The Smilin’ Shaman’s Speaking: intervista a Matteo Guarnaccia

Beat e mondo beat di Matteo GuarnacciaSe per caso in Italia esistesse un dibattito culturale degno di questo nome, dovremmo senza dubbio rilevare quanto esso continui ad essere influenzato da schemi ideologici risorgimentali, ridicole rivendicazioni personalistiche etc… Beh, so perfettamente che era difficile distrarsi (ed al giorno oggi lo è ancor più), ma segnaliamo sommessamente che sottotraccia, sepolti in un mare di conformismo, hanno navigato anche in Italia personaggi “altrove”, interessati ad aprire una riflessione creativa su noi e la vita. Beat, flower power… tutte parole sconosciute in un paese che, nella migliore delle ipotesi, ha condannato una inqualificabile gioventù anagrafica all’analisi sempiterna dei sacri testi marxiani.

Per fortuna, anche laddove regna la mediocrità ecco splendere le eccezioni: Matteo Guarnaccia ha attraversato e raccontato con immagini e parole il ’68 Milanese, la Summer Of Love, la Amsterdam Psichedelica dei primissimi anni ’70, le comuni agricole durante gli “anni di piombo”, esplorando nel frattempo, e per tutte le piu’ insulse stagioni a seguire, i luoghi piu’ remoti del globo e dello spazio interiore, cogliendo il “bello” e portandolo alla luce ogni volta nel modo migliore con gli strumenti comunicativi piu’ adatti.

1) Ciao Matteo, iniziamo a introdurre i lavori editoriali piu’ recenti ed importanti che hai realizzato in tema di controcultura. Il primo e’ “Gioco Magia Anarchia: Amsterdam negli anni ’60”. Cosa ti ha spinto a pubblicare con Cox 18 una riedizione riveduta e molto ampliata di “Provos” e “Mecca Psichedelica”?

Il motivo piu’ banale e’ che “Provos” e “Paradiso Psichedelico” erano fuori catalogo ormai da tempo, e molte librerie dell’area alternativa ne chiedevano ancora spesso molte copie. Tra l’altro, so che di quei libri giravano spesso delle fotocopie. Non sono un difensore a spada tratta del Copyright, ma vivo di questo lavoro ed era giusto sopperire alla mancanza di materiale sui Provos con un nuovo libro. Inoltre, il compianto Primo Moroni di Calusca ( libreria ora ospitata da cox 18 ) mi ha a suo tempo insegnato a continuare a scrivere e fare ricerca su certi temi sporcandosi le mani anche fuori da librerie e biblioteche, parlando con la gente e rovistando in mercatini alla ricerca di tasselli perduti e mixando l’informazione ufficiale con la realta’. Per certe storie importanti non basta trasmettere oralmente la narrazione. Cosi’ con Cox 18 ( www.Cox18.org ) abbiamo deciso di rimettere mano al materiale gia’ pubblicato ampliandolo con nuove parti scritte e di una corposa parte iconografica a colori, che mancava in origine.

2) Che cosa abbiamo troppo spesso dimenticato o sottovalutato dell’esperienza Provo olandese, e quali tracce dei Provos/Kabouters restano invece ancora ben visibili nella vita d’ogni giorno ad Amsterdam e in Italia oggi?

Il movimento Provo non e’ oggi molto noto in Olanda, tanto che un libro come “Gioco, Magia, Anarchia” non esisteva nemmeno nella terra dove ebbe origine. Tuttavia chi legge il libro e ha modo di vivere la Mecca Psichedelica oggi, non fara’ fatica a comprendere che molto della magia che ancora copre Amsterdam e la sua gente, deriva dalla vincente rivoluzione dei Provos e dalle loro giocose, pacifiche battaglie.
Sono segnali che si manifestano nella grande civilta’ e virtu’ civica del popolo di Amsterdam e dei paesi scandinavi in generale, e si captano nella vita d’ogni giorno… Nella reale attenzione alle minoranze, nell’educazione dei bambini, nel tartassare gli automobilisti considerandoli un danno sociale prima ancora che ecologico, nell’andare alla prima del teatro Concetgebouw in bicicletta muniti di smoking o semplicemente di un cardigan e un pantalone neri, nel vedere i ragazzini uscire da scuola e prendere la bici senza auto e motorini in terza fila, senza avere addosso capi firmati e cellulari, nel vederli comunicare senza SMS e sedersi un bar senza farsi canne o alcolici, semplicemente davanti a una scacchiera e una tazza di the…

Qui in Italia, inaspettatamente, la voce “Provos” era una delle piu’ lette del mio “Almanacco Psichedelico” del 1995. Tanto che, durante la mia mostra dedicata ai Provos presso la galleria Colombo di Milano, ho scoperto di essere considerato uno dei “Padri Putativi” del movimento Critical Mass. Questo la dice lunga sull’attualita’ del movimento Provos. La rivoluzione Provos e’ forse uno dei pochi temi legati al ’68 che viene accolto con curiosita’ dai giovani, perche’ distante dalla “pesantezza” degli eventi storici piu’ noti come assemblee, cortei studenteschi, scioperi, movimenti operai.
L’importanza di certi movimenti non la si comprendeva nemmeno all’epoca dei fatti. Vivevamo e facevamo parte di una nazione parallela della quale si ignoravano i confini. Tante piccole “Sette di Insetti”, delle quali ancora oggi scopro molti “collegamenti sotterranei”.

3) Qualche tempo fa ti abbiamo visto qui al Cox 18 con John Sinclair e il suo fedele chitarrista Mark Ritzema per la presentazione di “It’s All Good”. Sulla storia di John si trovano molte dettagliate informazioni nel libro. C’e’ un aneddoto od un aspetto di John che hai apprezzato frequentandolo personalmente?

Di John mi ha colpito molto la capacita’ che ha di stupirsi delle piccole cose, e la sua arte di citare a memoria versi dei pezzi di Beatles, Dylan, Rolling Stones azzeccando perfettamente le situazioni della vita quotidiana che vi si legano.

4) La terza importante novita’ editoriale che ci hai regalato per il 2007 e’ l’ “Almanacco della Pace” di Stampa Alternativa, dove raccogli in poco piu’ di 100 voci le storie di “Persone che hanno dato una possibilita’ alla Pace”.
In un mondo dove la guerra non fa quasi piu’ notizia e sembra “data per scontata” dai piu’, dove quando non c’e’, si va a cercarla nella violenza dei film, della musica, dei videogiochi, e degli show televisivi, parrebbe un libro anacronistico, e anche per questo e’ da considerarsi un’opera di stampo controculturale. Come immagini il lettore tipico dell’almanacco? Da chi ti aspetti che NON venga letto?

E’ un libro che potenzialmente potrebbe scontentare un po’ tutti. Parla di pacifismo in modo per nulla ovvio. Non identifico semplicemente il pacifismo come “non violenza”, come visione cattolica o come ascetismo. Bisogna viverlo ogni giorno nelle piccole cose, nei conflitti quotidiani di vicinato, sul lavoro, in famiglia e nel rapporto con la natura.
Nel libro ho citato personaggi storici che faranno storcere il naso a molti come Kennedy, che e’ presidente di un nazione aggressiva, ma e’ anche quello che per primo lancio’ l’attivita’ dei corpi di pace nel mondo. Ho citato i dadaisti, gli anarchici del ‘900, Gandhi e Don Milani e molti altri come membri di una grande famiglia eterogenea, come pezzi di un mosaico colorato.
Il verso di un poeta che addolcisce la vita di molti uomini puo’ rendere la vita pacifica quanto un’enciclica papale …
Chi non si ritrova in tutte e 100 le voci del libro, potrebbe non leggere il libro. Mi piace invece considerarlo come l’occasione per aprirsi a nuove realta’ pacifiche, seppur distanti e variamente colorate, come sono le strisce della bandiera della pace.

5) Dove trovi tu quel po’ di pace, oggi? In quali luoghi geografici e/o interiori, in quali situazioni riesci ancora ad “Abbassare la guardia” davanti al mondo?

Il primo posto in cui sentirsi in pace e’ il proprio corpo, anche se non e’ facile. Poi, dovremmo trovare pace nel contatto e l’unione con la natura. A volte una semplice piantina di basilico sul tavolo puo’ dare pace. Quanto ai luoghi geografici, certi angoli di Amsterdam, alcuni palazzi e cortili milanesi dove si puo’ percepire una grande ricerca architettonica in qualche modo vicina al Feng Shui, e quindi una grande energia. Ad esempio la basilica di Sant’Ambogio. E certo, alcuni angoli di parchi cittadini come quello dove ci troviamo ora.
L’Italia che tanto disprezziamo e’ ricchissima di luoghi meravigliosi dove il lavoro costante di generazioni sulla bellezza e l‘armonia fa si’ che dispensino pace … da certe piazze rinascimentali della Toscana, a certi borghi liguri e alcune zone della Sicilia. Comunque la pace, come l’amore, non puo’ essere davvero cercata, ma puo’ capitare di trovarla inaspettatamente dove meno te l’aspetti …

6) Veniamo alla tua attivita’ di artista visionario. Recentemente le tue opere sono state incluse nel libro “True Visions” di Betty Books ( http://www.betty-books.com/ ), insieme a quelle di Alex e Allyson Grey, Ernst Fuchs, Martina Hoffmann, Mati Klarwein, Roberto Venosa. Oltre agli artisti internazionali di True Visions, quali artisti visivi italiani apprezzi?

Il mio primo pensiero e’ rivolto al compianto Gianluca Lerici Alias Prof. Bad Trip, grande artista e amico scomparso nel novembre 2006.
Un altro artista che considero un grande visionario italiano e’ Jacovitti. E’ considerato a torto un autore per bambini ma la sua ricerca su forme umane, animali e di oggetti e’ davvero originale, come del resto la sua capacita’ di rendere in forma gioiosa e umoristica ogni sfaccettatura dell’animo umano.
Amo molto anche Rubino, un artista dei primi del ‘900 che disegnava per il Corriere Dei Piccoli e ha poi sviluppato un percorso visionario di notevole valore.

7) La ricchezza delle tue opere, fin dall’inizio con Insekten Sekte, e’ strabiliante. Osservandole a lungo, possibilmente con le giuste vibrazioni sonore in sottofondo, puo’ avere inizio un potente flusso di coscienza che porta l’osservatore ad esplorare l’inconscio in uno spontaneo viaggio interiore. Si tratta a volte di una vera e propria leggera esperienza psichedelica del tutto naturale indotta dalle immagini, ricchissime di piccoli dettagli e simboli cari all’inconscio. E’ possibile pensare alle tue tele come il punto di incontro a meta’ strada tra due viaggi, quello dell’artista e quello dell’osservatore?

Assolutamente si. L’opera d’arte, in generale, funziona solo quando viene “vissuta” dallo spettatore. Altrimenti, resta uno sterile “compito” svolto dall’artista. Come diceva Alce Nero, ogni visione va portata alla superficie e condivisa. Se resta sepolta nella psiche puo’ diventare un’arma a doppio taglio. Il temine stesso “Spettatore” e’ per me inappropriato. Chi guarda un’opera la vive attivamente, ne fa parte. Non sopporto l’arte come imposizione dell’Ego dell’artista, eppure e’ cio’ che molti oggi rincorrono. Le mie opere sono una specie di “Kit” che ognuno puo’ usare come “mappa di viaggio”, fermo restando che cio’ non significa indicare un percorso preciso.

8) Come nasce solitamente un tuo dipinto o un collage? comincia da un flash psichico iniziale che poi sviluppi fedelmente su carta, o ti capita di essere soggetto al fenomeno della serendipita’?

Difficilmente inseguo un “Flash” iniziale. Piu’ spesso c’e’ in me la voglia di auto-stupirmi con piacevoli scoperte. Il cosiddetto “estro”, il cogliere le idee, va coltivato. In ogni forma di meditazione si deve preparare il campo in cui le visioni possono attecchire. Le muse esistono davvero, e l’artista deve essere pronto ad accoglierle in ogni situazione. Al momento mi sto cimentando con la tridimensionalita’ grazie alla ceramica, ad esempio. L’arte e’ anche un lavoro di approccio fisico. Pensa ad uno strumento delicatissimo come il pennino ad inchiostro. E’ un modo di imparare a dosare le proprie forze in modo preciso. I bambini oggi non imparano piu’ a usare il pennino a scuola, e crescono senza saper dosare le proprie energie fisiche, e quindi quelle psichiche. Oggi c’e’ il mouse …

9) “La vera avanguardia oggi e’ il ritorno all’arcaico”. Cosa pensi di questo concetto apparentemente paradossale? In che modo ti rapporti alla tecnologia?

Non e’ un paradosso come sembrerebbe … le avanguardie da sempre cercano di riportare il campo espressivo alla sua funzione originale, quella magica. Quella di mediare le forze psichiche, fisiche ed espressive. Quando l’arte diventa sterile decorativismo, l’avanguardia arriva a ricordare che c’e’ altro da fare. E’ sempre accaduto cosi’ nella storia dell’arte.
Personalmente uso la tecnologia solo per le fasi di stampa e riproduzione dell’opera, e a volte lo considero un mio limite, ma sono abbastanza Luddista in questo.
Photoshop e programmi simili hanno milioni di colori come la classica tavolozza, ma non regalano la creativita’ a chi non ce l’ha. Il progresso anche qui ci illude di farci fare meno sforzi, ma non e’ cosi’, e tra l‘altro la digitalizzazione porta inevitabilmente all’uniformita’ e all’omologazione.

10) So che sei un grande appassionato esperto di musica. Cosa ascolti mentre dipingi? Quali generi, musicisti, interpreti o gruppi contemporanei apprezzi?

Passo da momenti di assoluto silenzio alla psichedelica elettrica ( Hendrix, Beatles Stones periodo Decca ), a quella folk, ( Donovan, Incredibile String Band) al Jazz ( Chet Baker, Miles Davis, Charlie Parker ). Onestamente, nessun artista attuale mi regala emozioni cosi’ intense come quelli che ho citato.

11) Il tuo amico Claudio Rocchi afferma spesso che, come per la reincarnazione ci troviamo a portare la stessa anima in piu’ corpi differenti, (come vestiti che si cambiano perche’ ormai usurati), cosi’ nel corso di una sola vita mortale, la coscienza attraversa diverse “soglie”, dei momenti di passaggio che modellano l’anima tra una fase e l’altra dell’esistenza. Quali sono state, ad oggi, le tue principali “Soglie” personali”?

La questione e’ molto lunga e complessa, ma d’istinto posso dirti che la mia coscienza e‘ stata ampliata e modificata dall’andar via di casa a 14 anni, dall’ascoltare per la prima volta i Beatles e Ginsberg, dai viaggi ad Amsterdam ed in Oriente, dalla nascita di mio figlio Maia. Tutti eventi che mi hanno avvicinato a me stesso…

(Questa intervista è stata pubblicata il 26 giugno scorso sul sito Labouratorio.)

I libri di Matteo Guarnaccia:

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