Città di confine tra utopia e nostalgia

Città di confine di Shen Congwen

Voglio solo costruire un piccolo tempio greco. Con fondamenta sulla montagna, eretto su pietre massicce. Fine, solido, armonico e grazioso, benché piccolo. Il mio edificio ideale, un tempio da dedicare all’”uomo”. Ciò che voglio è esprimere la forma della vita: una forma di eleganza, salute, natura, che dall’uomo non sia disgiunta.

Così Shen Congwen illustra il suo capolavoro, dato alla luce nel 1934, un romanzo breve che ha per ambientazione un piccolo borgo fluviale, di nome Chadong, ubicato al confine fra le province dello Hunan e del Sichwan, nel cuore remoto e arcaico della Cina. Siamo nei primi anni di Novecento, la Cina è afflitta da profonde divisioni politiche e feroci battaglie, ma Chadong, a dispetto di tutto ciò, è un luogo pacifico e sereno, schermato da una cinta di impervie e lussureggianti montagne, sopito nel manto di una costante pioggia leggera e irrorato da un reticolo di fiumi trasparenti e ruscelli guizzanti. La vita umana vi fluisce secondo i ritmi della natura, con umori che mutano a seconda del cangiare del tempo e delle stagioni: all’ombra di una piccola pagoda, presso la sponda di un placido ruscello, scorre la vita di una piccola e singolare famigliola, composta da un vecchio e cordiale barcaiolo, la vivace nipote Smeraldo e un impertinente cane bruno.

Immersi nell’amenità del paesaggio, nonno e nipote suonano per gioco arie nuziali su flauti di bambù, riassaporano vecchie storie orlate di leggenda e ascoltano chimere giunte da ogni dove raccontate dalla voce dei viandanti. A riempire di attesa il loro cuore, scandendo intanto il progredire dei loro destini, le antiche e conturbanti festività del floclore tradizionale, come il Capodanno, la Festa d’Autunno e, soprattutto, la Festa del Dragone, dalla cui ricorrenza muoverà, imbrogliandosi, l’intreccio della nostra storia.
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La schizofrenia non esiste, ma il Tso sì

La schizofrenia non esiste, e se non esistesse io vorrei averla di Gianna Schiavetti

“Anni di Tso, anni di Tavor, clopixol, Tegresol, Serenase, Seroquel, Entumin, Talofen, Rivotril, Haldol… Diagnosi: sindrome bipolare. Scompenso psicotico. Ma io non sono mai stata ammalata”.
“I Tso sono veri attentati alla dignità della persona. Abusi di potere”.
“Caro Dio, è mezzanotte. Mi sono svegliata per dirti che non altro Tso non lo sopporerei”.
“Sarebbe più comodo fare un volo dall’alto come ha fatto Isa, schiantondomi al suolo in un attimo e terminare il male in bocca, l’umiliazione dei Tso e la mutilazione del seno…”

La sigla Tso non significa niente per la maggior parte delle persone. Per alcuni, tuttavia, è l’autrice di questo libro-diario ne è la testimonianza, rappresenta il problema più importante della vita. Tso è l’acronimo di Trattamento Sanitario Obbligatorio, vale a dire la possibilità, riconosciuta per legge, di essere ricoverati in un reparto di psichitaria in modo coatto, cioè contro la propria volontà; e di essere sottoposti a terapie, in genere psicofarmacologiche, anche se non si è d’accordo.

A rendere possibile questa forma di ricovero e di trattamento è la Legge 180, legge peraltro di grande civiltà e molto avanzata rispetto alle norme che regolano la psichiatria nel mondo intero. Di fatto, comunque, nonostante la nostra Costituzione preveda che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario” alcune eccezioni sono poi previste e una riguarda, per l’appunto, i malati di mente. Qualora esistano alternazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, ove gli stessi non vengano accettati dall’infermo e non sia possibile adottare idonee misure extraospedaliere, il sindaco del pase (nella sua veste di massima autorità sanitaria), su prescrizione di due medici (dei quali almeno uno del servizio pubblico) può disporre il ricovero obbligatorio psichiatrico di quella persona.
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Il «male» e il bene degli ultimi giorni di Dario Bellezza

Il male di Dario BellezzaIl dono dell’intimità della morte oggi si fugge, come si evita la sofferenza. Ma è offerta che va da un poeta a un altro in grado di custodirla. Maurizio Gregorini ha raccontato in pagine indimenticabili gli ultimi giorni del poeta Dario Bellezza. Lo ha fatto per giustizia, per azzerare ridde di voci errate, ma anche per immortalare quel dono e offrirlo a chi legge. L’opera Il male di Dario Bellezza (Stampa Alternativa) si apre con il diario che Gregorini ha tenuto nei giorni di visita, quando si trovava spesso solo, di notte, ad assistere Bellezza colpito dall’Aids. E da solo, all’ultimo, si sente costretto a sollecitare le attenzioni di chi sembra non dare alle condizioni del poeta il giusto peso. Pentendosene poi, come chi tradisce un patto - quello di non coinvolgere altri al capezzale - in nome di un bene più grande che però da entrambi non è ritenuto tale.

Si sente Giuda Gregorini in questa scelta, avverte ancora i morsi del rimprovero di Bellezza. Il colloquio tra Bellezza e Gregorini è serrato, si passa da Elsa Morante, a Moravia, a Pasolini, alle pregherie, all’amore, alla malattia. Sullo sfondo c’è il corpo del poeta. Corpo protagonista che anela a farsi da parte, per soddisfare la ricerca di eternità di Bellezza, ma che al contrario invade, pretende, s’impone disfacendosi ora dopo ora. Accanto al corpo c’è la pietà:

Lo osservo così nella sua debolezza e nudità. Non reggo l’emozione. Le lagrime scendono sulle mie guance, appannano la vista.

Nel libro agli inediti di Bellezza si affiancano le interviste di ieri e di oggi e una lunga conversazione tra Maurizio e Dario che si snoda nell’arco di sette anni. Colpisce, nei versi, la semplicità dell’Amore «risveglio d’uomini/uccellino sullo stesso ramo». Abbacina l’evocazione di Dario giovane fatta da Maria Luisa Spaziani: «Pasolini mi presentava ragazzi in possesso del sospetto della Bellezza. Una persona che ha il sospetto della bellezza ha in sé, nella sua anima, una luce diversa dagli altri».
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Le mezze verità sulla nostra “Arte della gioia”

Mercoledì 25 giugno su “La Repubblica” è apparsa un’intera pagina firmata da Daria Galateria sull’imminente uscita de “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza per le edizioni Einaudi. Il servizio riportava anche stralci di dichiarazioni del curatore nonché vedovo di Goliarda, Angelo Pellegrino. Personaggio che noi conosciamo bene da anni e che a lungo è stato anche un nostro collaboratore e autore del romanzo da noi pubblicato Piombo felicissimo. Ora, il servizio elogiativo e dettagliato presentava una mezza verità, dichiarata da Pellegrino che, a mio avviso, merita una rettifica. Testualmente si legge che:

Goliarda non c’era più da due anni, quando Angelo Pellegrino, a sue spese, pubblicò “L’arte della gioia” per i tipi di Stampa Alternativa.

Falso. Innanzitutto, la prima pubblicazione del primo capitolo, che inaugurò la nostra nuova collana “MillelirePiù” è del 1994 quando Goliarda era ancora in vita, come attesta il contratto da lei stessa firmato e totalmente a nostre spese. Poi alla successiva e prima edizione integrale del libro Pellegrino offrì un contributo di 5 milioni 300 mila lire, pari al 50% delle spese tipografiche, su un impegno (a parte il lavoro redazionale e le spese di impresa) di 12 milioni 712 mila lire.
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Astri e megaliti dell’antica Etruria

Il video che trovate caricato qui sopra è un trailer del documentario “Astri e megaliti dell’antica Etruria - L’era della costellazione del drago” realizzato da Ebe Giovannini e accluso su DVD a libro Giganti etruschi: Storia e leggende dei “figli della terra” con DVD di Ebe Giovannini di Giovanni Feo. Di seguito tutte le informazioni tecniche legate a questa produzione.

L’era della costellazione del drago. Trailer del documentario
Regia: Ebe Giovannini
Sceneggiatura: Giovanni Feo, Ebe Giovannini
Consulenza scientifica: Nuccia Negroni Catacchio, Adriano Gaspani, Alfonso Giusti, Alessandro Fioravanti
Musiche: Andrea Seki, Marco Schiavoni, Walter Maioli (Synaulia)
Assistente alla regia: Lamberto Carrozzi
Montaggio: Giuseppe La Guardia
Simuazione 3D: Emanuela Sabatini
Postproduzione: Videocut

Giganti etruschi: Storia e leggende dei figli della terra di Giovanni Feo
Giganti etruschi: Storia e leggende dei “figli della terra” con DVD di Ebe Giovannini di Giovanni Feo
DVD allegato al libro
Collana Eretica speciale
104 pagine
ISBN: 978-88-6222-040-8

Meglio dietro: diario di una telefonista erotica / 1

Meglio dietro - Diario di una telefonista erotica di Rita MeliisChe cosa può portare una donna a indossare una cuffia e diventare un’operatrice di un numero erotico, 166 e 899? Difficile rispondere visto che le storie che si incrociano nei “call center” sono disparate. Quasi tutte le donne che hanno lavorato con me dicevano che era l’unico lavoro a disposizione. La mia storia invece inizia con la scelta infelice della facoltà universitaria. La mia laurea in ingegneria non fa pensare a niente di creativo e poetico, ma tutto mi sarei immaginata tranne di ritrovarmi operatrice di una linea erotica.

Ingegneria è la facoltà che può sistemarti la vita… Adesso ho il mio bel lavoro in ufficio, in una grande azienda, dove tutti fingono di rispettarmi e mi chiamano ingegnere, come nelle classiche scene dei film americani che iniziano sempre in un ufficio dove tutti sono belli, giovani e rampanti. Se l’America è così, mi ci trasferirei. Nel mio ufficio non c’è nessun bel ragazzo. Sono tutti un po’ stronzi. Il mio capo non mi vuole bene, come io non ne voglio a lui. E dire che mi posso considerare fortunata, “con la crisi di lavoro che c’è”. Questo è quello che dicono tutti, e hanno ragione.

Le vicende che mi hanno portata al telefono erotico sono iniziate quando sono venuta a vivere a Roma dopo la laurea. Ero convinta che il titolo di dottore “ce l’ho solo io”. Ero sicura che appena avrei fatto circolare il mio curriculum avrei trovato tante occasioni di lavoro: dove la trovavano una come me, con una laurea a pieni voti, una lunga esperienza all’estero e una perfetta conoscenza dell’inglese?
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Ancora quel cuore di napalm di Iggy Pop

Iggy Pop, cuore di Napalm di Gabriele Lunati e Andrea ValentiniJames Newell Osterberg viene al mondo il 21 aprile 1947, vicino al Lago Michigan; sua madre è impiegata in una ditta aerospaziale e il padre insegna letteratura inglese in una high school. Tutto normale: uno scenario middle class che potrebbe facilmente far immaginare un futuro da imprenditore o da colletto bianco per Jimmy. In realtà c’è qualcosa di particolare, nella vita del piccolo, fin dal primo giorno: e non è certo l’asma che lo affligge. Si tratta della curiosa abitudine degli Osterberg di condurre un’esistenza ai limiti del nomadismo, occupando una roulotte invece che una tradizionale abitazione, e spostandosi spesso nei vari trailer park – vere e proprie “zone del crepuscolo” in cui gli scenari di emarginazione erano all’ordine del giorno – disseminati nel distretto di Detroit.

Questo è l’humus che ha fatto schiudere l’uovo dell’iguana del rock, sua maestà Iggy Pop: un gracile ragazzino asmatico che vive in una roulotte trasformato in un indistruttibile rettile guizzante, capace di assumere ogni droga in circolazione e di esibirsi in performance virulente sui palchi di tutto il mondo, prima coi fidi Stooges, poi come solista.
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Sguardi oltre le pagine di un libro

Tanto scappo lo stesso - Romanzo di una matta di Alice BanfiNon è facile scrivere, parlare del mio libro… Come dire, è già scritto. A me piace scrivere delle persone e su queste pagine elettroniche la mia intenzione è quella di approfondire qualche personaggio o aggiungere quelli che mancano. Qualche storia era troppo breve, non avrei saputo come collegarla, come ficcarla in mezzo alle altre, e un po’ mi dispiace, a volte ci penso e mi dico: “Cacchio quella cosa che ha detto Lena, non l’ho scritta” e mi sale il nervosismo. Poi penso alle persone che nel libro non ci sono e che da sempre sono i soggetti dei miei quadri. Come la regina del mondo: una ragazza di vent’anni, orientale, con lunghissimi capelli neri.

Il corridoio come un treno di Alice BanfiQuando arrivò in reparto gridava come un’aquila: “Sono la regina del mondo! Sono la regina del mondo!” Poi piangeva e di nuovo cominciava a urlare, “Sono la principessa della terra!”. Sfondava i timpani a tutti. Due infermieri cercavano di calmarla.
“Non sei la regina del mondo, la smetti di urlare?”.
“NO! IO SONO LA REGINA DEL MOOONDO!”.
Avevano una tecnica infallibile… per farla urlare ancora di più. Mi stufai di stare a guardare e andai da lei. Era seduta sulla solita unica sedia nel corridoio, io mi accovacciai di fronte a lei. Ricominciò ad urlare: “Sono la…”
Ed io: “Sì lo so, sei la regina del mondo, sei la regina dell’universo e sei bellissima”. Era bella davvero.
Smise miracolosamente di urlare, mi guardò con i suoi occhietti a mandorla e mi chiese: “Lo sai?”.
“Certo, lo so, poi si vede benissimo”.
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