La schizofrenia non esiste, ma il Tso sì

La schizofrenia non esiste, e se non esistesse io vorrei averla di Gianna Schiavetti

“Anni di Tso, anni di Tavor, clopixol, Tegresol, Serenase, Seroquel, Entumin, Talofen, Rivotril, Haldol… Diagnosi: sindrome bipolare. Scompenso psicotico. Ma io non sono mai stata ammalata”.
“I Tso sono veri attentati alla dignità della persona. Abusi di potere”.
“Caro Dio, è mezzanotte. Mi sono svegliata per dirti che non altro Tso non lo sopporerei”.
“Sarebbe più comodo fare un volo dall’alto come ha fatto Isa, schiantondomi al suolo in un attimo e terminare il male in bocca, l’umiliazione dei Tso e la mutilazione del seno…”

La sigla Tso non significa niente per la maggior parte delle persone. Per alcuni, tuttavia, è l’autrice di questo libro-diario ne è la testimonianza, rappresenta il problema più importante della vita. Tso è l’acronimo di Trattamento Sanitario Obbligatorio, vale a dire la possibilità, riconosciuta per legge, di essere ricoverati in un reparto di psichitaria in modo coatto, cioè contro la propria volontà; e di essere sottoposti a terapie, in genere psicofarmacologiche, anche se non si è d’accordo.

A rendere possibile questa forma di ricovero e di trattamento è la Legge 180, legge peraltro di grande civiltà e molto avanzata rispetto alle norme che regolano la psichiatria nel mondo intero. Di fatto, comunque, nonostante la nostra Costituzione preveda che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario” alcune eccezioni sono poi previste e una riguarda, per l’appunto, i malati di mente. Qualora esistano alternazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, ove gli stessi non vengano accettati dall’infermo e non sia possibile adottare idonee misure extraospedaliere, il sindaco del pase (nella sua veste di massima autorità sanitaria), su prescrizione di due medici (dei quali almeno uno del servizio pubblico) può disporre il ricovero obbligatorio psichiatrico di quella persona.

Gianna Schiavetti ha subito più di trenta Tso: il loro ricordo e l’incombente rischio che ciò possa ripetersi aleggia pagina dopo pagina nel suo diario, giorno dopo giorno della sua esistenza. Alcune informazioni sarebbero utili a Gianna per mitigare l’attesa angosciosa di un evento che la faceva sentire impotente e sopraffatta, come potrebbe accadere a quanti incappassero (per una malattia mentale o per i casi della vita) in simili difficoltà. La legge prevede che le tre condizioni esposte prima debbano essere presenti contestualmente ed essere motivate dai due medici in modo sostanziale e circostanziato: non valgono cioè le formule sbrigative che spesso vengono usate, e tanto meno valgono modelli prestampati.

La legge prevede che i certificati dell’ordinanza del sindaco debbano essere notificati personalmente al paziente e che questi possa scegliere l’ospedale dove essere ricoverato, sia pure non di sua volontà. La legge prevede che il paziente ricoverato obbligatoriamente abbia il diritto di fare ricorso al giudice tutelare e di ottenere una risposta entro dieci giorni così come ha il diritto di essere informato sulle cure che gli vengono somministrate. Se lo ritiene (ed è facile che sia così), può presentare una dichiarazione di diffida ai sanitari, può dettare nella cartella medica dichiarazioni che riguardano le sue condizioni e può comunicarle a chi ritenga opportuno. Tso non significa in nessun modo interdizione nemmeno temporanea (che è tutt’altra cosa e richiede un diverso procedimento) e non vuol dire che il paziente perda il diritto al rispetto della dignità e dell’integrità fisica, e tanto meno che possa essere contenuto (cioè legato).

Considerando lo spirito del legislatore, quando ha previsto la possibilità del Tso, era quello di garantire l’eccezionalità e la peculiarità di un intervento che, limitando fortemente la libertà individuale, non dovrebbe mai essere routinario, queste indicazioni possono sembrare inverosimili. Esse rimandano infatti a situazioni di coercizione più che di cura; senonché la realtà di molti reparti di psichiatria (chiusi a chiave e con all’interno pazienti legati ai letti) le rende particolarmente utili e (ahimè) attuali: aggiungerei ad esempio che Alice Banfi, passata per l’esperienza del ricovero coatto e a sua volta autrice per Stampa Alternativa del libro-testimonianza Tanto scappo lo stesso, raccomanda di portare sempre con sé una brugola dell’otto perché con essa si possono agevolmente forzare le finestre chiuse dei reparti di psichiatria di tutta l’Italia per aprirsi una via di fuga.

La schizofrenia non esiste, e se non esistesse io vorrei averla di Gianna Schiavetti
Collana Eretica
112 pagine
ISBN: 978-88-6222-037-8

Commenti

3 commenti to “La schizofrenia non esiste, ma il Tso sì”

  1. federica on gennaio 19th, 2009 01:24

    Vorrei poter essere contattata da te Gianna per un grosso problema. Un mio amico rischia un ricovero coatto il terzo che lo danneggerebbe ancora. Ti prego ho bisogno di un consiglio. Mi contatti al mio indirizzo e-mail. grazie a presto

  2. riccarda bonato on novembre 26th, 2010 07:05

    Anch’io sono stata sottoposta a Tso nel 2006,sporto denuncia alla procura di Padova che ha svolto la sua “inchiesta”contattando il primario di psichiatria che all’epoca manco era primario nell’ospedale di Cittadella dove sono stata sequestrata,e del mio ex medico di base che avevo provveduto a suo tempo a mandare a quel paese.I risultati dopo 4 anni e innumerevoli peripezie?Il nulla.Chiaramente i medici si sono,immagino,trincerati dietro lo “stato di necessità”che garantisce l’immunità per le maialate sanitarie più assurde e abominevoli in merito al Tso.Adesso si andrà in civile e poi a Strasburgo e poi ancora avanti fino a che la verità verrà fuori.E’ una verità sconvolgente e io mi vergogno di essere italiana,cittadellese.Mi vergogno di vivere in un paese dove certi sindaci,tra l’altro, propongono Tso per i clochard.Ma sanno almeno di cosa stanno “sparlando”?Ne dubito.E questo mi preoccupa.Molto.E mi preoccupa l’indifferenza della maggior parte della gente. Riccarda Bonato

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