Coca Cosa: in conclusione boicottala

Coca Cosa? Conoscerla per evitarlaLe notizie sul boicottaggio sono tratte in particolar modo dal sito italiano della campagna di boicottaggio, il già citato Nococacola.info curato dalla REBOC. Di fronte a queste ingiustizie, cosa può fare il singolo? Unirsi alla moltitudine e aderire, come meglio può e crede, al boicottaggio internazionale. La cosa più semplice e ovvia da fare è innanzitutto non acquistare prodotti Coca Cola (che in Italia ricordiamo essere: Coca Cola, Fanta, Sprite, Nestea, Bonaqua, Kinley, Beverly, Minute Maid, Powerade e Ice Lemon) e far sapere all’azienda di questa scelta (ad esempio scrivendogli una lettera o mandandogli una mail).

Un’altra piccola azione possibile è quella di firmare la petizione reperibile sul solito sito della campagna italiana di boicottaggio della Coca Cola, unendo il proprio nome alle oltre 13mila persone (dati aggiornati al dicembre 2004) che hanno già sottoscritto l’appello. Un passo in più sarebbe quello di aderire direttamente alla raccolta firme, scaricando dal sito il modulo per la raccolta per utilizzarlo nelle scuole, nelle associazioni, per le strade, sul posto di lavoro. Per finire con i materiali scaricabili, sono qui presenti dei simpatici adesivi anti-Coca Cola da stampare su fogli di carta adesiva (si consiglia di incidere il retro con un taglierino, per un più facile utilizzo).

Essenziale è l’azione di controinformazione. Informare cioè quanta più gente possibile, con ogni mezzo lecito possibile, dell’esistenza e delle ragioni del boicottaggio. La maniera più semplice e classica è quella del volantino, da distribuire ovunque, specialmente laddove s’incontrano i giovani, principali consumatori della bevanda: scuole, piazze, biblioteche… La fantasia può fare poi il resto: dall’aggiungere due righe e un link in calce alla propria mail o nel proprio sito Internet che rimandi alla campagna di boicottaggio, agli appelli lanciati per radio, dal convincere un gestore di bar amico e soprattutto sensibile a sostituire la bevanda con un’altra motivando la scelta ai clienti, alla creazione di significativi cartelli da portare alle manifestazioni, dalla sensibilizzazione nelle scuole durante le assemblee autogestite ad altro ancora.

L’informazione sull’affaire Coca Cola ha già dato i suoi importanti risultati, convincendo numerose amministrazioni comunali e circoscrizionali – da Empoli a Roma, a numerosi altri centri – a bandire dai propri distributori i prodotti della multinazionale e ad assicurare i cittadini che mai più si accetteranno promozioni e sponsorizzazioni della multinazionale. Con più persone le iniziative, oltre a riuscire infinitamente meglio, possono dilatare ulteriormente il campo d’azione. Se già molti sono i banchetti che ‘addobbati’ di poster, cartelloni e quant’altro – informano delle ragioni del boicottaggio nei centri storici delle città come in quelle cattedrali del consumo che sono i centri commerciali, molte altre sono le iniziative, con più o meno visibilità mediatica, in atto. Tra le numerose, ricordiamo il sistematico boicottaggio del Coca Cola live @ MTV.

Le proteste hanno infatti accompagnato la multinazionale nella sua tournée organizzata col noto canale televisivo; da Firenze a Napoli, da Palermo a Rimini, da Milano a Roma, le accese proteste per la situazione in Colombia hanno ribaltato la visibilità dell’evento a danno della Coca Cola, che vedeva nel concerto una facile pubblicità rivolta ai giovani. È da pensare che la stessa MTV per le sue sponsorizzazioni scelga in futuro partner più eticamente credibili, o per lo meno non così globalmente contestati… Sul piano della resistenza creativa, si segnalano infine due interessanti iniziative. La prima è uno spettacolo teatrale titolato Senor Monserrate e i coniugi Coca Cola: Una storia tragica, raccontata con leggerezza e talento, sul lavoro e le lotte del sindacato colombiano SINALTRAINAL, messo a dura prova dalla politica delle multinazionali straniere (per informazioni: cinqueanelli@tiscali.it). La seconda è un’esposizione d’arte, Artisti contro la Coca Cola, tenutasi nel febbraio 2005 al Forte Prenestino di Roma: la sensibilità delle diverse arti – fotografia, fumetto, scultura, installazione, pittura, video, ma anche danza, teatro e musica – ha indagato con sguardo estetico quanto critico la realtà che si cela dietro la maschera pubblicitaria di una delle più note multinazionali. Un’iniziativa, questa, che speriamo sia spesso emulata e riproposta, vista l’indubbia efficacia comunicativa del medium artistico.

Un’azione diretta negli USA

Da KillerCoke.org. 19 aprile 2005, Wilmington (Delaware) Le questioni sollevate dalla Campaign to Stop Killer Coke e dai suoi aderenti hanno contraddistinto l’assemblea degli azionisti Coca Cola che si è tenuta il 19 aprile a Wilmington, nel Delaware. La Coca Cola, consapevole che per il 19 aprile erano in preparazione azioni di protesta e messa alle strette da una campagna di boicottaggio che si estende ogni giorno di più in tutto il mondo, ha cercato di giocare due carte a sorpresa. Primo: ha annunciato lo stanziamento di un fondo sociale di 10 milioni di dollari a favore delle vittime della guerra in Colombia. Secondo: ha pubblicato i risultati di una inchiesta ‘indipendente’ sugli impianti di imbottigliamento in Colombia, che lei stessa ha commissionato (e pagato) alla Cal Safety Compliance Corporation (CSCC). Ovviamente dall’inchiesta risulta che nessuna azione disciplinare impropria è stata riscontrata contro lavoratori da parte dei supervisori e manager degli impianti. Nessuna minaccia da parte del management è stata scoperta o tentativi di attaccare e intimidire un lavoratore perché affiliato a un sindacato, o per essere un attivista sindacale o un dirigente sindacale.

Rispetto al primo punto, lo rivendichiamo come conquista della campagna di pressione e boicottaggio intrapresa a livello internazionale, ma poiché non sono ancora state soddisfatte le richieste principali della campagna (fine della repressione antisindacale, risarcimento integrale delle famiglie delle vittime, individuazione dei responsabili e loro condanna, accordo sindacale che ristabilisca corretti rapporti sindacali e condizioni di lavoro eque sottoposte a monitoraggio indipendente), siamo più determinati di prima ad andare avanti. Rispetto al secondo punto, consideriamo offensivo nei confronti delle nostre intelligenze il tentativo di Coca Cola Company di far passare come ‘indipendente’ una indagine condotta da una società a scopo di lucro pagata dallo stesso soggetto indagato… Insomma, le due carte a sorpresa non erano certo degli assi, e il successo delle proteste è stato sancito dal quotidiano londinese “Financial Times”, secondo cui l’assemblea annuale della Coca Cola (…) aveva più l’aspetto di una protesta studentesca. Il presidente Neville Isdell ha dovuto fronteggiare due ore di interrogatorio ostile da parte di azionisti attivisti (…). La gran parte della critica era puntata sul coinvolgimento di Coca Cola nell’assassinio di leader sindacali in Colombia. Altre rivendicazioni comprendevano lo sfruttamento delle già scarse risorse idriche in India, pubblicità di bevande ‘spacca-denti’ diretta ai bambini e abuso di plastica inquinante (…) gli azionisti ordinari erano chiaramente irritati per l’andazzo dell’assemblea. L’amministratore delegato Neville Isdell ha risposto a ognuno dei nostri interventi con tre minuti di “ti sbagli”, “le tue informazioni sono errate” e “non abbiamo fatto niente di sbagliato”.

Sul sito della campagna di boicottaggio è possibile scaricare la rassegna stampa internazionale sulla (contestata) assemblea, nonché un documento dell’United Students Against Sweatshop (Studenti Uniti contro lo Sfruttamento) che spiega nel dettaglio perché l’inchiesta di CSCC non è degna di alcun credito.

Le uscite precedenti:


AA.VV., Coca Cosa? Conoscerla per evitarla
Collana Millelire/UnEuro
La scheda su Libera Cultura

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