“Il romanzo di una matta che ci fa ridere”

Alice BanfiIl salone immenso dello “Spazio Rinascita”, alla festa democratica di Firenze, è pieno di libri di tutti i generi e per tutti i gusti e in due punti differenti del salone un libro, il mio, Tanto scappo lo stesso, l’unico di Stampa Alternativa presente. La presentazione su un mega palco con alle spalle il simbolo del Partito democratico, microfoni altissimi, un simpatico giornalista a presentarlo con me. Un mini- giornalista, magro e basso più di me, niente scale per salire sul palco: ci siamo arrampicati, poi seduti, noi due soli, minuscoli tra cose giganti.

Ore 19.30: tutti sono a mangiare, 1500 metri quadrati di salone del libro semi deserti, ad ascoltarci una decina scarsa di persone. La presentazione va comunque bene. Subito dopo corro a mangiare anche io assieme a Roberto, il mio propapà. Vengo inseguita da tre persone che mi stringono la mano e mi chiedono la dedica sul libro. Finisco velocemente di mangiare, torno alla fiera del libro, è inondata di persone, di lettori. “Cazzzzooooo!”

Mi metto accanto ai miei libri e appena qualcuno si ferma a dare un occhiata attacco a parlare… davvero da matta! Li inseguo. “Non sapete cosa vi perdete! Un best seller! Parla di questo e questo e quest’altro! Poi potete avere la firma dell’autrice! Vale ancora di più!” Forse loro son più matti di me perché li convinco tutti, comprano e mi fanno firmare.

È tardi, torno nel misero Grand Hotel da 350 euro a notte (la prossima volta mi porto una tenda e mi faccio dare i soldi della stanza). Sveglia prestissimo… insomma alle 8.00, per me è da folli! Colazione razzo e corsa in stazione. Roberto compra il Corriere della Sera Fiorentino, lo sfoglia. “Non c’è niente”. Cambio treno, mi addormento. “Svegliati! Dobbiamo scendere!”, tuona la voce di Roberto.

Mi alzo, sudata, rincoglionita e con la vescica al limite. Altro treno e poi siamo a casa. Lo aspettiamo seduti su una panchina. Fumo, sono esausta. Roberto mi porge il Corriere, prima pagina della cultura: foto delle miss poi un articolo: Letteratura: “Il romanzo di una matta che ci fa ridere”. Bel articolo, breve ma intenso. Sorrido, arriva il treno e finalmente sono a casa.

Ah, l’articolo, firmato da Mauro Bonciani, dice così:

Alice è forte come il dragone tatuato che le attraversa il corpo. Alice è matta, come dice stracciando il politicamente corretto. Fuma in continuazione, come nelle pagine del libro, parla, spiega ma interroga. “Tanto scappo lo stesso”, sottotitolo “Romanzo di una matta” (ed. Stampa Alternativa, 10 euro) è la storia di Alice, che non attraversa il paese delle meraviglie, ma quello dell’incubo dei reparti psichiatrici dove assieme alle camice di forza farmacologiche si legano le persone (se li chiami pazienti, Alice ti guarda male) ai letti per ore e giorni. Tecnicamente si chiama contenzione, in concreto è una violazione dei diritti e della libertà personale molto più frequente di quanto si creda. Il disagio psichico non deve essere una condanna, racconta con sincerità e (auto)ironia Alice Banfi; basta saper ascoltare, accettare la diversità. La storia di anni dentro e fuori i reparti, della lotta per scappare e affermare la propria individualità, scorre tumultuosa. “Io ce l’ho fatta”, scrive Alice. E perché altri possano farlo, perché non si ignorino i tanti piccoli manicomi pubblici e privati, Alice ci fa ridere e piangere. “Chi è il matto in questa storia?”

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