I serial killer? Sono i manicomi e le multinazionali degli psicofarmaci

Enrico Baraldi con James GradyLa 6° edizione del festival del giallo e del noir italiani Giallo Luna Nero Notte di Ravenna ha avuto come filo conduttore il tema della follia per non dimenticare il trentennale della legge 180. Accanto ad autori cult del genere, da Carlo Lucarelli al mitico James Grady, celeberrimo autore de I sei giorni del Condor, ho avuto un posto anche io con il mio Psicofarmaci agli psichiatri. Dal canto mio, ho cercato di contribuire a superare un’accesa polemica nata a seguito di uno dei titoli degli incontri di Ravenna: “Pazzi e assassini”. Associazioni di familiari di pazienti psichiatrici unitamente al Partito di Rifondazione Comunista hanno ritenuto infatti che queste due parole messe vicine alimentino in modo grave il pregiudizio sulla pericolosità del malato mentale rendendo vano lo spirito di integrazione sociale su cui si fonda la riforma di Franco Basaglia.

Ho iniziato il mio intervento affermando con forza che se nella storia della psichiatria si può individuare un serial killer, questo è solo da identificarsi nell’istituzione manicomiale stessa che nel tempo ha ucciso, se non altro dal punto di vista civile, migliaia di persone sofferenti. Del resto ha sottolineato proprio come nella storia di libro Psicofarmaci agli psichiatri, le due pazienti schizoferniche protagoniste abbiano se mai un ruolo salvifico nei confronti dell’autore, mentre l’assassinio che si consuma sull’isola di Itamaracà riconosce il colpevole nel sistema delle multinazionali degli psicofarmaci.

Questo capovolgimento del pregiudizio è stato particolarmente apprezzato dai familiari dei pazienti presenti in sala e ancor più da James Grady che ha seguito con attenzione l’esposizione. Di fatto il suo recente romanzo Mad Dog mette in scena la storia di cinque ex-agenti della Cia che, finiti ricoverati in manicomio, vengono accusati dell’omicidio del loro psichiatra, ma riescono a rovesciare l’accusa caduta su di loro. Grady ha espresso pubblicamente la sua sintonia rispetto alla riforma psichiatrica italiana che la rassegna di Ravenna ha avuto il merito di portare, ancora una volta, all’attenzione dell’opinione pubblica.

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