Alice Banfi, amazzone di questo tempo
Ho conosciuto Alice Banfi, dopo aver letto per tre volte il suo romanzo autobiografico Tanto scappo lo stesso. Il testo e l’autrice sono una cosa sola… È difficile trovare una narrazione senza scrittura, una narrazione fatta di voce e di carne: lingua viva, lingua di madre con i segni del corpo e delle pietre.
Alice è una ragazza meravigliosa e si è data forza come le amazzoni che si bruciavano le mammelle perché pare che questa pratica desse loro maggiore forza al braccio che avrebbe teso l’arco. E Alice s’è procurata ferite secondo quell’atavica costumanza, per meglio prepararsi ad imbracciare l’arco. Per la sua guerra. E con una forza micidiale ha lanciato le sue frecce trafiggendo i corpi, la carne, i nervi di tutti quelli presenti a Pitigliano. Ha lasciato una traccia, un segno, un riso, una speranza.
I tatuaggi di Alice sono come i tatuaggi spiraliformi ritrovati ancora visibili (in alcune tombe in Cina e Kazakistan ) nelle facce e piedi mummificati di donne guerriero e sacerdotesse della Luna. Cosa ci ha detto Alice? L’essere umano ha la possibilità misteriosa di capovolgere il suo atteggiamento, di passare dall’egoismo, che è la norma della sua vita quotidiana, alla compassione; quando ciò avviene, egli agisce moralmente e, cosa rilevante, trova la sua felicità…
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Stampa Alternativa al Copyleft Festival di Arezzo
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri da anni è impegnata nella promozione della cultura libera tanto da aver adottato una licenza Creative Commons per diverse sue pubblicazioni (si veda in proposito il progetto Libera Cultura). Per questo ha accettato volentieri di partecipare al Copyleft Festival in qualità di partner e di vedere presenti all’interno del programma due dei suoi autori:
- venerdì 12 settembre, ore 16
Pericle Camuffo, autore di United Business of Benetton. Sviluppo insostenibile dal Veneto alla Patagonia. Insieme all’autore sarà presente Marcello Baraghini, direttore
editoriale di Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - venerdì 12 settembre, ore 18
Antonella Beccaria, autrice di Uno bianca e trame nere. Cronaca di un periodo di terrore. Insieme all’autrice sarà presente Bruno Fiorini aka Kai Brian che fa
parte dell’ensemble narrativo Kai Zen
Fuga e routine
Effettivamente, avevo vissuto momenti migliori. Ma non avevo la disposizione d’animo per muovermi a pietà. Il problema del numero di Sécu mi stava minando la mente, l’impiegata antillana minacciò di chiamare la polizia e non era la prima volta che mi succedeva. Chissà se avevano il diritto di arrestare uno senza numero di Sécurité sociale! Bel dilemma per un povero brigadiere che si ritrova a dover ammanettare un fantasma.
Davanti a quale Corte bisognava trascinarmi? Ad esempio, il giorno in cui, come d’abitudine, saltai la sbarra e arrivarono i controllori. Brutta gente i controllori, gli insegnano a essere iene. Per farla breve, fecero intervenire la polizia. Mi rimase impressa la loro faccia sbalordita, quando il poliziotto con la radio ordinò agli altri di lasciarmi andare immediatamente e per di più senza il biglietto. C’era stato un problema di competenza giuridica. Da quel giorno mi accanivo a farmi pescare dai controllori, mi piaceva troppo lo stato d’impotenza in cui li cacciavo. Mi facevano viaggiare gratis purché me ne restassi fantasma. C’era certamente un limite a tutto ciò, sennò mi sarei messo a rapinare banche.
Tornai a casa senza averne voglia. Era in un quartiere ricco, come si diceva, ma io non avevo mai visto niente che brillasse. Da qualche tempo, quella stanza sotto i tetti era diventata un porto di mare. Passavano da lì tutti quelli che non dormivano bene. Nel bordello lampeggiava la spia della segreteria. Afferrai una birra dal frigo e andai a schiacciare il bottone. Era una voce sconosciuta, che con la distorsione del nastro sembrava quasi un belato monocorde. Non ricordo più il suo nome, comunque era un avvocato e diceva pressappoco cosi: «Suo padre si trova attualmente in carcere, l’accusa è di tentato omicidio, si metta in comunicazione con il nostro studio». Mi veniva da ridere, ma non capivo da dove poteva venire lo scherzo. Tentato omicidio, feci il conto… in carcere a 77 anni! Finii la birra e telefonai.
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Coca Cola: le violazioni contro i lavoratori
Tratto dal dossier di Terrelibere. Per notizie aggiornate, si rimanda al corposo dossier della REBOC scaricabile dal sito Nococacola.info, nonché alle accuse dell’International Labor Rights Fund e al Rapporto della commissione indipendente d’inchiesta di New York City sulla Coca Cola in Colombia pubblicato sempre su questo sito.
Lavoratori assassinati
- 1986: Héctor Daniel Useche Beron (Nestlé of Colombia)
- 1989: Luis Alfonso Vélez (Nestlé of Colombia)
- 1993: Harry Laguna Triana (Cicolac Ltda)
- 1994: José Eleaser Manco David (Coca Cola), Luis Enrique Giraldo Arango (Coca Cola)
- 1995: Luis Enrique Gomez Granada (Coca Cola)
- 1996: José Manuel Becerra (Cicolac Ltda), Toribio de la Hoz Escorcia (Cicolac Ltda), Alejandro Hernandez V. (Cicolac Ltda), Isidro Segundo Gil Gil (Coca Cola), José Libardo Herrera Osorio (Coca Cola)
Lavoratori sopravvissuti ad attentati e costretti a rifugiarsi all’estero
- 1990: Antonio Rico Morales (Nestlé of Colombia)
- 1995: Víctor Eloy Mieles Ospino (Cicolac Ltda)
- 1996: Gonzalo Gómez Cervantes (Cicolac Ltda), Adolfo Cardona Usma (Coca Cola), Gonazlo Quijano Mendoza (Beta Ltda)
- 1998: Rafael Carvajal (Coca Cola)
Pitigliano 2008 parte oggi da Mantova
Comincia oggi l’edizione 2008 del Festival della Letteratura Resistente e questa scelta concretizza un lavoro di sinergia tra Stampa Alternativa e Rete 180 durante tutto l’anno che ha segnato l’anniversario della Legge 180. Nel Club 180 in via Monte Grappa, proprio di fronte al Parco di Palazzo Te, verranno presentati due dei libri che Marcello Baraghini ha messo nel catalogo 2008 per ricordare, alla sua (e nostra) maniera, la Legge che ha chiuso i manicomi e che ha riportato la cura della malattia mentale nel circuito della civiltà.
Ci sarà Alice Banfi col suo Tanto scappo lo stesso che ormai è un classico e un cult che testimonia con la leggerezza del paradiso il viaggio all’inferno di ricoveri psichiatrici subiti ripetutamente in luoghi di chiusura e di segregazione. E tutto questo non trent’anni fa e non nel terzo mondo, ma quasi in diretta nel tempo attuale e nell’ospedale della città di Milano.
E ci sarà Gianna Schiavetti, un’eterea settantenne senza età con la forza di un’adolescente, autrice di La schizofrenia non esiste, e se esistesse io vorrei averla: questo libro è il diario surreale e concreto allo stesso tempo, dei trentatre Trattamenti Sanitari Obbligatori che l’autrice ha subito negli ultimi dieci anni. TSO: per la maggior parte delle persone è una sigla senza significato, ma per alcune rappresenta il problema principale dell’esistenza, l’incubo con cui si confrontano di giorno in giorno.
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“Vent’anni son già troppi”, un diario-romanzo
Il gravissimo episodio che ha visto il suicidio di uno studente del Liceo Beccaria di Milano, riapre uno squarcio sul disagio giovanile a Milano.
Nel 2007 in provincia di Milano i tentativi di suicidio fra i ragazzi dagli 11 ai 19 anni sono stati 700, e il 4% della popolazione minorenne avrebbe dichiarato progetti suicidari.
Il diario-romanzo, scritto dall’autrice a 19 anni, Vent’anni son già troppi, affronta in maniera cruda e poetica la questione del disagio giovanile, vissuto dall’interno. L’autrice, Monica D’Ambrosio, storica attivista ambientalista e animalista, scrittrice genovese, milanese di adozione, ha lasciato questo diario sanguigno scritto nel periodo dell’adolescenza.
La prefazione è di Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale di Milano, a lungo Presidente del Tribunale dei Minorenni di Milano, esperta del disagio giovanile e autrice a sua volta di importanti testi sull’argomento. L’introduzione è di Stefano Apuzzo, già deputato dei Verdi, esponente ambientalista e giornalista. Il libro percorre la tortuosa strada di una ragazzina molto sensibile che vive con un branco di cani. La giovane non si è mai arresa al mondo degli adulti, alla violenza e alla sopraffazione nei confronti degli animali e dei più deboli. La lotta con l’angoscia è un impegno quotidiano alla ricerca di una via d’uscita al “mal di vivere”. Molti genitori che hanno figli che vivono il disagio psicologico o particolarmente sensibili, troveranno nel libro molte risposte e utili spunti di riflessione.
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Lo sport in Cina: l’uomo e il cosmo in relazione
Come nel modello cinematografico del wuxiapian (genere cinematografico epico cinese, ndr), la dimostrazione dell’abilità fisica è un aspetto fondante la cultura cinese. Il corpo è il mezzo tramite il quale si rappresenta l’idea di un mondo, la sua logica e il bisogno che esso ha di unione e regolamentazione. Inevitabile dunque riflettere sullo sport e le attività fisiche in Cina nel 2008, l’anno delle Olimpiadi.
La via cinese alla scaramanzia
Numerosi commentatori sostengono che la data scelta non sia casuale: le competizioni iniziano l’8 agosto 2008 alle otto di sera (8/8/8/8). Questo è in fatti il numero fortunato che rappresenta il serpente, il ciclo infinito, nel kundalini (filosofia che nasce in India e che si è diffusa poi anche in Cina, ndr). Su molti blog e siti d’informazione popolare iniziano i primi sintomi di superstizione: gli scontri in Tibet sono avvenuti il 14 marzo (1 + 4 + 3 dà proprio 8), il terremoto nello Sichuan il 12 maggio (1 + 2 + 5, stesso risultato). Scaramanzie e riti a parte, la Cina si appresta a vivere con grande intensità quest’avvenimento. Lo sport è aspetto centrale della cultura del paese asiatico da almeno 4.000 anni. Dai tempi della dinastia Zhou (1066-771 a.C.) ad oggi, si sono succeduti forme arcaiche di culturismo e tiro con l’arco, jiaodi (sorta di lotta libera) e jujitsu, polo e calcio.
Lo sport e la comunità
Una storia legata ad una diversa concezione dello sport. Mera celebrazione del fisico nella cultura Occidentale da Atene in poi, completezza dell’essere umano nell’unione con il Cosmo in quella Orientale. Nella Cina comunista il sostrato filosofico religioso diventa etica politica: il singolo non eccelle per sé stesso,ma come parte dell’intera comunità. Una particella che esalta il tutto. Dal 1995 il Governo ha promosso un programma nazionale per la diffusione e la pratica delle attività fisiche: si contano 620.000 tra palestre, stadi e piscine.
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Bianciardi com’era a Grosseto: incontro con Isaia Vitali
Oltre ad esportare il cineforum, Bianciardi pensò anche a portare i libri della Chelliana ai minatori servendosi del bibliobus. Il vecchio furgone Fiat lo recuperò dal Comune e con un paio di amici sistemò gli scaffali in cui mettere i volumi della universale Rizzoli, vocabolari, grammatiche, libri scientifici della Mondadori, una Bibbia e un Corano. Tra gli “autisti” anche lo scrittore Cassola, che nella biografia di Corrias ricorda che Bianciardi si era inventato anche la rima: «Questo è il bibliobus Chelliana che viaggia una volta a settimana».
Luciano diventò amico di molti minatori, e insieme a Cassola iniziò a scrivere di quel mondo. Erano anni di scontri, lotta contro i padroni e rivendicazioni. Erano durissime le condizioni di lavoro nella vecchia miniera di lignite a Ribolla, che la Montecatini stava smo-bilitando. Soltanto due pozzi su cinque erano rimasti in funzione. E durante uno sciopero contro i licenziamenti, nell’aprile del 1953, quarantacinque operai che si erano calati giù e non volevano uscire, per protesta contro un’ondata di licenziamenti, erano stati tirati fuori incate-nati dai carabinieri. Luciano raccoglieva biografie, intervi-stava la gente.
Lo scoppio di grisou, la tragedia di Ribolla segnò quella generazione. Sulla rivista Il Contemporaneo, Bianciardi pubblicò nel 1954 l’articolo “Ira e lacrime a Ribolla”:
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