Ma ora Pannella la smetta con i digiuni

Marco PannellaBravo Marco! Ancora una volta Pannella ci è riuscito. A imporre un tema importante e di rilievo “costituzionale” all’agenda politica da tempo dettata purtroppo da un sol uomo (Berlusconi). A occupare da protagonista per una decina di giorni la scena mediatica (nonostante l’imbarazzo e la reticenza di alcuni organi di informazione). E soprattutto a uscirne vivo. Abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo quando le agenzie hanno trasmesso l’attesissimo flash: “Marco Pannella ha sospeso lo sciopero della sete avviato 9 giorni fa, concedendosi un gelato nei pressi di Fontana di Trevi. Il leader radicale è al nono giorno di protesta per chiedere la convocazione ad oltranza del Parlamento per l’elezione del Giudice della Consulta e per l’insediamento della Commissione di Vigilanza Rai con l’elezione del presidente. ‘Questa volta, magari per lo stesso motivo, salvare la pelle, invece della pipì ho mangiato un bel gelato, con le compagne e i compagni’ ha dichiarato il leader radicale”.

Tutto bene quel che finisce bene. Anche se con un imprevedibile personaggio come Pannella non si sa mai, la sua iniziativa perde i contorni drammatici, ai limiti del tragico, che aveva assunto nelle ultime ore. Ma adesso, la smetta. Non lo rifaccia. E soprattutto non lo rifaccia su un tema pur rilevante e “costituzionale” come l’elezione di un presidente di commissione parlamentare (anche se con la aggiunta, provvidenziale per aumentarne il peso, del troppo a lungo rinviato plenum della Corte Costituzionale).

Un obiettivo coerente con la tradizione della lotta “non violenta” e del nobile “sacrificio di sé” erra certamente l’abolizione o la moratoria della pena di morte nel mondo. Spropositato, a quella altezza di metodi di lotta politica, era invece il digiuno per ottenere da Veltroni più candidati radicali nelle liste del Pd in certezza di nomina parlamentare, nelle ultime elezioni politiche (richiesta abilmente elevata a carattere universale dall’abile guru di via di Torre Argentina con l’aggancio alla lotta per il rispetto della parola data…)

Noi vogliamo tutti bene a Marco, perdonandogli il narcisismo, l’iper-leaderismo, la personalizzazione della politica, la mancanza di democrazia nel suo partito, il mangiarsi continuamente i delfini e inventandosene ripetutamente di nuovi, l’uso e l’abuso della “candidatura Bonino”, la disinvoltura con cui si allea o tenta di allearsi indifferentemente con il centrodestra o il centrosinistra continuando quotidianamente a definirli ambedue cosche mafiose (corleonesi e palermitani), i privilegi che magistralmente riesce ad assicurare a Radio Radicale, il suo uso di Radio Radicale come se fosse il tinello di casa sua… In effetti Marco Pannella va accettato tutto intero, con pregi e difetti, anche perché nessuno può anche lontanamente pensare che, peraltro alla sua età, possa mettere la testa a posto. Complessivamente, alla fine, Marco riesce a convincere, a vincere e a dare corpo a una presenza positivamente provocatrice, stimolante, eccitante, tonica nella politica italiana.

Ma adesso, con i digiuni – detto in amicizia – deve smetterla. Altrimenti finisce (se non è già finita) che l’arma del digiuno “non violento” diventa un’arma spuntata, se non peggio: un’arma strumentalizzabile e strumentalizzatrice. Vogliamo ricordare come è stato ridotto in Italia l’istituto referendario? Abusato e, in rapporto di causa ed effetto, irrispettato. E a delegittimarlo, a disarmarlo ha concorso anche Pannella, che pure l’aveva imposto su questioni sulle quali valeva la pena imporlo, si poteva vincere e si è vinto (aborto, divorzio…)

Fare digiuno sulla presidenza della Vigilanza, mentre altri compagni radicali occupano quella sede parlamentare (e la stimata Bonino tratta con poteri forti e deboli della odiata mafia partitocratica), non è lotta non violenta “socratica, gandhiana e capitiniana”. Da tempo, Pannella e i radicali sono tutti dentro “questo” sistema politico. A prendere sul serio i digiuni “della fame e della sete” di Pannella, non sulla pena di morte ma su un deputato radicale in più o sul ritardo degli accordi per la presidenza della Vigilanza (o sulla creazione delle condizioni per cui possa capitare che ne venga eletto presidente un radicale) – a prenderlo sul serio, beninteso, sul piano politico, non su quello personale, dove non esistono che la solidarietà e la preoccupazione per un uomo che mette a repentaglio la propria salute anche irresponsabilmente, anche immotivatamente – ci sarebbe da rilevarne la violenza ricattatoria combinata a straordinarie capacità di tattica politica.

E a questo punto, per il rispetto sacro che non si può non portare al metodo di lotta di cui Marco Pannella è straordinario e generoso testimone – metodo per la verità ridicolizzato dalle enfatizzate cifre (certamente indimostrabili) relative alle decine, alle centinaia di persone che con il Gran Marco farebbero di volta in volta scioperi della fame se non anche della sete – si potrebbe dire: bene, vi prendiamo in parola, subiamo anche il vostro nobile ricatto, ma ricatto vero, trasparente e accertabile ha da essere.

E’ talmente alto il vostro gesto, che evidentemente voi per primi avete tutto l’interesse, anzi il diritto di non essere creduti sulla parola. Un protocollo? Sì, una specie di protocollo morale. Si ha da decidere cosa significa “sciopero della fame” e “sciopero della sete” (a parte l’orrenda, ossimorica definizione invalsa). E soprattutto si ha da dare conto ai ricattati della forza effettiva del ricatto. Cioè essere trasparenti, rivendicare la trasparenza e l’inequivocabilità del proprio atto. Ad esempio – a parte la leggenda diffamatoria dei cornetti e dei cappuccini – a chi fa lo sciopero della sete è consentito fare la doccia? E se la fa, deve farla a bocca serrata, in maniera tale che non una goccia d’acqua ne delegittimi e ne interrompa la lotta?

(Questo editoriale è stato pubblicato lo scorso 13 ottobre sul sito Infodem.)

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