Giuseppe Negro: la bufala di Carlin Petrini

Anche il guru di Slow Food, gran nemico della sofisticazione alimentare, è stato sorpreso a rifilare ai suoi numerosi estimatori una bufala più adulterata di quelle che lui stesso deplora. Il 20 aprile scorso La Repubblica/Torino ha pubblicato il quinto di una serie di articoli intitolati “Storie di Piemonte”, dove Petrini racconta con toni di partecipato stupore e commozione il suo incontro con un personaggio pressoché mitico, ovvero l’alpino Giuseppe Negro che durante l’ultima guerra, su una spiaggia della Sardegna, arpionò una balena con un piccone per sfamarsi. Petrini descrive nei dettagli l’incontro, con particolari pittoreschi sui luoghi e le persone, oltre alle emozioni che prova nel sentire la storia narrata dalla viva voce del protagonista.

Il problema è che Petrini a Levice per intervistare l’alpino non c’è mai andato, e non gli ha mai nemmeno parlato. Per essere precisi, non sapeva nemmeno se l’alpino è ancora vivo oppure no. Inoltre, è taroccato anche l’articolo, perché Petrini non l’ha mai scritto: l’ha semplicemente “preso a prestito” da un suo consenziente collaboratore. Lo stesso articolo infatti, come dimostrano le immagini allegate, era già stato pubblicato due anni prima (settembre 2006) sulla rivista “Bra, o della felicità”, a firma di Fabio Bailo, direttore dell’Istituto Storico braidese, espressione anch’esso della mente vulcanica e multicentrica di Carlo Petrini.

Per onor di cronaca, bisogna ricordare che neanche Fabio Bailo, l’estensore dell’articolo originale del 2006, ha mai incontrato di persona l’alpino. Come faccio a sapere tutto ciò? Perché sono l’autore dell’immagine che correda entrambi gli articoli, tratta dal mio “Archivio Dipinto della Memoria”, una raccolta di 150 tavolette dipinte su legno che raccontano la memoria del nostro Novecento. Mie sono anche le foto pubblicate senza autorizzazione, ma, soprattutto, mie sono le parole che entrambi mettono in bocca all’alpino: io l’ho scoperto lassù, durante le ricerche per un progetto di ricognizione pittorica nella memoria della Val Bormida, esposto a Levice nel 2006, io l’ho intervistato, fotografato, dipinto, e ho diffuso la sua storia.

Mi sono fidato di persone che millantano stili di vita e di comportamento che poi non riescono ad adottare nemmeno in una vicenda, in fin dei conti sciocca, come questa. Richiesti entrambi (Petrini e Bailo) di una spiegazione per un comportamento così scorretto, l’unica risposta che ho ottenuto è stato un repentino scarica-barile sulla redazione torinese di Repubblica, che a mio parere è invece l’altra incolpevole vittima, e il preannuncio di una lettera di spiegazioni che sto ancora, ovviamente, aspettando.

Certo il reato commesso non è gravissimo, se paragonato a molte vicende vergognose che accompagnano il nostro quotidiano: è solo una piccola bufala. Ma al di là del danno che me ne è venuto personalmente, che riguarda solo me, questa storia testimonia ancora una volta come l’abitudine al sopruso e all’inganno sia radicata anche dove non ti aspetteresti di incontrarla. E questo riguarda tutti noi.

Commenti

2 commenti to “Giuseppe Negro: la bufala di Carlin Petrini”

  1. MAX on Settembre 19th, 2008 10:05

    caro amico
    stai svelando ciò
    che da tempo intuivo ovvero
    petrini carlin, l’inventore dell’acqua calda

    ciao

  2. Milazzo maria Giovanna on Febbraio 24th, 2010 10:49

    Voglio essere ancora ingenua: il fatto che lei abbia scritto, fotografato e dipinto potrebbe essere indipendente dall’aver anche il Signor Petrini o qualcuno del suo gruppo di lavoro( per alcuni “personaggi” potrebbe esserci identificazione tra primo soggetto-propulsore ed equipe di lavoro)incontrato, conosciuto ed ascoltato il Signor (Alpino) Giuseppe Negro: è questo che è essenziale. Poi se nella grafica dell’impaginazione sono state usate sue foto e sue didascalie è giusto che per i diritti di autore lei protesti……….Cordiali saluti maria G. Milazzo

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