Un errore che riconosciamo e di cui ci scusiamo
Dobbiamo segnalare un errore di riproduzione sulla copertina di una nostra pubblicazione. È successo con il libro Farmakiller - Business, follie e morti in nome della medicina e della scienza di Stefano Apuzzo e Marcello Baraghini e il problema non sta nei contenuti, ma nella copertina: su di essa, infatti, è riportato un prodotto e la riproduzione, pur modificata graficamente, avrebbe dovuto essere sostituita prima di andare in stampa, cosa che non è avvenuta per una pecca operativa interna. E così ci scrive l’azienda, la ESI S.p.A. di Milano, per farci notare che:
la ESI S.p.A. non è, né è mai stata, un’azienda farmaceutica (non avendone autorizzazione ed in ogni caso interesse commerciale) bensì da oltre trent’anni è un noto produttore, a livello nazionale ed internazionale, di prodotti fitoterapici e dietetici, realizzati con prodotti naturali e componentistica che nulla ha da spartire con i medicinali tradizionali. [Inoltre], con sacrifici e per anni, ha inteso sviluppare prodotti a basi vegetali e naturali alternativi alle formule aggressive della farmaceutica tradizionale.
Ci teniamo dunque a scusarci con la ESI S.p.a. alla quale abbiamo già scritto, per tramite dello studio legale che la segue, per precisare che:
- abbiamo già dato disposizione di bloccare la vendita del libro e ritirare le copie invendute, sia presso le librerie che presso i magazzini dei distributori regionali
- i volumi ritirati saranno lavorati sostituendo la copertina con una nuova, che invieremo all’azienda milanese preventivamente in visione
- per quanto attiene la promozione a mezzo internet, ricercheremo nei siti le immagini in merito alla suddetta pubblicazione chiedendone la temporanea cancellazione e la successiva sostituzione con quella della nuova copertina
Santa Precaria e l’Atipica Estate / 1
Mi chiedono perché non scrivo e siccome sarebbe troppo lungo spiegarlo, eccomi qua, scrivo. In questi giorni non sto facendo niente di particolare tranne che passeggiare, guardare La Signora in Giallo e studiare studiare studiare. Studio, precisamente, queste cose qua. Sto male, di norma, mezz’ora al giorno, cosa che mi sembra accettabile. La mia piccola tribolazione assume forme nuove ogni 24 ore, forme che non consento una rapida diagnosi del problema, per quanto l’appuntamento sia prevedibile. Nell’ordine, fino ad oggi mi sono capitati: 21 morsi di zanzara particolarmente gonfi, un ascesso sul dente, una caduta in via Luca Giordano, un lividone gigante, mal di testa e mal di pancia. Mamma non ti preoccupare: a tutte queste cose ho trovato pronto rimedio, ho comprato l’antizanzare, la penna all’ammoniaca, il fastum gel e il Boss ha detto che mi fa benedire dal primo prete ricchione che trova. Scongiurati i rischi fisici capirete che il panico ha trovato un facile varco nella mia testa vuota: anche per questo motivo, oltre che per pagare i miei debiti in farmacia, urge urge urge trovarmi un lavoro, visto che, in tema con il libro sono nuovamente disoccupata. Sto scrivendo curriculum in cui ammicco più di un’aspirante velina. Ci manca solo lo sballonzamento di chiappe finale.
In questi giorni di pocofacenza, sto anche facendo i conti con le mie aspirazioni estive che possono essere riassunte in una breve equazione
niente lavoro : niente soldi = x : niente vacanza
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La Sardegna, la musica e il ponte tra presente e passato
Si parla sempre troppo poco di musica tradizionale. Nonostante questa sia sempre presente nei Melting Pot delle musiche del mondo, l’impressione è che ci sia un tentativo di volerne dimenticare le vere origini, volgendo ad essa le spalle e proiettandola con pochi scrupoli nella globalità delle autostrade produttive dei mercati musicali. Ed è qui che si genera l’equivoco tra memoria e contemporaneo. Tendiamo tuttora a pensare che la musica tradizionale, qualsiasi questa sia e da qualsiasi geografia provenga, faccia parte di un passato mnemonico da museolizzare e da salvaguardare non rendendoci conto che, di fatto, questa è l’unica musica realmente “contemporanea”.
Questo termine, nella sua etimologia di origine latina, è mutuato da “Cum” e “Tèmpus” o “Tèmpora” e dunque significa: “Che è o vive nel medesimo tempo”. Se ciò è vero, non possiamo dunque non collocare il senso dei suoni nella contemporaneità di sempre. Quella del passato, del presente e del futuro. Da questo punto di vista l’esempio della Sardegna è emblematico. Per la sua posizione geografica e per la sua storia l’Isola è sempre stata luogo di scambi e di negozi, di saperi e di soprusi. Dai tempi dei traffici dell’ossidiana e degli ori di Tharros, l’Isola, posta strategicamente nel cuore del Mare Nostrum, è stata un importante testimone di contemporaneità ed è stata capace di cogliere al meglio - e successivamente metabolizzare - i pensieri e le correnti di tutte le civiltà che in quel mare vi si affacciavano. Intendiamoci, civilità che spesso l’hanno violata accerchiandola dalle coste e successivamente invadendone le terre, ma senza per questo riuscire a modificarne e indebolirne il forte senso societario e collettivo. Senso di un popolo vero che il linguaggio della musica ha da sempre rappresentato raccontandone gli aspetti più intimi. Meglio ancora il linguaggio delle “musiche”, visto che in Sardegna queste non solo sono antiche come il mondo, ma sono un esempio di continuetà varia, ricca e dinamica.
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Cento occhi di mosca
Marco Dotti (1974) è saggista, redattore, giornalista,traduttore e consulente, per la letteratura francofona, di Stampa Alternativa. Dopo aver letto in anteprima il romanzo Le Aziende Invisibili ha risposto a qualche nostra domanda…
Può oggi un romanzo farsi interprete della molteplicità del reale?
Credo di sì. Il romanzo, in fondo, si è sempre fatto carico di una complessità (anche comunicativa) che nell’analisi semplice rischiava di sfuggire. Verso la metà e anche sul finire del XIX secolo, chi o che cosa si fa carico di rendere visibile l’intrinseca molteplicità del
reale se non il romanzo? Pensiamo a Balzac, Eugène Sue, Zola… ma anche al loro “rovescio”, là dove il romanzesco sembra implodere e forse implode davvero dinanzi a un’altra complessità, quella dell’abîme interiore… Basterebbe comparare le pagine dedicate alle folle di Lourdes da Zola con quelle sullo stesso soggetto, ma che esalano zolfo, di Huysmans o Léon Bloy per rendersene conto. O prendere tra le mani Inferno di August Strindberg, scritto in quella sorta di lingua globale che era il francese, per capire il punto esatto in cui i due estremi si fondono: complessità esterna, complessità interna, tutto trova sfogo in una pura superfice. Non è un caso se parole come “etere”, “aria”, “campo magnetico”, “elettricità”, sfuggendo dalla nicchia esoterica in cui erano confinate, diventano a poco a poco metafore o indici di quello che si sarebbe rivelato ben presto il XX secolo, un secolo di pura superficie… C’è chi, attraverso il romanzo, ha colto la molteplicità di cui parla, e chi ha saputo coglierla nel momento in cui la stessa nozione di reale si andava disfacendo…
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Coca Cola: le accuse
Dalla scheda-volantino della REBOC (Rete Boicottaggio Coca Cola). Gran parte dei dati sono presenti anche nella Guida al consumo critico edita dalla Emi (edizione 2003), ove sono citate, fatto per fatto, le fonti ufficiali di ciascuna notizia.
L’azienda. Multinazionale USA nata nel 1891. È in assoluto il logo che vale di più nel mondo. Ottavo gruppo alimentare del pianeta, ha filiali in più di trenta paesi, produce 300 marchi differenti presenti in 200 paesi. Fattura circa 20 miliardi di dollari (2001) e, insieme a Cola Cola Enterprises, impiega 56.000 lavoratori (2002). In Italia controlla il 55% del mercato delle bevande analcoliche e l’85% di quello delle cole. Produce, imbottiglia e vende bevande attraverso numerose concessionarie e imprese, la maggiore delle quali è Coca Cola Bevande Italia S.p.A., che fattura 613 milioni di euro e occupa circa 2.500 dipendenti. Il settore pubblicità e marketing è curato dalla Coca Cola Italia s.r.l. I prodotti Coca Cola in Italia sono tutti i tipi di Coca Cola, Fanta, Sprite, Ice Lemon, Powerade, Minute Maid, Kinley, Beverly e Bonaqua reperibili.
Il caso Colombia. Coca Cola è accusata in Colombia di violazione dei diritti umani per essere la mandante di 8 assassini, oltre che di innumerevoli sequestri, trasferimenti forzati, false denunce e intimidazioni nei confronti dei lavoratori al fine di annientare il sindacato. Si pensi che tra tutti i sindacalisti fatti fuori nel mondo, l’80% viene assassinato in Colombia. Tra il 1991 e il 2002 in Colombia sono stati assassinati dai paramilitari 1925 sindacalisti. A questi ne vanno aggiunti 64 uccisi nel corso del 2003. Nel quadro drammatico di una guerra civile che va avanti dalla prima metà degli anni ‘60, l’entrata in scena dei gruppi paramilitari AUC (Autodefesas Unidas de Colombia, legalizzate nel 1994 dall’attuale Presidente della Repubblica Alvaro Uribe Velez) dalla seconda metà degli anni ‘80 ha segnato una recrudescenza del conflitto.
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