Matti ancora da legare

Tanto scappo lo stesso - Romanzo di una matta di Alice BanfiGiorni fa, in una piccola libreria stipata e torrida, ho ascoltato agghiacciato Alice Banfi, trentenne autrice di Tanto scappo lo stesso – Romanzo di una matta, leggere la sua esperienza di ricoveri a ripetizione dentro e fuori da una dozzina di reparti di psichiatria della penisola, nell’arco di diversi anni. Una descrizione asciutta, senza lacrime, ironica e persino amorevole di un inferno di cui nessuno avrebbe oggi sospettato l’esistenza. I manicomi sono stati aboliti trent’anni fa grazie all’opera di Franco Basaglia, ma dietro le porte (quasi sempre chiuse) dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura le persone che hanno un disturbo mentale sono ancora oggi spesso trattate come se non avessero gli stessi diritti degli altri cittadini. I malati vengono legati al letto o chiusi in camerini di isolamento, con modalità che farebbero giustamente scandalo se venissero attuate su pericolosi criminali o sospetti terroristi: chi vuole capire può leggere le pagine di Alice, che sono un’occasione unica di vedere ciò che è normalmente sottratto agli occhi dei non addetti.

E non è il racconto di una matta. Nella prefazione al libro, lo psichiatra di Trieste Peppe dell’Acqua riferisce che l’Istituto superiore di sanità, pochi anni fa, ha organizzato un’indagine nei 285 servizi psichiatrici italiani fotografando quanto vi accadeva nell’arco di tre giorni. Da quella ricerca risulta che 200 servizi dichiarano di usare comunemente mezzi di contenzione, e che in 85 vi era almeno una persona legata al momento della rilevazione, in un caso addirittura quattro contemporaneamente. Risulta anche che gli uomini sono legati più delle donne (ma in un centro era legata al letto addirittura una ragazzina di 14 anni) e gli immigrati, guarda caso, più dei locali.

Anziché facili effetti di indignazione, si vorrebbe poter proporre qualcosa di concreto, una legge di un solo articolo che dica “La contenzione è vietata”. Ma forse è un’ingenuità: qualsiasi proibizione sarebbe vanificata, senza un cambiamento generale di mentalità. Più che la repressione e le denunce contano gli esempi in positivo. La statistica dell’Istituto superiore di sanità già dice che nello stesso paese almeno 85 servizi riescono a fare a meno di legare i matti, nonostante che abbiano probabilmente gli stessi problemi organizzativi e le stesse carenze che vengono addotte altrove come scusanti. Sul sito del Forum di salute mentale si trova un Club dei servizi psichiatrici “no restraint”, che conta almeno quindici centri, da Trieste ad Aversa, da Novara ad Enna. Sono luoghi dove i malati ricevono ascolto, sostegno, comprensione, senza lacci e senza porte sbarrate. Bisogna farli conoscere, per far crescere anche negli altri la volontà di fare altrettanto.

(Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso 20 luglio.)

Tanto scappo lo stesso – Romanzo di una matta di Alice Banfi
Collana Eretica
120 pagine
ISBN: 978-88-6222-033-0

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