Alla riscoperta delle cronache di Mafiopoli / 1

Onda pazza a cura di Guido Orlando e Salvo VitaleLa radiotrasmissione Onda Pazza ebbe inizio nell’estate del 1976 e proseguì in modo discontinuo finché, nel febbraio del ‘77, non decidemmo di darle un taglio più preciso registrando il venerdì sera per poi replicare la domenica a mezzogiorno, orario di maggiore ascolto. Tutto il materiale precedente quel periodo è andato perduto, salvo le registrazioni effettuate da febbraio a maggio del ‘78. Si tratta di otto puntate che si legano alla fase finale della vita di Giuseppe (Peppino) Impastato (Cinisi, Palermo, 1948-1978) e costituiscono un prezioso documento dell’attività della radio e del clima politico di Cinisi negli anni settanta.

Dopo l’omicidio di Peppino, copia del materiale è stata consegnata al giudice Rocco Chinnici (assassinato a Palermo con un’autobomba il 29 luglio 1983) quale denuncia e prova indiziaria delle speculazioni politico-mafiose nel territorio.

Quando la mattina del 9 maggio 1978 arrivò la notizia della morte di Peppino, presumendo che nei locali della radio sarebbe stata fatta una perquisizione, portammo via buona parte dei documenti. Volevamo conservare una testimonianza del nostro lavoro, evitando il rischio che il tutto potesse venire utilizzato scorrettamente o fatto sparire nella conduzione di un’indagine che, in un primo momento, ci vedeva indiziati come complici o componenti di una “cellula terroristica” responsabile di un attentato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani. Secondo le prime ipotesi, colui che veniva ritenuto l’esecutore di tale attentato, cioè Peppino, a detta non solo di alcuni inquirenti, sarebbe saltato in aria per la sua imperizia nel maneggiare l’esplosivo.

Onda Pazza era una “non-trasmissione”, forse il luogo di una lucida follia essenzialmente articolato sulla satira dei costumi di certi ben individuati personaggi. Rispetto ai tempi attuali, in cui la satira viene intimidita ed è oggetto di “editti bulgari”, denunce penali, licenziamenti di artisti e accuse di oscenità, noi avevamo osato andare oltre: non risparmiando improperi, accuse, denunce a nessuna delle “persone per bene” che tenevano in pugno il paese di Cinisi e dintorni. In effetti, avevamo fatto venir meno uno dei codici più ferrei della cultura mafiosa, cioè il “rispetto” verso “l’uomo d’onore” e quanti detenevano un qualsiasi potere.

U rispettu è misuratu: cu lu porta l’havi purtatu.

È un proverbio siciliano. E noi, poiché mancavamo del dovuto rispetto, stavamo fuori delle regole che la comunità riteneva indiscutibili per la sopravvivenza dei propri equilibri e interessi. Questo, poi, è stato uno dei motivi che hanno portato alla decisione di eliminare Peppino: era infatti intollerabile che un personaggio tra i più in vista nel paese, Gaetano Badalamenti (capo dal 1974 al ‘78 della cupola mafiosa e con ai suoi ordini una cosca di assassini e traffichini), venisse messo alla berlina da “quattro straccioni che giovano a fare i rivoluzionari” (così ebbe a dire Mimì Bacchi, allora deputato regionale del Pci, nel suo comizio di chiusura della campagna elettorale del 1978: cfr Ultima Onda Pazza).

Bisogna considerare che il prestigio riscosso dai mafiosi era dovuto al loro capillare controllo dell’economia sul territorio e al loro impegno, concordato con alcuni esponenti delle istituzioni, di assicurare l’ordine e procurare denaro e consensi politici in cambio dell’impunità. Don Tano che - come dicevamo - “offre due milioni per la festa della Madonna del Furi” o di santa Fara patrona di Cinisi, “don Tano che è un santo cristiano” per il quale prega “un fottìo di monache”, è l’emblema del paese. Perciò, chiunque osa mettere in discussione don Tano è certamente un nemico della società.

Aspettavamo con ansia il venerdì sera: era il momento in cui la nostra creatività trasgressiva poteva scatenarsi senza censure né condizionamenti. Il tema, scelto qualche ora prima, difficilmente veniva rispettato sino in fondo: davanti al microfono, era più facile seguire tutto ciò che la nostra spontaneità ci suggeriva. Protagonisti di quella che non poteva propriamente definirsi una redazione organizzata erano Peppino, Faro di Maggio e Salvo Vitale; cui s’aggiungevano “attori” occasionali come Silvana, Svetonio, Fanny, Piero, Vito, Benedetto s’occupava della strumentazione tecnica, cioè dell’uso del mixer, del registratore, del giradischi e del microfono. Altri, presenti nella sede della nostra radio, fungevano da divertiti spettatori.

La trasmissione constava di due parti, una riservata a Terrasini (o Mafiettopoli) e l’altra a Cinisi (o Mafiopoli). Sono state registrate, scelte, trascritte riproducendone il più possibile la fonetica e, adesso, pubblicandone integralmente solo le parti riguardanti Cinisi: dove assumono rilievo la voce e il ruolo di Peppino, e dove la serietà dei temi trattati si coniuga con un’esilarante sequela di paradossi e col gergo dialettale usato dai protagonisti.

Onda pazza - Otto trasmissioni satirico-schizofreniche a cura di Guido Orlando e Salvo Vitale
Collana Eretica speciale
120 pagine con DVD allegato
ISBN: 978-88-6222-026-2

Commenti

2 commenti to “Alla riscoperta delle cronache di Mafiopoli / 1”

  1. boris borgato on Aprile 29th, 2008 16:43

    caro Marcello Bar-aghini, come puoi vedere il filo de viterbo, come dici tu, torna alla carica più che mai!!!!!!!!

    http://rivistaculturale.blogspot.com/

    il trattino è in onore del -Lastaria

    Ciao.
    Boris Borgato

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