Canta che non ti passa: dalle canzoni della mala a quelle che smuovono
Alessio Lega parte da lontano. Nell’anno di pubblicazione di questo volume, noi celebriamo in casa nostra i 50 anni dalla nascita del Cantacronache, dei testi in musica di Calvino e Fortini, delle “canzoni della mala” di Strehler e Fo, e ci sembra passato tanto tempo. Ma Alessio ci ricorda che in Francia la canzone sociale, la “canzone realista”, la canzone socialista e anarchica passano già dall’Ottocento e dal primo Novecento, e che già allora nei cabaret si metteva in musica Verlaine. Gaston Couté era una specie di Rimbaud della canzone, Jules Jouy scriveva un testo al giorno e fu vinto dalla follia. Si battevano entrambi contro il servizio militare, contro la pena di morte, contro la tortura. Le stesse cose oggi. Non saranno serviti a molto, Alessio dice che non hanno lasciato traccia nella storia della letteratura o del costume, ma la canzone ne ha guadagnato, eccome, e comunque piccoli circoli di appassionati ancora li venerano.
Altra sorte toccò a un loro contemporaneo, Aristide Bruant, “poeta della strada” sì, ma - ci avverte Alessio - abbastanza provveduto da tenere le distanze fra la propria esistenza e quella dei personaggi alla Zola che cantava. E che è rimasto nella storia grazie anche alla indovinata cura della propria immagine esattamente come si fa oggi (chi non ha presente la figura disegnata da Toulouse-Lautrec e appesa in milioni di case o di locali pubblici, non solo francesi?) Sua era propria una delle “canzoni della mala” che cinquant’anni fa incise Ornella Vanoni, storia di una prostituta che diventa paradossalmente protettrice del suo magnaccia. Mentre in “Rue Saint Vincent” Alessio trova addirittura un’antenata della “Marinella” di De André.
Con un salto cronologico, ecco ovviamente i “tre grandi” della canzone francese. George Brassens, che Alessio colloca accanto a Molièere, a Rabelais, Victor Hugo. Uno dalla poetica “apparentemente stilizzata in un’arcadia ferma stilisticamente e con preoccupazioni formali alla fine dell’Ottocento”, dalla scrittura “matematica” come un rompicato, ma in realtà inzuppata di tanta tensione morale da non poter essere liquidata come virtuosistica ed enigmistica, nonché innovativa perché dopo aver raccolto tutta la tradizionale retorica francese della strada e del bassifondo Brassens la innesta sullo swing leggero e sorridente ereditato da Charles Trenet.
Léo Ferré, a tutt’oggi poeta “scandaloso”, che molti non reggono per l’ingombro di idee e di vigore che porta nella canzone e che - invertendo un’affermazione di Alessio - “può lasciare disturbati ma non lascia indifferenti”.
Jacques Brel, e che dire di lui che non sia già stato detto? Alessio qualcosa ci aggiunge, quando per esempio, implicitamente rintuzzando la frequente critica di un Brel musicalmente convenzionale e non innovatore, conclude che “la forma chiusa della canzone gli è congeniale perché non può perdere tempo ad attardarsi nella riflessione sugli utensili, ha altre priorità: deve respirare e urlare, bruciare e fuggire”.
Canta che non ti passa. Storie e canzoni di autori in rivolta francesi, ispanici e slavi di Alessio Lega
Collana Eretica Speciale
168 pagine
ISBN: 978-88-6222-039-2
Il cd allegato è un’inedita antologia musicale arrangiata dal contrabbassista Roberto Bartoli, tradotta e interpretata in italiano da Alessio Lega, con le canzoni di Brassens, Llach, Leprest, Bruant, Fanon, Tachan, Perret, Laffaille, Gainsbourg, Okudzava, Utgé-Royo, Moustaki, Kryl, Vysotskij, Branco, Nohavica, Ferré.
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