La mia vita con Jack (Kerouac)

On the road, 1958Torniamo sul libro di prossima pubblicazione “You’ll be okay – la mia vita con Jack“, ovvero le memorie di Edie Kerouac-Parker, prima moglie dell’autore di “Sulla strada” (la cui prima edizione, a lato, uscì nel 1958). Quella che segue è la premessa della stessa Edie.

Immaginate di vivere con vostra madre fino all’età di 57 anni, una vita trascorsa come prigioniera della tua famiglia e dei tuoi sogni. Il denaro è sempre stato il mio centro di gravità: fatto triste, ma vero. Era mia madre a gestire i soldi, anche quando Jack Kerouac catturò la mia immaginazione, e divenne impossibile per me conciliare queste due persone. Mia madre, donna tenace, eroica, indomabile, sopravvisse a Jack per altri dieci anni e io rimasi con lei fino alla fine, proprio come Jack visse con la madre fino alla morte.
Se potessi vivere un’altra volta, non lascerei mai Jack come feci nel 1946.

Allora sentivo di avere validi motivi per farlo. Quelli con cui io e Jack dividevamo l’appartamento a New York erano tutti coinvolti nel giro della droga, mentre io lavoravo a tempo pieno per poterli mantenere. Passavano le giornate immersi in conversazioni filosofiche, bevendo e ascoltando musica, e io a malapena sopravvivevo con panini spalmati di maionese. Alla fine, dovevo mangiare o essere mangiata. Oggi quelle motivazioni mi appaiono lontane, e ricordo soltanto l’amore per Jack, un amore che precedette la sua fama leggendaria.

Conoscevo e amavo Jack come un uomo sensibile, stupendo, che viveva soltanto per potersi esprimere scrivendo. Per seguire questa vocazione rinunciò a una borsa di studio alla Columbia University e al sicuro successo nello sport, garantitogli da un grande talento atletico. Da giovane non mi resi conto di tutto ciò e riuscii a capirlo soltanto leggendone i libri dopo la sua morte. Poco dopo la pubblicazione del suo ultimo romanzo, Vanità di Dulouz, mi telefonò per dirmi che gli avrebbe fatto piacere rivedermi.

Nel frattempo, ci eravamo entrambi risposati due volte. Con la seconda moglie Jack era diventato padre di una bambina, Jan, per poi però disconoscerla. Io non potevo più avere bambini dopo l’aborto di nostro figlio nel 1942 e avevo divorziato dal mio secondo e terzo marito, sempre senza mai lasciare la casa di mia madre. Dopo la nostra separazione nel 1946, Jack rimase a vivere in qualche modo con la madre, pur essendosi sposato prima con Joan Haverty e poi con Stella Sampas, sorella del suo migliore amico, Sebastian Sampas. In tutto questo tempo, comunque, Jack continuò a chiamarmi la “moglie della sua vita”.

Negli ultimi anni di vita, ormai alcolista cronico, fu Stella a prendersi cura sia di Jack sia della madre, paralizzata da un ictus. Quando Stella venne a sapere che Jack stava organizzando una mia visita da loro a St. Petersburg, in Florida, riuscì a dissuaderlo, ma dopo la sua morte mi confessò di essersi molto pentita di quella decisione.

Jack Kerouac è stato il complemento e la nemesi della mia gioventù. Non era ribelle di natura, quanto piuttosto curioso e affascinato da chiunque fosse diverso da lui e non poteva resistere al richiamo di quelle tentazioni. Il mio cuore rimase sempre con lui, ma alla fine i miei valori mi fecero tornare a casa. Dentro di me, non fui capace di riconciliare questo dualismo. Non ci riuscirò mai.

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