stronza! È il mio turno!”
E poi la matta sarei io? Bah!

Esco dal cesso e raggiungo gli altri, sono nera. Per sedare il giramento di palle mi prendo una birra. Si riparte e senza incidenti arriviamo a casa di Baraghini a Pitigliano. Sole a picco, vento forte, grilli a non finire su una terra bruciata, l’erba è color pane. Doccia fredda immediata con la canna per annaffiare (ma non credo Baraghini innaffi l’erba). Vuoto di memoria.

Ore 18.00 al Magazzino Giustacori, c’è Elena Guerrini con i suoi Orti insorti. Eccola là che si prepara, con un vestito ophelico e cappellino di paglia in testa. Mi chiedono di collaborare per il sonoro.
“Dunque, quando dico questo metti questo disco e questa canzone, poi quando dico l’altro metti questo disco qua e quest’altra canzone…”
“Sì, ok… Ho capito”.
Parte lo spettacolo, allora vado con disco uno canzone due, poi cambio alla parola “foglie” disco due canzone uno, alla parola “nano” disco uno canzone… Cazzo, che canzone? Tre… Poi alla parola… Dio, quale parola era? Mi faccio suggerire, ok, disco due canzone due, conclusione ancora disco uno canzone due, aiuto! mi sento fantozziana. Mamma mia che fatica, ce l’ho fatta! Ora scappo, pausa, birra, sigaretta e torno per mangiarmi la panzanella di Elena. Ceniamo tutti assieme e fuggiamo prima che i DJ comincino a scassarci i timpani e le palle.

Già che ci sono faccio un po’ di pubblicità, rincorro e fermo la gente: “Tenga il programma di domani, presentazione del mio libro e del libro di Santa Precaria, non può mancare, sarà una figata pazzesca, poi ci sono io, matta doc”.
“Certo, a che ora reciti?”
“Recito?! Ma non recito! Presento un libro favoloso!”
“Allora la recita è alle 16.30, va bene, veniamo”.
“Sì, ma io…”
Insomma ho la faccia di quella che recita?
“IO SCRIVOOOO! NON RECITO!”
Va beh, l’importante è che vengano.
Distribuisco più cartoline possibili e rischio di perdermi il capo treno… corro, ecco Baraghini che mi aspetta.
“Arrivo, arrivo!”.
Tornati nella casetta di Marcello, chiacchieriamo, mangiucchiamo e poi io crollo in un sonno di piombo ( ma domani tocca a me!).

2 thoughts on “Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 3

  1. Stanley Kubrick aveva fatto un film tutto giocato sull’acronia, Rapina a mano armata, citato poi da Tarantino in Pulp fiction.
    Sempre molto divertenti queste cronache, irriverenti e felici nel rovinare reputazioni costruite per anni e anni… :-) un abbraccio

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