Il Tibet: la terra dell’uomo rosso

Tibet - Storia e mito di Pietro AngeliniImmaginate un diamente, cavato da deserto di sassi e precipitato in un crogiuolo a bollire con il ferro di una meteorite, insieme al burro di un bovino nipote di mammuth e al corallo che un pastore ha raccolto dove c’era un oceano tanto tempo fa, all’epoca dei dinosauri. E che intorno a questa molecola di carbonio vi sia dell’acqua, nella forma di un lago blu che rifletta il cielo, circondato da una terra color ruggine come una montatura d’oro trattiene uno sputo di cobalto nell’anello di un mago errante nell’Asia.

C’era una volta, al di là delle montagne più alte della terra, un regno chiamato Shangri-la. Il popolo che abitava questo regno incantato era fiero e compassionevole, munito di una saggezza fuori dal tempo che sembrava provenire da quelle stelle che certe notti pare di poter toccare con la mano… La storia del Tibet è, in realtà, ben più noiosa di una favola che potrebbe cominciare in questo modo. E fino a qualche tempo fa il Tibet non era che un suono di quelli che precedono gli sbadigli, un vuoto sulla carta geografica dell’Asia o al massimo una di quelle cose che si leggono in un almanacco illustrato o in un sussidiario scolastico. Troppo singolare per apparirvi con qualche scopo, freddo e solitario, rozzo e sottile a un tempo, feroce e dolcissimo, materico e rarefatto, spesso incomprensibile, il Tibet era fuori dai nostri pensieri, in uno spazio-tempo di antico conio, incastonato nel resto del mondo come per caso e sorvegliato dai suoi imgombranti vicini: la Cina che l’ha divorato nel 1950 e che ora lo chiama Regione Autonoma del Tibet e dell’India, che lo ammira per aver accolto tanto tempo fa la dottrina del Buddha, quando gli sciabolanti guerrieri islamici imperversavano nelle polverose piane del Bihar.
Continua

Le formiche… e la questione ebraica

Storia d'amore e di formiche di Yitzhak OrpazQuando ho detto a Yitzhak Orpaz che il suo Formiche formava quasi un terzetto con La vittoria delle formiche di Pirandello e La formica argentina di Calvino, Orpaz è impallidito come preso da tremor sacro; poi ha sussurrato qualcosa sulla misteriosa e stupefacente comunità di anime che a volte unisce scrittori e pensatori che non hanno avuto nessun rapporto e contatto fra loro - parole simili a quelle che disse Buzzati quando si cominciò a parlare della sua vicinanza a Kafka, uno scrittore che fino ad allora egli non aveva potuto conoscere per via delle leggi razziali che proibivano la diffusione in Italia delle opere “pericolose, disfattiste, decadenti, morbose, eccetera, dei plutobolscevicoimperialisti eccetera eccetera giudei”.

Che Orpaz non avesse letto, quando nel 1968 scrisse questo romanzo, né le Formiche di Pirandello né quelle di Calvino, lo posso assicurare molto semplicemente io stesso: con quelle di Pirandello ha fatto conoscenza nel 1991, quando gli ho regalato, in anteprima, un dattiloscritto della mia traduzione in ebraico di quella novella, apparsa poi in un libro: quelle di Calvino non le conosce ancora, perché le ho “trasportate” in ebraico solo pochi mesi fa e sono in stampa. Questa corrispondenza (”formichesca”, per usare un termine à la Orpaz) è dunque una cosa da “far tremare i polsi”, tanto più che la ritroviamo in uno scrittore di formazione così diversa da quella dei due italiani.

A questo punto ci si chiederà (e infatti me lo ha chiesto l’editore a cui ho proposto questo libro), che bisogno ci sia di una terza storia di formiche. La risposta è semplice: queste di Orpaz sono formiche ebraiche, tanto ma tanto ebraiche…
Continua

Premio Carver 2008 al libro “Cuba. La rivoluzione imperdonabile”

Cuba: la rivoluzione imperdonabile di Alessandro Hellmann e Nicola PannelliIl libro Cuba. La rivoluzione imperdonabile. Da Cristoforo Colombo a Bush di Alessandro Hellmann (in collaborazione con Nicola Pannelli), edito da Stampa Alternativa, si è aggiudicato il Premio Carver 2008 per la saggistica.

Il riconoscimento è stato conferito lo scorso 26 ottobre nell’ambito del Festival del Libro di Civitavecchia dall’editore Andrea Giannasi, che ha presieduto la giuria composta da giornalisti ed operatori del settore. Il libro è stato premiato per il lavoro di indagine orientato alla proposta di un punto di vista “altro” su 500 anni di storia del continente americano e per la radicale originalità della scrittura, impregnata di lirismo, ironia e dolente umanità, lontana dalla retorica, dalla freddezza e dai formalismi delle accademie. Il Premio Letterario Nazionale Carver nasce come “contropremio”, in aperta contrapposizione al mercato dei premi sostenuti dall’editoria elitaria, ed è stato definito dalla critica come il Premio Strega o Campiello dei nuovi scrittori.
Continua

Non leggete i libri, fateveli raccontare

Non leggete i libri, fateveli raccontare di Luciano BianciardiSembra ormai chiaro che a questo mondo tutto si può imparare: l’allevamento del pollame e l’arte del governo, la scienza delle finanze e il gioco della canasta, l’astronomia e l’interpretazione dei sogni, a scopi psicoanalitici ma anche per vincere al Lotto. Infatti esistono grammatiche e manuali che spiegano per filo e per segno come si fa. Fra i tanti, non uno dedicato ai giovani che intendono vivere, e addirittura prosperare, in quel campo di attività umane, non essenziali peraltro alla vita dell’uomo, che vanno sotto il nome complessivo e vago di “cultura”. Un manuale di questo tipo andava scritto, norme chiare, precise, efficaci, a uso dei giovani che decidano di diventare intellettuali. Norme disinteressate, che hanno per fondamento un’esperienza ricca e negativa. L’autore infatti ha commesso in giovinezza molti errori grossolani, ed è in grado di mettere in guardia le generazioni nuove.

A loro sono dunque dedicate queste pagine. In particolare a quelli, fra i giovani d’oggi, che madre natura non ha dotato di talento. Perché pare chiaro che i futuri uomini di genio non avrebbero bisogno di leggere e studiare questi nostri consigli: probabilmente se la caveranno da soli. Il nostro lettore è un ragazzo sulla ventina, assolutamente medio e anzi mediocre, senza particolari attitudini, né per gli sport, né per la meccanica, né per le belle arti. Un ragazzo che lasciato solo, privo dei nostri consigli, potrebbe benissimo diventare impiegato di banca, controllore delle ferrovie, geometra al catasto. Noi vogliamo appunto salvare i giovani mediocri da un’esistenza mediocre, avviarli alla scalata dell’Elicona.
Continua

Ma ora Pannella la smetta con i digiuni

Marco PannellaBravo Marco! Ancora una volta Pannella ci è riuscito. A imporre un tema importante e di rilievo “costituzionale” all’agenda politica da tempo dettata purtroppo da un sol uomo (Berlusconi). A occupare da protagonista per una decina di giorni la scena mediatica (nonostante l’imbarazzo e la reticenza di alcuni organi di informazione). E soprattutto a uscirne vivo. Abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo quando le agenzie hanno trasmesso l’attesissimo flash: “Marco Pannella ha sospeso lo sciopero della sete avviato 9 giorni fa, concedendosi un gelato nei pressi di Fontana di Trevi. Il leader radicale è al nono giorno di protesta per chiedere la convocazione ad oltranza del Parlamento per l’elezione del Giudice della Consulta e per l’insediamento della Commissione di Vigilanza Rai con l’elezione del presidente. ‘Questa volta, magari per lo stesso motivo, salvare la pelle, invece della pipì ho mangiato un bel gelato, con le compagne e i compagni’ ha dichiarato il leader radicale”.

Tutto bene quel che finisce bene. Anche se con un imprevedibile personaggio come Pannella non si sa mai, la sua iniziativa perde i contorni drammatici, ai limiti del tragico, che aveva assunto nelle ultime ore. Ma adesso, la smetta. Non lo rifaccia. E soprattutto non lo rifaccia su un tema pur rilevante e “costituzionale” come l’elezione di un presidente di commissione parlamentare (anche se con la aggiunta, provvidenziale per aumentarne il peso, del troppo a lungo rinviato plenum della Corte Costituzionale).
Continua

Alice Banfi: intervista a Benjamin del TG1

Questa intervista ad Alice Banfi, autrice del libro Tanto scappo lo stesso, è stata realizzata da Bruno Luverà ed è andata in onda nelle scorse settimane all’interno della rubrica letteraria Benjamin del TG1.
Continua

La mia vita con Jack (Kerouac)

On the road, 1958Torniamo sul libro di prossima pubblicazione “You’ll be okay - la mia vita con Jack“, ovvero le memorie di Edie Kerouac-Parker, prima moglie dell’autore di “Sulla strada” (la cui prima edizione, a lato, uscì nel 1958). Quella che segue è la premessa della stessa Edie.

Immaginate di vivere con vostra madre fino all’età di 57 anni, una vita trascorsa come prigioniera della tua famiglia e dei tuoi sogni. Il denaro è sempre stato il mio centro di gravità: fatto triste, ma vero. Era mia madre a gestire i soldi, anche quando Jack Kerouac catturò la mia immaginazione, e divenne impossibile per me conciliare queste due persone. Mia madre, donna tenace, eroica, indomabile, sopravvisse a Jack per altri dieci anni e io rimasi con lei fino alla fine, proprio come Jack visse con la madre fino alla morte.
Se potessi vivere un’altra volta, non lascerei mai Jack come feci nel 1946.
Continua

Stampa Alternativa festeggia il Linux Day con due libri liberi

Ubuntu per tutti di Riccardo CavalieriCreative Commons: manuale operativo di Simone AliprandiDue libri di taglio decisamente aperto: sono Ubuntu per tutti! - Dall’installazione all’utilizzo della più diffusa distribuzione Linux di Riccardo Cavalieri e Creative Commons: manuale operativo di Simone Aliprandi e verranno presentati domani, 25 ottobre, a Modena (presso il dipartimento di economia), nell’ambito delle iniziative locali per il Linux Day (qui il pdf del programma completo). Con il patrocinio del Comune di Modena (Assessorato alle Politiche Giovanili), Università di Modena e Reggio Emilia e in collaborazione con le biblioteche comunali e l’associazione Conoscerelinux, la presentazione avverrà nel corso della sessione mattutina. Di seguito ecco il testo che illustra i due volumi, entrambi frutto del lavoro comune intrapreso da Arci, Comune di Modena e Stampa Alternativa (dai prossimi giorni saranno scaricabili dal sito Libera Cultura):

Ubuntu per tutti! - Dall’installazione all’utilizzo della più diffusa distribuzione Linux di Riccardo Cavalieri
Questo volume spiega tutti su installazione e utilizzo di UBUNTU - il sistema operativo basato su Linux che rappresenta una delle più importanti e affermate novità informatiche degli ultimi anni. Il sistema è oggi pienamente disponibile per un uso multipiattaforma - Intel x86 (IBM-PC compatibili), AMD64 e PowerPC (Apple iBook e Powerbook, G4 e G5) - e aderendo pienamente ai principi del software Free e Open Source, fornisce una vastissima gamma di software liberamente fruibile e dal codice aperto. Inoltre l’utente Ubuntu può sempre contare su una vasta comunità online che fornisce supporto attraverso forum, guide e siti, oltre a poter mantenere ad esempio sia Ubuntu che Microsoft Windows sul medesimo PC, per decidere ad ogni avvio, e senza alcuna difficoltà, con quale sistema lavorare. Un manuale completo, agile e adatto sia ai nuovi utenti che a quelli più scafati!

Creative Commons: manuale operativo di Simone Aliprandi
Ecco un manuale operativo senza fronzoli e tecnicismi dedicato al progetto e alle licenze Creative Commons. Iniziativa attualmente assai articolata e localizzata ormai in quasi una cinquantina di Paesi del mondo e sostenuto da illustri intellettuali di varie provenienze. Obiettivo primario del progetto è promuovere un dibattito a livello globale sui nuovi paradigmi di gestione del diritto d’autore e diffondere strumenti giuridici e tecnologici (come le licenze e tutti i servizi a esse connesse) che permettano l’affermazione di un modello “alcuni diritti riservati” nella distribuzione di prodotti culturali. Inoltre, la realizzazione di questo libro è stata l’occasione per tradurre finalmente in italiano interessanti testi divulgativi e materiali esplicativi finora disponibili solo sul sito di Creative Commons inglese. Uno strumento utile e dinamico per chiunque voglia saperne di più, e soprattutto applicare al meglio, queste licenze aperte.
Continua

Lettere a Svetonio: quel killer è uno scrittore

Lettere a Svetonio - Il capo di cosa nostra si racconta di Matteo Messina Denaro, a cura di Salvatore Mugno

Non amo parlare di me stesso e poi ormai è da anni che sono gli altri a parlare di me e magari ne sanno più di me medesimo; credo, mio malgrado, di essere diventato il Malaussène di tutti e di tutto, ma va bene così, un uomo non può cambiare il proprio destino, l’importante è viverlo con dignità, io sono a posto con la mia coscienza e sono sereno, in fondo questo mondo non è mio e prima o poi passerà anche questa vita. So di avere vissuto da uomo vero e tanto mi basta per me, per chi mi ha educato e fatto da maestro e per la mia famiglia.

Con queste parole, tornite come un epitaffio, Matteo Messina Denaro si presenta a tale “Svetonio”, amico d’un tempo e nuovo corrispondente epistolare. Ora il boss vorrebbe percepirsi come un personaggio di romanzo, simile a quel Banjamin Malaussène, di professione “capro espiatorio”, inventato dallo scrittore francese Daniel Pennac. Che operi nel “Paradiso degli orchi”, nel “Grande Magazzino” oppure nelle “Edizioni del Taglione”, è sempre a lui, Matteo Messina Denaro-Malaussène, che vengono indirizzate le recriminazioni e addebitate le colpe. Descrivendosi così, Denaro non soltanto si rispecchia in un profilo letterario, ma, forse senza averne piena consapevolezza, s’avvia a divenire lui stesso narratore del “romanzo” della propria vita.

A forza di trafficare con “pizzini”, manoscritti e lettere, di bazzicare i solitari pensieri dell’”esiliato”, d’evadere tra le righe di letture inesorabilmete escatologiche, il boss sembra aver familiarizzato con la materia letteraria. Almeno è tale il sospetto, per non dire la convinzione, che abbiamo tratto scorrendo le sue sorprendenti epistole.
Continua

La cultura e il decadentismo della spazzatura

Non leggete i libri, fateveli raccontare di Luciano BianciardiLo confesso, sono stato combattuto fino all’ultimo: cambiare il prezzo della mezza pensione a Bellaria, da duemilacinquecento libero a cinquanta euro, ed invece di Moro e Fanfani scrivere il nome di qualche politico d’oggi. In tal modo, probabilmente, avrei tolto al lettore quei pochi e inevitabili riferimenti al contemporaneo che soli gli avrebbero fatto capire che queste lezioni sono state scritte non oggi, ma quarant’anni fa. Merito, anche stavolta, dell’incredibile capacità di Luciano Bianciardi di prevedere i mali futuri della nostra società?

No, merito della figura dell’intellettuale che è sempre la stessa, oggi come quarant’anni fa, insensibile perfino a una pur lieve mutazione generazionale. Ma che cosa significa “intellettuale”? Lo chiesero ad Albert Einstein e lui rispose di non saperlo, ma di non preoccuparsene: ormai aveva raggiunto una certa età e nessuno aveva ancora osato chiamarlo così. Ed anche lo stesso Bianciardi si rifiuta di darne una definizione, anzi, ci fa capire che è proprio quell’indecisione, quella nebbia, quella sospensione che conferisce a quella parola e alla professione che sottintende un fascino che resiste nel tempo.

E pensare che fu un intellettuale anche lui, proprio nel senso pieno del termine, quasi fosse stato lui un fruitore delle sue lezioni: figlio della media borghesia, studi in una università famosa, ma non in una grande città, esordio nei giornali locali, poi la fatidica salita a Milano e il successo nell’industria culturale nazionale. Solo che il successo non significò la felicità di Bianciardi, ma provocò addirittura lo scoppio dello scontento, della delusione, del desiderio di tornare indietro, anzi di non esser mai partito dal suo mondo, da quella provincia, da quelle Quattro Strade dalle quali, a parer di tanti, non era mai riuscito a separarsi.
Continua

Backgammon: novità, storia e tradizione di un gioco

Il grande libro del backgammon di Dario De ToffoliLa storia del backgammon è proprio cambiata. È cambiata nel senso che oggi ne sappiamo molto più di ieri. La maggior attenzione del mondo accademico verso i giochi antichi, e in particolare verso gli antenati del backgammon, ha condotto a nuovi ritrovamenti archeologici, a studi filologici e anche a mostre e convegni che sono stati occasione di fecondi approfondimenti multidisciplinari. Basti citare che vent’anni fa tutte le storie del backgammon prendevano le mosse dai celebri tavolieri sumeri rinvenuti a Ur e databili al 2560 a.C.: ebbene oggi partiamo dal gioco egizio del Senet, le cui evidenze sono anteriori al 3000 a.C.

Certo non tutto è stato chiarito, molti collegamenti non sono ancora verificati e poi le nuove scoperte propongono nuovi interrogativi. In altre parole, c’è ancora tanto lavoro da fare. In particolare questo lavoro mi ha dato l’occasione di approfondire dettagliatamente le regole del Trictrac, la splendida variante che per un paio di secoli fu in auge presso la corte del Re di Francia: Sulla base di testi d’epoca ho anche ricostruito mossa per mossa un’intera partita.

Sono cambiate le regole? Be’, non esageriamo, le regole di gioco per fortuna sono rimaste le stesse. Ma sono state messe a punto norme internazionali di gara e per la prima volta vengono raccolte in un libro ampiamente motivate e commentate. Ne faranno tesoro non solo i tanti circoli che organizzano tornei, ma anche i singoli giocatori che potranno partecipare ai tornei stessi in modo molto più consapevole.
Continua

Bucarest, memorie di bimbi del sottosuolo

La città di sotto - Noir dell'Est di Riccardo BrunDella vicenda dei bambini che vivono sottoterra a Bucarest e di Miloud Oukili, il clown francoalgerino che ha dedicato loro la sua vita, negli ultimi tempi si parla molto. Ora esce nelle sale italiane anche un film di Marco Pontecorvo, dal titolo Parada, come l’associazione fondata da Miloud. Quando uscì La città di sotto, di Riccardo Brun, nel 2006, invece se ne sapeva pochissimo. Riccardo fu colpito dalla storia delle migliaia di orfani rumeni costretti a vivere sotto terra e a riscaldarsi con le tubature dell’acqua bollente, e ne ricavò un romanzo dolce e durissimo, in bilico fra reportage documentario ed elaborazione fantastica. Riportiamo di seguito l’intervista a Riccardo Brun apparsa sul Corriere del Mezzogiorno.

Per i napoletani attenti al panorama editoriale locale suona stranamente familiare il primo terzo di «Parada», il gran film d’esordio di Marco Pontecorvo sull’esperienza romena di Miloud Oukili e la nascita del primo centro circense per i cosiddetti boskettari, ragazzini che dormono nei sotterranei di Bucarest. Lo è soprattutto nella descrizione visiva dei canali, le fogne che ospitano durante le notti polari a migliaia i figli del boom demografico pompato dall’ex dittatore Ceaucescu. Dormono su cartoni stesi su grandi condutture umide e bollenti che riscaldano gli interni della “città di sopra”, si fanno luce con le candele e respirano colla in continuazione per superare la notte nel tanfo, poi continuano a farlo dal risveglio.
Continua

You’ll be okay: La mia vita con Jack (Kerouac)

Jack Kerouac, Columbia University, 1943Moriva in Florida il 21 ottobre di 39 anni fa Jack Kerouac, anima e ideatore della Beat Generation. Ma pur con tutto l’inchiostro e i bit versati finora per descriverne gesta e imprese, oltre che per tradurne gli scritti in molte lingue diverse, mancava un tassello sostianziale: la storia degli anni giovanili a New York, raccontata dalla sua prima fiamma, amica e moglie. Siamo nel 1940 alla Columbia University, laddove nacquero quelle amicizie storiche con Allen Ginsberg, William Burroughs e molti altri, come Neal Cassady, che poi sarebbero divenuti i personaggi mitici dei sui racconti. Lacuna ora colmata dalle memorie di Edith Kerouac-Parker, prima moglie di Jack - You’ll be okay: La mia vita con Jack - la cui edizione italiana, ricca di foto inedite, uscirà a breve nella collana Grande Sconcerto di Stampa Alternativa. E che offre un ritratto inedito del giovane Kerouac, impossibile da trovare altrove, perfino nei suoi stessi romanzi.
Continua

Lettere a Svetonio: il capo di cosa nostra si racconta

Lettere a Svetonio - Il capo di cosa nostra si racconta di Matteo Messina Denaro, a cura di Salvatore MugnoIl titolo del libro è Lettere a Svetonio (128 pagine, 12 euro) e l’ autore, indicato dalla casa editrice Stampa Alternativa, è il boss mafioso Matteo Messina Denaro, il capomafia di Trapani ricercato da 15 anni, condannato per omicidi e per la strage del 1993 a Firenze. Il volume, da pochi giorni in libreria, ha come sottotitolo “Il capo di Cosa nostra si racconta”, ed è curato da Salvatore Mugno, giornalista trapanese. L’operazione editoriale che sfrutta il nome del boss riporta le cinque lettere che il latitante ha inviato a “Svetonio”, che come scrive Mugno nella premessa, è “un amico di un tempo e nuovo corrispondente epistolare”.

Svetonio è il nome in codice dell’ex sindaco democristiano di Castelvetrano (Trapani), Tonino Vaccarino, in passato accusato di associazione mafiosa e la cui posizione era stata successivamente archiviata. Il nome del politico era stato trovato in alcuni “pizzini” sequestrato nel covo di Bernardo Provenzano. Le cinque lettere, che la magistratura ha sequestrato durante un’inchiesta su mafia e politica finalizzata alla cattura del boss, sono il “corpo” del libro dove Messina Denaro viene indicato come un killer-scrittore. Non solo, ma “ora il boss - scrive Mugno nell’introduzione - vorrebbe percepirsi come un personaggio di romanzo, simile a quel Benjamin Maulaussene, di professione ‘capro espiatorè, inventato dallo scrittore francese Daniel Pennac”.
Continua

In memoria di Luigi Gozzi, il drammaturgo delle Moline

Luigi GozziÈ morto a Bologna il drammaturgo Luigi Gozzi. Aveva 73 anni. Era passato dalle ricerche del Gruppo 63, alla sperimentazione degli anni 70, fino all’incontro tra palcoscenico ed elettronica. Aveva fondato il Teatro delle Moline. Daniela Morandini ne è stata allieva. E questo è il suo ricordo. Più che un ricordo.

Teatro delle Moline, Bologna, martedì 23 settembre 2008. In questa scatola nera, con due entrate/uscite in fondo, come nella commedia dell’arte, Luigi Gozzi ha lavorato per più di trent’anni, sulle parole della commedia, sulla fisicità dell’attore, sulla trasmissione del sapere. Qui sono cresciute almeno due generazioni di persone. Tra queste ci sono anch’io. Oggi, l’uscita di scena. O è una beffa?

Il suo volto, serio, proiettato sullo schermo. Dietro c’e’ la sua bara. Sul palcoscenico si sono riunite le voci di questo luogo. Marinella Manicardi, la sua compagna nella vita e sul lavoro. Lui, intellettuale austero e divertito. Lei, attrice, discepola, presenza autonoma e indispensabile. Antonia, Caterina, Francesca. Le tre figlie. “Le bambine”. Quando erano piccole, in questo teatro, il papà aveva regalato loro un armadietto dipinto di rosso, pieno di oggetti di scena, colori, pennelli, fantasia da portare in giro.
Continua

Successiva →