Meglio dietro: diario di una telefonista erotica / 1
Che cosa può portare una donna a indossare una cuffia e diventare un’operatrice di un numero erotico, 166 e 899? Difficile rispondere visto che le storie che si incrociano nei “call center” sono disparate. Quasi tutte le donne che hanno lavorato con me dicevano che era l’unico lavoro a disposizione. La mia storia invece inizia con la scelta infelice della facoltà universitaria. La mia laurea in ingegneria non fa pensare a niente di creativo e poetico, ma tutto mi sarei immaginata tranne di ritrovarmi operatrice di una linea erotica.
Ingegneria è la facoltà che può sistemarti la vita… Adesso ho il mio bel lavoro in ufficio, in una grande azienda, dove tutti fingono di rispettarmi e mi chiamano ingegnere, come nelle classiche scene dei film americani che iniziano sempre in un ufficio dove tutti sono belli, giovani e rampanti. Se l’America è così, mi ci trasferirei. Nel mio ufficio non c’è nessun bel ragazzo. Sono tutti un po’ stronzi. Il mio capo non mi vuole bene, come io non ne voglio a lui. E dire che mi posso considerare fortunata, “con la crisi di lavoro che c’è”. Questo è quello che dicono tutti, e hanno ragione.
Le vicende che mi hanno portata al telefono erotico sono iniziate quando sono venuta a vivere a Roma dopo la laurea. Ero convinta che il titolo di dottore “ce l’ho solo io”. Ero sicura che appena avrei fatto circolare il mio curriculum avrei trovato tante occasioni di lavoro: dove la trovavano una come me, con una laurea a pieni voti, una lunga esperienza all’estero e una perfetta conoscenza dell’inglese?
In poco tempo ho avuto la sorpresa di vedere che forse non ero così ricercata come credevo. Così ho dovuto ridimensionare le mie aspettative, e anche di parecchio, con l’aggravante di trovarmi fuori casa, in una città come Roma. Dovevo guadagnare per pagarmi le spese mentre la ricerca del lavoro della mia vita andava avanti. All’inizio non pensavo all’alloggio perché qualcuno aveva un paio di metri quadri in più e mi poteva ospitare. Nell’attesa di un vero colloquio ho cominciato a rispondere a qualche annuncio su “Porta Portese”. Mi sembravano annunci seri di “lavoro qualificato”. Selezionavo esclusivamente gli annunci più appetibili. Ma su “Porta Portese” di appetibile, per una con le mie ambizioni, c’era ben poco. Ho smesso presto di fare la schizzinosa. Dopo poco l’obiettivo irrangiungibile era diventato un posto da segretaria. Mi sono anche sentita chiedere che cosa ci facesse un ingegnere ad un colloquio per un posto da segretaria. Bella domanda. Me lo chiedevo anche io. E soprattutto mi chiedevo perché non riuscivo a ottenerlo.
Il problema era che, per queste posizioni “medie”, come quello di una segretaria in un ufficio di avvocati, il mio titolo di studio era visto male. Della serie: “questa vuole rimanere poco tempo”. Ma se non hai un’istruzione adeguata e un minimo di conoscenza dell’inglese non ti puoi presentare. Oppure c’erano annunci fittizi. Sempre segretaria, con mansioni poco chiare o incombenze poco pulite. Mi è capitato un colloquio con un avvocato napoletano che aveva lo studio a casa sua in una zona sperduta, che voleva darmi le chiavi di casa e che intestassi il contratto telefonico a nome mio. Dopo una serie di batoste ho dovuto abbassare ancora di più la mira, considerando che il tempo continuava a passare e nessun’azienda aveva bisogno di me. A questo punto ho risposto a quasi tutti gli annunci. Il quasi escludeva le accompagnatrici, le operatrici dell’166 e le cameriere.
A qualcosa serviva andare in giro per Roma rispondendo agli annunci: a conoscere la città e a conoscere qualche simpatico autista dell’Atac. Ero sempre sopra un autobus cercando vie sperdutissime per andare in un pseudo-ufficio a fare un pseudo-colloquio per un lavoro che loro rigiravano come volevano ma era sempre di venditrice porta a porta. O erano per contratti telefonici, o per associazioni di libri, o peggio… per un maledetto aspirapolvere caro come un’automobile usata. Ma in fondo era ancora lontano. Un giorno risposi a un annuncio di un dottore in cui si richiedeva laurea, capacità imprenditoriali e determinazione. Ho pensato che potesse essere la volta buona.
Fissai l’appuntamento per il colloquio, anche questo in un appartamento o, meglio, non sapevo che fosse un appartamento. L’ho saputo appena sono arrivata. Sentii urla dall’interno, una donna con accento straniero che gridava: “Che schifo, che schifo” e lanciava ciabatte contro la porta socchiusa che finivano sul pianerottolo, davanti ai miei piedi. Dove sono finita di nuovo? Volevo mettermi a piangere. Vidi uscire due persone: un ragazzo, il dottore e il papà che si scusavano per l’isterismo della signora delle pulizie. Quando la donne smise di sbraitare, entrammo in casa e mi invitarono al colloquio.
Una stanza da letto, grande, tutta in disordine e con una piccola scrivania sotto la finestra. Non volevo entrare, ma ormai avevo fatto tutta quella strada e volevo sentire che cosa avesse da offrirmi il dottore. Mentre ci dirigevamo verso la scrivania, dal letto vidi alzarsi un uomo di mezza età, grasso, con la barba incolta, in mutande. Il sedicente dottore me lo presentò come un produttore cinematografico e poi iniziammo a parlare del lavoro. Vendite, ancora una volta. Si parlava di contratti telefonici e promesse di guadagni enormi. Che schifo. La signora delle pulizie aveva ragione, era tutto nauseabondo, disgustoso. Me ne volevo andare e smetterla di fare colloqui senza senso. Basta!
Durante il viaggio di ritorno a casa, mi ripromisi di diventare più selettiva. Me lo faccio dire prima e bene chi sono e che cavolo di lavoro mi vogliono appioppare.
Meglio dietro - Diario di una telefonista erotica di Rita Meliis
Collana Eretica
128 pagine
ISBN: 978-88-6222-038-5
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