Le formiche… e la questione ebraica

Storia d'amore e di formiche di Yitzhak OrpazQuando ho detto a Yitzhak Orpaz che il suo Formiche formava quasi un terzetto con La vittoria delle formiche di Pirandello e La formica argentina di Calvino, Orpaz è impallidito come preso da tremor sacro; poi ha sussurrato qualcosa sulla misteriosa e stupefacente comunità di anime che a volte unisce scrittori e pensatori che non hanno avuto nessun rapporto e contatto fra loro - parole simili a quelle che disse Buzzati quando si cominciò a parlare della sua vicinanza a Kafka, uno scrittore che fino ad allora egli non aveva potuto conoscere per via delle leggi razziali che proibivano la diffusione in Italia delle opere “pericolose, disfattiste, decadenti, morbose, eccetera, dei plutobolscevicoimperialisti eccetera eccetera giudei”.

Che Orpaz non avesse letto, quando nel 1968 scrisse questo romanzo, né le Formiche di Pirandello né quelle di Calvino, lo posso assicurare molto semplicemente io stesso: con quelle di Pirandello ha fatto conoscenza nel 1991, quando gli ho regalato, in anteprima, un dattiloscritto della mia traduzione in ebraico di quella novella, apparsa poi in un libro: quelle di Calvino non le conosce ancora, perché le ho “trasportate” in ebraico solo pochi mesi fa e sono in stampa. Questa corrispondenza (”formichesca”, per usare un termine à la Orpaz) è dunque una cosa da “far tremare i polsi”, tanto più che la ritroviamo in uno scrittore di formazione così diversa da quella dei due italiani.

A questo punto ci si chiederà (e infatti me lo ha chiesto l’editore a cui ho proposto questo libro), che bisogno ci sia di una terza storia di formiche. La risposta è semplice: queste di Orpaz sono formiche ebraiche, tanto ma tanto ebraiche…

Infatti, se Pirandello ci dice di come le forze della natura, anche le più minuscole, hanno sempre ragione dell’uomo, e di come un uomo che si isola dal mondo societario e non chiede altro che contemplare la notte stellata, venga infine letteralmente bruciato dalla natura, forse proprio perché non sa accettare il fastidio delle formiche come parte della natura, e dunque quel suo voler bruciare il loro nido è un non accettare la natura in tutto il suo essere - e il cupo pessimismo dello scrittore siciliano tocca uno dei suoi vertici proprio in questa apparentemente modesta operetta; se Calvino ci offre una metafora del mondo moderna, in cui la gente deve sopportare il brulichìo dei mille e mille fastidi punzecchianti del quotidiano e - come è detto nel finale delle Città invisibili - o si diviene noi stessi inferno o si deve lottare senza posa per farci attorno un piccolo spazio che non sia inferno; ecco che Orpaz tocca anche lui gli stessi argomenti, ma in questo libro (un’espressione ebraica dice “il piccolo che contiene in sé il mondo”) li traspone in una visione del tutto ebraica.

Storia d’amore e di formiche di Yitzhak Orpaz
Collana Fiabesca
136 pagine
ISBN: 978-88-6222-056-9

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