L’imbroglio sul termine radicale e l’imbroglio di cui sono vittima i radicali
L’articolo che segue, di Beppe Lopez, è tratto dal sito internet www.infodem.it. A colpire il titolo: Ci imbrogliano persino sul termine “Radicale”. Lopez è giornalista di antico pelo: è stato tra i fondatori di “Repubblica”, per una ventina d’anni è stato giornalista parlamentare; e nel suo curriculum anche l’attività di editorialista e inviato di economia per “Il Globo” e i “Quotidiani associati”.
È anche autore di un libretto, pubblicato nella collana “Eretica” di Stampa Alternativa: La Casta dei giornali (così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici). Libretto di molti pregi, e probabilmente per questo è stato per lo più ignorato. Ma per tornare all’editoriale. Chi è interessato lo potrà leggere in coda a queste riflessioni a margine. Il discorso di Lopez in realtà va al di là dell’imbroglio che si denuncia nel titolo, il suo è un discorso interessante sul modo di fare (o di non fare) informazione, televisiva e non, riflessione più che mai opportuna e necessaria; benvenuta, e non ci si può che augurare che non resti una voce isolata nel deserto. Si deve però confessare che quel titolo, chissà, forse per una sorta di riflesso pavloviano ad altro ci faceva pensare.
E in particolare all’”imbroglio” che si perpetua da anni, dell’esproprio del termine radicale inteso come sostantivo e non come aggettivo. Da anni si parla e si scrive di “Sinistra Radicale”, e così s’intendono quelle formazioni politiche che vanno dal gruppo di Fabio Mussi a Rifondazione Comunista, dai Comunisti di Oliviero Diliberto e Marco Rizzo ai Verdi. Per la “Casta dei giornali” e dei giornalisti, sono loro “sinistra radicale”, e con buona pace dei Radicali cui non solo viene impedito di comunicare, ma si vedono privati sistematicamente e scientificamente anche della loro identità. E prova ne sia il fatto che le rare volte che si riferisce delle loro proposte e si dedicano loro avanzi d’informazione, si ha cura di specificare “i radicali di Pannella e Bonino”. Insomma: non solo i radicali non esistono e non devono esistere, ma “altri” devono figurare come “radicali”. Il radicale Pannella, la radicale Bonino, non si deve sapere cosa dicono, fanno, propongono.
Al contrario, altri, che radicali non sono, vengono accreditati come tali, e quel che dicono e fanno viene arbitrariamente diffuso con quel “timbro”. Accade così che chi – come chi scrive, e quanti si trovano nella stessa condizione – si onora di appartenere allo schieramento liberale, liberista, libertario e laico e ha in tasca da qualche anno la tessera radicale, sia espropriato ogni volta che qualcuno, per definire la sinistra comunista, parla di “sinistra radicale”, sia espropriato dei suoi valori. E’ troppo chiedere che sia dato del radicale ai radicali, del comunista a chi si fregia e rivendica questo titolo, che chi scrive articoli sui giornali applichi questa banalissima regola? Parrebbe di sì. La cosa bizzarra – e che pure un giorno dovrebbe essere spiegata – è che sono solo i radicali a protestare per l’esproprio di cui sono vittime. I Diliberto (indimenticabile la sua elegante definizione dei radicali, descritti come “rogna”), i Giordano e i Pecoraro Scanio, non hanno mai fiatato. Non hanno mai obiettato al cronista politico che sbrigativamente li definiva “Sinistra radicale”: “No, guardi, lei si sbaglia: noi siamo sinistra comunista”.
Il titolo di comunista veniva (e viene) orgogliosamente rivendicato. Poi però incassano senza batter ciglio d’esser definiti “radicali”. E in questo “imbroglio” finisce col caderci anche Lopez. Si citano Antonio Di Pietro e Marco Travaglio, emblemi di quanti sarebbero vittime di un utilizzo distorto e deformato del termine “radicale”. Con efficacia si chiarisce “una buona volta, una cosa da noi ampiamente ignorata e offuscata: esiste una radicalità dei modi e appunto delle parole, e invece una radicalità della sostanza e dei contenuti”. E, come s’è detto, si tratta di lettura interessante, su cui conviene riflettere. Quanto all’imbroglio di cui sono vittima i radicali (quelli di Pannella e Bonino), non se ne scorge cenno; eppure meriterebbe: è la punta di un iceberg-imbroglio, con implicazioni molto più ampie di quanto a prima vista possa apparire. Sarà, si spera, per la prossima volta.
(Notizie radicali, 23 settembre 2008)
(Questo articolo è stato pubblicato su Infodem lo scorso 24 settembre.)
Commenti
3 commenti to “L’imbroglio sul termine radicale e l’imbroglio di cui sono vittima i radicali”
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BRAVAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!
COMPLIMENTI, COMPLIMENTI E COMPLI-MENTI!
Non ho altro da dire, ti abbraccio tanto!
Alice Banfi.
ma cazzo… è possibile che sbatto i commenti sempre nel posto sbagliato????!!!!!!
Comunque il commento precedente era per Raffaella Ferrè.
Credo sia l’anti spam che mi incasina… ogni volta devo prendere il pallottoliere!
Alice Banfi.