Cosa succede veramente nella narrativa italiana?

Onde - Foto di Zampanò“Nella letteratura italiana sta accadendo qualcosa. L’Italia non deve fare altro che accorgersene”. Questa è la conclusione di un articolo apparso nelle pagine di cultura di Repubblica del 23 aprile scorso. Lo scrittore multiplo dal nome cinese Wu Ming scrive un pezzo che ci fa molto piacere. Finalmente una bella notizia: in Europa e di là dell’Atlantico si stanno accorgendo che anche in Italia abbiamo scrittori di spessore, al Massachusetts Istitute of Technology di Boston hanno aperto gli occhi e cominciano a fioccare gli inviti ai nostri autori. Da Saviano a Lucarelli, da Genna a Cammilleri, da De Cataldo a Carlotto e lo stesso Wu Ming, senza falsa modestia, mi pare, il quale, i quali si definiscono scrittori della New Italian Epic dai metatarsi al telencefalo. Tanto di cappello.

Wu Ming fa un excursus della narrativa italiana a partire da alcuni eventi storici che vanno dalla caduta del muro di Berlino a Tangentopoli, Genova e undici settembre. Prima, negli anni ottanta e i settanta forse, c’era solo cinismo, sostiene Wu Ming, senza fare nomi. Poi traccia generi e traettorie che inglobano la storia recente e passata, a partire dal giallo e dal noir, sottolineando l’impegno nell’ambito storico e sociale di tale nuova narrativa. Tutto il rispetto per gli autori citati, che sono riusciti a vendere milioni di copie con libri di indubitabile valore. Senza fare del qualunquismo letterario, di questi autori mi pare che gli italiani e i giornalisti, almeno quelli che leggono, se ne siano accorti, li abbiamo visti anche al cinema (riduzione dei loro libri) e in televisione parecchie volte, li vediamo continuamente nelle vetrine delle librerie, con le fascette sui libri o senza.

Impossibile non accorgersene. L’ultimo romanzo di Lucarelli in vetrina sembrava un evento epocale. Un battage pubblicitario da far invidia anche a De Laurentis o a quelli della Warner Bros. Pure un libro scritto da un “tronista” venderebbe milioni di copie in questo modo, e ne abbiamo anche degli esempi (ricordo un libro di pensieri di Pietro Taricone appena uscito dal Grande Fratello, oggi bravo attore). Probabilmente Lucarelli si merita il successo che ha, non solo in televisione, e se lo meritano anche gli altri fortunati autori chiamati in causa. Da quindici anni in Italia sta accadendo qualcosa. La narrativa italiana si è rimessa in moto. Ce ne siamo accorti. Camilleri ormai è più famoso di Pirandello. Chi lo mette in dubbio?

Nella narrativa, tra gli scrittori, come in politica, c’è una cordata, un team, un nome multiplo, una squadra, una coalizione, possiamo chiamarla in tanti modi, e si fa fatica a capire cosa sta succedendo veramente. Nella letteratura italiana sta accadendo qualcosa; nessuno si accorge degli ottimi e bravi autori che da anni non riescono a trovare un editore dove pubblicare i loro romanzi, ed editori (piccoli) che fanno fatica a trovare un solo recensore, un po’ anche per colpa dei tronisti che vendono più libri di tutti. Ma è storia vecchia ormai.

6 thoughts on “Cosa succede veramente nella narrativa italiana?

  1. Mi sembra una lettura capziosa e veramente troppo spiccia del testo di Wu Ming 1, che è ben più complesso e articolato di quanto potrebbe sembrare leggendo questa lamentela. Ad esempio, una frase come: “Prima, negli anni ottanta e i settanta forse, c’era solo cinismo, sostiene Wu Ming” è caricaturale. Capisco l’amore per la polemica, capisco meno la polemica fine a se stessa.Se il problema è difendere i piccoli editori, anche tra gli autori segnalati dai Wu Ming ce ne sono diversi che pubblicano con piccoli editori, da Luigi Balocchi che pubblica con Meridiano Zero a Simone Sarasso che ha esordito con Effequ. Perché questo aspetto non lo ha segnalato?

  2. Salve, segnalo al signor Giuseppe Casa che “Cammilleri” non è New Italian Epic. Camilleri (Andrea) forse sì, ma Cammilleri (Rino) certamente no. Cammilleri è old Italian catholic propaganda.

  3. Giuseppe Casa ha ragione su due punti fondamentali : un autore, buono o cattivo che sia (aggiungo io), fatica a trovare un editore, buono o cattivo che sia (ri-aggiungo) e un piccolo editore fatica a trovare un recensore, buono o cattivo che sia ri-ri-aggiungo). Dove poi si veda che qualcosa di nuovo e migliore, immagino, si muova nella narrativa italiana degli ultimi anni, proprio non lo so. Il declino italiano nella letteratura come in altre arti (il cinema per esempio)mi pare invece evidente, quasi qaunto il declino della politica italiana, di destra e di sinistra (questo almeno dagli anni ottanta, con il CAF e il seguito). Saviano ha scritto un nobile quanto brutto libro (nobile nel contenuto e brutto nella forma), ma bisognerebbe imporlo a scuola nei corsi d’educazione civica. Camilleri ha avuto successo a 80 anni, ma lui lo sapeva a 30 d’essere più bravo se non di Pirandello, almeno di Sciascia. Barricco o la Tamaro non andrebbero vietati solo perché é sbagliato vietare, soprattutto i libri (lunga vita agli scrittori israeliani e del pianeta Terra !). Il capitalismo é cattivo, compagni, ma é la sola strada rimasta per superarlo e fare l’anarchia. Le altre strade sono crollate sui ponti delle tirannie. Per un po’ dovremo ancora sopportare. Resistiamo senza lamentarci e senza inventarci irrealtà come questa presunta nuova narrativa italiana. Parola di scrittore d’oggi, pessimo scrittore.

  4. Una panoramica interessante quella di Bui (Wu Ming 1) sul saggio “NEW ITALIAN EPIC – Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro”, e certamente non può essere liquidata come fa Giuseppe Casa. Quello che Bui affronta non è se gli autori a cui si riferisce siano o meno famosi…(se la comunità di lettori si sia accorta di questi autori) ma di un fenomeno letterario che allude a qualcosa di nuovo, a qualcosa che forzatamente ma con indubbia fascinazione Bui chiama “New Italian Epic”. Si può essere o meno favorevoli alla classificazione che viene fatta (lui stesso riconosce essere una catalogazione “per forza di cose indicativa”)…ma certamente molti sono gli elementi reali, consistenti che hanno agito esattamente nel modo in cui li interpreta e se li rappresenta Bui. Da Bui vengono poste questioni fondamentali che diventeranno sempre più dibattito contemporaneo. Lui intravede una tendenza, coglie le similitudini tra le opere di alcuni autori e non ne nasconde le differenze. Ma pone una questione cruciale: esiste una generazione letteraria che condivide brandelli di mappe mentali, segmenti di poetiche e soprattutto ciò che connota questi autori è “il desiderio feroce che ogni volta li riporta agli archivi, o per strada, o dove archivi e strada coincidono”.
    Altro elemento essenziale è quando Bui spiega in che senso utilizza il concetto di epico, sostenendo che … “queste narrazioni sono epiche perché riguardano imprese storiche o mitiche, eroiche o comunque avventurose: guerre, anabasi, viaggi iniziatici, lotte per la sopravvivenza, sempre all’interno di conflitti più vasti che decidono le sorti di classi, popoli, nazioni o addirittura dell’intera umanità, sugli sfondi di crisi storiche, catastrofi, formazioni sociali al collasso”.
    Il fatto che ci siano autori misconosciuti che fanno fatica ad essere citati in un dibattito, che fanno fatica a farsi leggere e conoscere, non depotenzia il ragionamento di Bui, ma anzi lo rafforza, lui indica, di fatto, nei riferimenti letterari più famosi, la punta dell’isberg di una tendenza che va ben oltre il suo stesso discorso. Tanti sono gli autori misconosciuti che rafforzerebbero il ragionamento di Bui, a partire probabilmente dal sottoscritto che ha pubblicato il suo romanzo storico di esordio Mal’aria! con Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri…Inoltre il problema non riguarda gli autori ma il materiale onirico messo in movimento nella lingua da una serie di lavori, un materiale che scalza l’effimero e si ricongiunge alla questione del superamento del postmoderno. Insomma per dirla con Wu Ming 1: “Gli stolti chiamavano pace il semplice allontanarsi del fronte”.

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