Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 2

Il corridoio come un treno di Alice BanfiMiracolo miracolorum! Nessuno mi sveglia ed apro gli occhi alle 11 e 30 come dio comanda!
Mi alzo, mi guardo intorno: niente e nessuno a parte le cicale.
Cerco del latte per far colazione, ma ché, non c’è niente… solo coca cola, bene mi accontento e ne bevo due, sigaretta in bocca e poi doccia gelata in cortile.
Sono sveglia e ora?
Trovo un bigliettino di Baraghini: “riposati più che puoi e quando sei pronta chiamami che ti vengo a prendere”.
Ah! facile a dirsi… chiamo… il telefono di Baraghini non prende!
Aspetto e fumo.
Drininrin! Drinirin! (suoneria del cazzo!), rispondo, è Baraghini!
“Allora, quando vuoi recupero un’auto e ti vengo a prendere, richiamami quando sei pronta”. Mette giù… che furbo! “ma chiamami TU! che il tuo cellulare non prende!!!!”
Passa un’ora e finalmente mi richiama, trova un’auto, un autista e mi preleva. Ah, mi ha portato anche il latte… un litro! Lo bevo a canna, poi mi stufo e passo alla birra… e meno male che ho lo stomaco delicato!
Eccoci di nuovo a Pitigliano. Stappo un’altra birra e mi siedo s’un muretto.
Marcello mi presenta due persone. Ma sono Raffaella e Rosario! Due napoletani, diversissimi tra loro.
Raffaella autrice di Santa Precaria è una donna vera, sorridente biondona, piccola ma con due tette così! Bella carnosa, mi vien quasi da morderla!
Più composto, Rosario autore di Mal’aria, ha gli occhi dolci è uno che non si fa notare, ma in compenso la sua splendida bambina neonata mi si mangia… mi lecca tutta la faccia, ha la lingua prensile, mi lubrifica un occhio, mi sbava tutta e… no! La lingua nel naso no!

Tengo per me la pulizia di certi luoghi.
Poi dietro a loro spunta un ragazzo bellissimo, tutto ricci, che mi fissa con grandi occhi azzurri.
È Lalù, ha in mano una fionda di legno.
“L’ho fatta io”
“Che bella me la regali?”
“No! Ogni fionda ha la sua storia… Non posso dartela”
“Uffa…”
“Vedi queste palline di creta sono i proiettili, quando le lanci e colpiscono qualche cosa si sbriciolano… Prima usavo il piombo ma mi hanno denunciato per aggressione… Avevano trovato i proiettili e pensavano avessi sparato! Con queste non trovano niente”.
“Bello! Fammi provare!”
Prendo la mira, tiro e viaaa! Che tiro di merda… “Non sono forte come te, fammi vedere”.
Prende di mira una finestra con la grata e la becca in pieno, la pallina di creta sparisce nel nulla e la fionda sparisce sotto la manica della sua camicia. Passa alla cerbottana, ha una mira formidabile… Ammetto che lo invidio!
Cerco di vendergli il mio libro.
“Hai scritto un libro?”
“Sì, è quello là”.
“Tanto scappo lo stesso… ma dalla psichiatria non si scappa!”
“Sì che si scappa, io l’ho fatto!”
“Spiegami come si fa”.
“Eh no! Te lo devi comprare”.
“Dai! E dove le trovo dieci euro?”
“Ti faccio lo sconto matti?”.
“Ma io non sono matto!”
“A no? Ok, allora lo paghi intero!”
Sparisce per un po’ e ritorna con una fionda costruita di fresco.
“Tieni l’ho fatta per te”.
“Grazie! Allora ti do il libro”. Che gran cosa il baratto!
Tra poco tocca a me… Corro a prendermi una birra, tutti mi guardano… Sarà per i pantaloncini inguinali o i tatuaggi? Boh.
Mi ferma un amico di Marcello, me l’ha presentato ieri. E’ un contadino piccolo, piccolo… basso! Con un unico, folto e nero sopracciglio… è brutto, ma brutto, ma brutto, ma brutto!
“Ciao bella, dove vai?”
“Corro a prendermi una birra”.
“Ti accompagno e ce la beviamo insieme?”
“Certamente, andiamo!”
Offre lui, compra una birrona e prende due bicchieri. Torniamo al suo negozio, ci sediamo sul gradino d’entrata e cominciamo a bere.
“Cin, cin!”
“A te, cara”.
Mi fumo una sigaretta… il ciclope mi fissa…
“Senti, io e te potremmo fare qualcosa?”
“Eh? Cosa?”
“Una scopata”.
“E dove?!”
“Lì sulle scale di fronte”.
“Ma ci vedono tutti!”
“Facciamo una cosa veloce, anche una sveltina… e ti do dieci euro!”
“Veramente devo andare a presentare il libro…”
“Anche un pompino va bene”.
“Non posso, sono fidanzata”.
“E che c’entra?”
“C’entra, c’entra! E poi devo proprio andare”.
“Me lo dai un bacio?”
Che palle! “Te”, gli do un bacino asettico e rapidissimo… Faccio bene, il ciclope stava già tirando fuori la lingua!
“Ora vado, grazie per la birra”.
“Va bene, ma pensaci… Ti do le dieci euro, eh!”
“Ci penserò, ciao!”
“Ciao, ciao”.
Come facevo a dare un pugno ad uno che mi offre dieci euro per una scopata? Troppo poetico, il bacino se lo meritava! Se me ne avesse offerte cinquanta… Allora sì che gli spaccavo la faccia!
Con un’altra birra in mano corro alla libreria per la presentazione. Io, Raffaella e Rosario ci sediamo, Baraghini da bravo capo treno richiama la gente con il megafono (gli regalerò un fischietto). Due persone mi guardano “Tu reciti ora?”. Ancora con ‘sta recita! “Sì! Recito ora!!!”
Cominciamo a parlare… domande, risposte… ora non mi ricordo niente.
“Baraghini posso andare al bagno?”
“Vai!”
Altre domande… brevi letture…
“Baraghini posso fumare?”
“Sì, ma fuori”.
Rientro, parlo un po’ io… (un po’!), leggo il capitolo su Conchiglia, niente di più adatto dopo l’incontro col ciclope, tutti ridono.
“Baraghini… posso andare a prendermi una birra?”
“Ti do due minuti, cara”.
“Solo?! Va bene, corro”.
Mentre esco sento ancora le persone ridere. Appena sparisco c’è chi scoppia a piangere!
Quando torno gli equilibri (degli altri) sembrano essersi ristabiliti.
C’è un dibattito, poi Luciana Bellini si alza e mi porta una lettera.
“È privata, leggitela dopo”. Si risiede e mi fa una sviolinata: bella, fresca… non è un violino, è un tamburello… Ecco, lei che mi dice certe cose, sì! è un premio, un Oscar, un vero riconoscimento!
E mi premiano tutti quelli che son lì ad ascoltarmi, e gli scrittori accanto a me che ridono e piangono e ridono… Si può avere un premio più bello? No, credo proprio di no.
Dopo di noi il grande Ettore presenta i Bianciardini, gli faccio un inchino…
“Sì, inchinati ma stai zitta!”.
Me ne esco silenziosamente, quasi strisciando.
Ah! La giornata è finita.
I ricordi della sera sono in una bottiglia e lì rimarranno. Ma domani c’è il botto!

(Continua…)

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