Suicidi d’autore che suggellano un’esistenza e la rendono compiuta

Suicidi d'autore di Antonio CastronuovoAll’aeroporto di Ancona lo scorso marzo, aspettando il volo per Monaco, ho comprato un libro, con gli ultimi euro, che in Danimarca non si usano. E ho scelto un libricino di Stampa Alternativa, Suicidi d’autore (2003) di Antonio Castronuovo. I suicidi non mi affascinano ma dando un’occhiata all’ indice mi sono accorta che si trattava, tra gli altri, di suicidi di persone che “conoscevo”: Sylvia Plath, Unica Zürn, Marina Cvetaeva, Walter Benjamin, Anne Sexton. E cosí l’ho acquistato sperando mi desse ulteriori notizie degli autori sopra elencati. Ho trovato più che altro, come un affettuoso saluto agli autori che se ne sono andati quasi senza salutare, senza aspettare i tempi naturali, rinunciando al futuro, che per quanto nero potesse sembrare a loro, visto dal punto di vista di quel giorno, non sapremo mai cosa avrebbe riservato. Né noi né loro. Un suicidio esclude il futuro. A me sembra che renda incompiuta una vita.

Ma nel brevissimo prologo scrive Castronuovo: “D’autore perché suggellano un’esistenza – e la rendono compiuta”. Punti di vista. Forse ha ragione lui. Una Plath senza il suicidio, una Cvetaeva senza il suicidio…( cosí come un Pavese senza il suicidio) sono inimmaginabili. Adesso sarebbero degli anziani un po’ maniaci di qualcosa, pieni di acciacchi e di rughe…No, non si riesce ad immaginarli. Quindi forse é vero che cosí facendo hanno reso compiuta la propria esistenza. Vi trascrivo qualcosina della interessante lettura.

Suicidio sottovetro – Sylvia Plath: Trenta. Compiuti da poco. E alle spalle un paio di libri. Ma sul tavolo tutte le poesie che aveva scritto in poche settimane, colta dal fervore iridescente, e poi manipolate, una per uno, con un lavoro minuzioso…erano i versi di Ariel…Trasparenti come lo sono le cose che preparano la morte. Ma anche capaci di fare di lei una poetessa famosa: premiata quando la fama, sorridendo della sua stessa pigrizia e avarizia, sembra dire all’autore: “Giungo quando non ci sei, quando non ti servo”…Quell’inverno fu incredibilmente freddo e lo sconforto si fece intollerabile….

Suicidio di bambola – Unica Zürn: Il corpo di Unica non fa in tempo a raffreddarsi che l’editoria s’accorGe di lei e pochi mesi dopo il suicidio escono da Belfond e da Gallimard, in lingua francese, Oscura primavera e L’uomo gelsomino…E per una che aveva aderito con passione al surrealismo, non sembra nemmeno casuale la scelta di scavalcare una finestra, luogo della trasparenza, del transito da una realtá all’altra, o – come attiene alla tematica surrealista – dalla realtá al sogno.

Suicidio nell’Isba – Marina Cvetaeva: “Sola, sola, sola, – come una quercia, come un lupo, come Dio”…All’ uscita del suo primo libro, Album serale (1910), aveva compiuto il gesto anticonformista di rasarsi a zero i capelli…Percorreva uno stile solitario, orgogliosamente estraneo a ogni corrente e ogni scuola…La ricerca spasmodica di un alloggio stabile le portó via ogni energia, stremandola…Rimane a galla perché i rari amici, e tra questi Pasternak, riescono a procurarle saltuarie traduzioni presso case editrici…traduce in modo forsennato liriche polacche, georgiane, yiddish…E chiese di essere assunta come lavapiatti nella futura mensa degli scrittori…Su un taccuino, il 5 settembre 1940, aveva annotato: “…Nessuno sa che già da un anno all’incirca cerco con gli occhi un gancio…Non voglio morire. Voglio non essere…”. Non si sa chi abbia avuto il posto di lavapiatti a Cistopol’.

Suicidio con manoscritto – Walter Benjamin: Aveva perso la cittadinanza tedesca con ordinanza del luglio 1939…fu internato come apolide di origine tedesca…fuggì verso sud… Nella notte fra il 26 e il 27 settembre, nella camera d’albergo, ingerì un tubetto di pastiglie di morfina…un medico parlò di “apoplessia cerebrale”…non ritenne utile disporre un ricovero nel vicino ospedale…Benjamin morí poche ore dopo…aveva scritto che non vedeva più alcuna via di scampo alla situazione, sua e del mondo… Oggi, al cimitero di Port Bou…a Benjamin è dedicato un cippo di pietra…: “Non c’é documento di cultura che non sia, al tempo stesso, documento di barbarie”.

Suicidio a tempo di rock – Anne Sexton: …in una lettera scrive che la cosa davvero fondamentale nella vita “è diventare noi stessi, superare nostro padre e nostra madre, assumere la nostra identitá”. Ma non ci riesce..si imbottisce di psicofarmaci e si abbandona a un etilismo devastante…Il medico le consiglia di scrivere versi…è giubilante quando del popolo degli psicopatici e dei poeti puo’ dire “questa è la mia gente”…Quando affronta il pubblico per recitare poesie segue un copione prestabilito: giunge in ritardo con la folla che strepita, indossa un abito rosso, ha tacchi a spillo e mentre sale sul palco si capisce, da come barcolla, che è già sbronza. Poi getta le scarpe contro il pubblico e inizia a recitare con voce sensuale. C’é chi esce inorridito e chi pende dalle sua labbra… L’ultima collezione raccoglie trentanove poesie folgoranti, scritte in due settimane. Vi appare l’immagine di una donna che approda all’isola dell’ infanzia dove Dio Padre le propone una partita a poker. Non le va male. Finché Dio non cala una mano con cinque assi.

(Questo post è stato pubblicato lo scorso 13 luglio sul blog Letture e Riletture)

Suicidi d’autore di Antonio Castronuovo
Collana Fiabesca
128 pagine
ISBN: 9788872267684

2 thoughts on “Suicidi d’autore che suggellano un’esistenza e la rendono compiuta

  1. Ho letto solo il titolo e mi ha attratto subito. Forse non leggerò mai il libro o forse lo compro domani.
    Ma certi titoli…mmm, fanno viaggiare i miei neuroncini alla velocità della luce.
    Come non pensare ai miei tentati sucidi d’autrice… di suicidi chiaramente!
    Tentati e falliti pietosamente, per fortuna, per culo e forse grazie anche alle tre boccette di acqua di Lourds che mi sono bevuta a tracannozzo.
    Il gas l’ho sempre escluso. Non si può rischiare di far saltare per aria altra gente, insomma i vicini di casa sono spesso dei rompicoglioni ma non credo meritino tanto.
    Tagliarsi le vene… ci vuole un infinità di tempo e poi col cazzo che ti addormenti! Quando il sangue comincia a scarseggiare veramente, ti si spalancano occhi e bocca, il cuore prende la rincorsa e sembra di essere un pesce in punto di morte… si boccheggia e ci si caga sotto!
    Giù dalla finestra è sconsigliatissimo; ho visto persone ancora vive dopo un volo di 40 metri… Ho detto vive, non intere!
    L’impiccagione… Non so fare il nodo, davvero, non lo so fare! Non sono buona nemmeno ad allacciarmi le scarpe!
    Bere schampoo e balsamo formato famiglia non serve a niente, solo ti fa fare delle bolle splendide, dopo le bolle però bisogna fare i conti con diarrea, vomito e sapore di sapone per almeno tre giorni, è uno schifo insopportabile. Solo un’idiota come me poteva pensare di uccidersi con uno schampoo… Avrò pensato “Mi faccio uno schampoo”.
    La famosa assunzione incongrua di farmaci, ovvero palate di psicofarmaci da buttare giù con alcol a volontà, non ha funzionato.
    Sì, insomma qualche giorno in coma, ma forse mi hanno fatto bene, oppure me ne avevano dati così tanti in precedenza che ormai sono immune!!!
    L’ultima è stata la volta del sacchetto in testa… Ho pensato: respiro anidride carbonica e mi addormento. Cazzate! Non respiri e ti levi il sacchetto dalla testa, nel mio caso non ce n’è stato nemmeno bisogno, il sacchetto era bucato. Mi sono sentita davvero sfigata, come si fa ad ammazzarsi con un sacchetto bucato? Nemmeno Fantozzi! Ho riso piangendo e pianto ridendo.
    Molti pensano che se ci si vuole uccidere ce la si fa, ma non è così semplice.
    Io probabilmente, anzi sicuramente sono immortale. O mi tagliate la testa o continuerò a COSARE! sul blog…eheheheheh.
    Alice Banfi.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>