Albert Hofmann? È immortale

Albert Hofmann a sus 100 anos...tomada en el 2006 - Foto di ShakexyHo appreso quasi subito della morte di Albert Hofmann. Non scherzo: dopo averlo conosciuto, frequentato, stimano e anche amato, m’ero convinto che fosse immortale. Non poteva che essere così per una persona di tanto amore per la ricerca, per la scienza e contemporaneamente per la vita. Aveva poco meno di novant’anni quando, per la prima volta, lo incontrai a Milano, dopo averlo invitato. Nonostante la difficoltà della lingua che io non parlavo, ci mettemmo poco a entrare in sintonia e a complottare nuovi libri dopo il primo “stupefacente” Millelire che parlava dei suoi “incontri” con i grandi “speculatori” della mente.

Era successo tutto nel giro di poco tempo: il primo libro Millelire a cui ne seguirono altri, ne seguì anche il mio invito. Io m’ero fatto di acidi appena maggiorenne in strada, perso dalla voglia di fare e di provare di tutto e di più, fino a incappare in un acido balordo che mi fece arrivare alle porte del paradiso e dell’inferno, che tanto non esistono. Lasciai perdere completamente per scegliere, invece, di saperne il più possibile.

Sa di miracolo l’incontro con Roberto Fedeli che, curioso molto più di me, era riuscito a rintracciare Albert, a conoscerlo e a frequentarlo. Roberto venne a trovarmi nel mio fazzoletto di terra e ci mise poco a convincermi a pubblicarlo nella collana supereconomica che si stava affermando a livello popolare. Dopo il primo libro, lo invitai a Milano a tenere una conferenza. Lo andammo a prendere alla stazione. Io, conoscendo la sua età, mi ero organizzato per consentirgli di riposarsi prima dell’incontro pubblico.

Macché. Lui si sciroppò un sacco di giornalisti, uno dopo l’altro, senza interruzione. Alla conferenza si ritrovò davanti a un popolo che non avevo mai visto così variegato, fitto e in religioso silenzio. Dopodiché ci frequentammo, ci scrivemmo. Pubblicai appena dopo Viaggi Acidi, sempre nella collana Millelire che fu diffuso – posso ben dirlo – in migliaia di copie. A un certo punto, gli confidai il mio desiderio di conoscere Ernst Jünger, che lui frequentava regolarmente in una villa vicino alla sua e, come la sua immersa, nel verde. Volevo pubblicare un suo libro sui sogni. Albert mi disse di andare da lui che mi avrebbe accompagnato per passare un pomeriggio insieme – io, Hofman e Jünger – e confesso che mi parve talmente tanto, troppo, che inventai una scusa per declinare l’invito. Non mi sentivo adeguato.

Non voglio farla lunga. Potrei stare altre ore a parlare di Alberto. Quello che provo da alcuni giorni a questa parte è una sensazione che mi dice che non è vero, che lui non è morto. Ma che lui sia morto è una balla: lui è immortale.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>