Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 1

Il corridoio come un treno di Alice BanfiPrimo giorno: Mantova giovedì 4 settembre, sede di Rete 180, La voce di chi sente le voci. Arrivo, lo spazio all’aperto è già pieno di gente, incontro qualche amico, abbracci, saluti… Apro il mio valigione a rotelle, trolls, troller, come diavolo si chiama! Tiro fuori le magliette stampate con il manifestino del festival, trovo un buco su’n banchetto e le affido alle ragazze di “Depression is Fashion!”. Guardo il banchetto dei libri, vedo quello di Gianna, quello di Peppe, altri e il mio… poche copie, l’avevo previsto! Eh! Eh! (Vecchia volpe trentenne!)

Così estraggo una decina di libri dal mio troller, infine tiro fuori il mio fantastico tutù di tulle rosa doppio strato e lo infilo sopra ai pantaloni. Sono pronta … mmm … manca qualcosa: La Birra! Mi indicano un bar, corro, compro tre birre, ri-corro indietro, arrivo e incontro Simona!

“Dottoressa! Quanto tempo! L’ho aspettata tanto”.
“Ti avevo detto che sarei venuta, ma non sono dottoressa!”.
“Ma sì, dottoressa, come sta?”
“Bene, bene… Sai dove posso mettere le birre?”
“Ma certamente, dottoressa, gliele metto in frigo”.
“Grazie, Simona”.
“Si figuri, è un piacere!”.

Mi allontano con il mio tutù svolazzante, birra in mano e sigaretta in bocca. Bevo, fumo, fumo, bevo… Mi guardo in giro, Carlo mi aspetta per l’intervista.
“Un attimooo!”, lo faccio aspettare, ri-fumo, ri-bevo, ri-fumo.
“Eccomi!”.

Entro in radio, mi siedo di fronte a Carlo e accanto a Baraldi. Non fa a tempo a partire l’intervista, che sto già parlando…
Concludo dicendo una cosa totalmente fuori luogo, ma va bene io sono così!
(Giorni dopo riascolto l’intervista, mi sento un’idiota ma mi consolo con la battuta iniziale di Baraldi!)
Subito dopo entra Gianna, è bellissima, vestita di gran gala, una vera signora. La sua intervista mi piace molto… Gianna mi piace molto!
Seguono le altre, ma mi dileguo saltellando in cerca di Simona.

“Simona, scortami in cucina”.
“Ma certo, dottoressa, mi segua”.
Non siamo in uno spazio enorme, ma rischio comunque di perdermi… Ricalco ogni passo di Simona e arriviamo in cucina, in frigorifero: le mie amate birre, ne prendo una, mi giro… “Simonaaa?”. Non c’è.
Cerco di uscire, sbaglio strada tre volte girando su me stessa…
Oh! Sono fuori…
Comincia la presentazione. (Fischia! Quanta gente).
Sono seduta tra Gianna e l’opinionista, a chiudere la trinità c’è il fantastico Luigi Benevelli e dall’altra Baraldi che dirige lo show, con una rigida griglia da cui, scoprirò, non si può uscire. Non manca certo Baraghini, mio capotreno.
Alle nostre spalle l’unico e irrepetibile Carlo a farci domande.
Parliamo tutti, interviene anche Giovanni Rossi che non faccio a tempo a salutare… (Ciao Giovanni!)
Momento magico: io e Gianna avviciniamo i nostri crani, in contatto i superneuroni e cantiamo, “Felicitààà, ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo quaaa!”.

Riparte Carlo serratissimo con le sue domande. Mentre gli altri rispondono, io fumo, bevo un sorso di birra cercando di nascondermi dietro al tutù di tulle, poi cominciano a ronzarmi attorno centinaia di zanzare assatanate: paranoia!
Faccio notare all’opinionista che vogliono mangiarsi anche lui.
L’opinionista ne ha una che svolazza davanti al naso, lo vedo sudare pietrificato…
Non sento più le voci degli altri, solo il ronzio delle zanze. “Ora basta!” prendo l’autan dalla borsa e comincio a spruzzarmelo ovunque, “ops” devo rispondere a una domanda! Tra autan, zanzare sigarette e birra non ho sentito…
“Carlo dicevi?”
Rispondo, poi parla Baraldi… Alzo la mano: “Scusate, non so se chiederlo allo psichiatra o all’editore: posso andare in bagno?”
Mi viene concesso di correre al cesso… (rima involontaria).
Torno a sedere, vorrei leggere un pezzo per ricollegarmi a Benevelli che ci ha parlato del manicomio al femminile.

“Scusate vorrei leggere un breve…”.
Baraldi: “No, non ci stiamo nei tempi… poi ti spiego”.
A microfono spento urlo: “Baraldi, sei proprio uno psichiatra!” e a Benevelli, “Beh anche tu però!”
“Sì, ma io sono in pensione”
“Ah, allora non sei più pericoloso!” e ridiamo.
Si conclude così la presentazione.
Mentre cominciano a cantare e suonare Alessio e Rocco, “e ti chiamaron matta”, Baraldi mi spiega!
“No, perché, vedi la gente ha fame, poi dopo c’è lo spettacolo su di te…”
“Sì, ma va bene non mi devi spiegare”.
“No ma perché…”
“Enrico, non mi devi spiegare niente, va bene così”.
Enrico non è uno psicantropo, è solo un po’ ansioso.

La serata si conclude con due splendide picee di Sabrina e Claudio.
Guardo per la prima volta Sabrina che interpreta me… Mi accovaccio, mi vedo dal di fuori. Gli occhi mi si gonfiano di lacrime, è bravissima, forte, espressiva. Finisce e corro ad abbracciarla.
Parte Claudio a recitare e far capriole, ma io cerco il mio secondo strato di tutù… l’avevo dato a Sabrina ma lei non l’ha usato, mi volto, “Eccolo!” sulla testa di Baraghini a mo’ di cappello, sembra un pavone, gli dona proprio!
La prima giornata è terminata, ma mi aspetta un duro risveglio.

Continua…

2 thoughts on “Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 1

  1. Alice sei un raggio di sole.
    Come sempre, come nel tuo libro e nei tuoi racconti di quella sera a Mantova, sdrammatizzi, ironizzi e sai ridicolizzare un vissuto doloroso.
    Ti abbraccio a distanza…
    Mi ha fatto un immenso piacere conoscerti e vedere quanto la tua forza lascia il posto alla tua fragilità.. che è quella di tutti.
    un abbraccio forte.. e aspetto il tuo prossimo libro..
    Ogni altro commento sarebbe superfluo.
    valeria

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