Crescita della controinformazione / 2

Informazione e controinformazione di Pio BaldelliAll’inizio del 1974 il gruppo STET intende dare il via a un lavoro gigantesco: la posa in tutta Italia dei cavi coassiali lungo i quali, in futuro, correrranno i programmi e i servizi televisivi. Nel momento in cui si spendono tremila-quattromila miliardi di litr e si stendono i cavi soltanto a livello interurbano, si fa in modo di rafforzare la RAI, ritardando e centralizzando la televisione via cavo. I miliardi investiti per posare i cavi coassiali tra città e città sono un esempio unico al mondo di spesa senza senso dal momento che con le onde si possono trasmettere gli stessi messaggi.

Il governo si giustifica dicendo, per esempio, che si vogliono introdurre il colore e il videotelefono. La televisione via cavo corrisponde a una situazione urbana, non interurbana: la trasmissione urbana significa che le fabbriche, le scuole, i quartieri possono essere in grado di gestire la propria informazione, mentre a livello interurbano continua a essere sempre la RAI a mandare ai centri periferici le proprie informazioni. Nel decreto legge esiste anche un varco propizio alla grossa azienda. Si parla per la prima volta di autorizzazione per inviare immagini via cavo. Fin da oggi, per esempio, la FIAT usa il cavo coassiale da Torino a Roma stampando direttamente per via elettronica in proprio giornale.

Episodi come quello dell’emittente di Biella e di altre piccole stazioni via cavo non vanno visti come alternativi alla RAI, non hanno inflitto nessun colpo al monopolio dell’informazione televisiva. Tali stazioni televisive non sono vere stazioni via cavo: non hanno pluralità di canali e sono gestite da gruppi industriali o da gruppi incoraggiati dagli industriali. Grosse aziende pubblicitarie, capitalisti e partiti cominciavano a condizionarle. La RAI medesima avrebbe potuto annacquare con il ricatto pubblicitario le televisioni fatte in casa. Invero i programmi di Telebiella o di stazioni di questo tipo sono scimmiottamenti della televisione tradizionale: esclusa la presenza delle masse, delle fabbriche, dei quartieri e delle scuole, restano privilegio di qualche migliaio di cittadini che pagano in forma indiretta, ossia con gli inserti pubblicitari.

In Parlamento ci sono anche, da tempo, i progetti di riforma della RAI preparati dalla Sinistra. Il Partito comunista ha precisato di recente alcuni punti delle sue proposte. Ne ha parlato Fanti, presidente della regione Emilia-Romagna, in due discorsi: a Roma, al convegno nazionale del PCI (29-31 maggio 1973) e a Bologna al convegno sulla riforma dell’informazione promosso dalla regione Emilia-Romagna (16-17 aprile 1973). I due interventi sono ora pubblicati dall’editore Feltrinelli.

Merita di essere segnalato un accurato progetto di riforma della RAI per la gestione degli impianti e quello della creazione e messa in onda di programmi, subordinando questi due momenti a centri di potere diversi in grado di controllarsi e limitarsi a vicenda. E inoltre: mettere a confronto, ossia in un rapporto di concorrenza e di verifica reciproca, diverse imprese autonome e decentrate interregionalmente (tre consorzi interregionali) per la creazione e la messa in onda di programmi, ponendo l’utente radiotelevisivo nella condizione del cittadino che in un regime articolato di informazione sia in grado di attingere a organi di diverso orientamento e tendenza; e offrendo all’inserzionista il modo di scegliere i suoi spazi presso la società i cui programmi riscuotono il maggiore consenso (da accertarsi attraverso serie indagini d’opinione).

Informazione e controinformazione di Pio Baldelli
Collana Eretica Speciale
464 pagine
ISBN: 88-7226-919-9

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