I racconti di Creative Commons in Noir: “Il Male” di Karim Mangino

Creative Commons in NoirNon commettere il male, con pensieri, opere, omissioni…

Una goccia di ketchup cadde in un angolo della tastiera, ma Corrado non ci fece caso. Era troppo eccitato per la prova che stava per fare. Diede un morso al panino e digitò la password per accedere al programma. La poltroncina cigolò sotto il suo peso, aveva ventidue anni e la vita sedentaria, trascorsa chiuso in camera davanti al computer a nutrirsi di tramezzini e bibite gassate, aveva fatto arrivare il suo peso oltre i centocinquanta chili.

Quella mattina per Corrado era un grande giorno. Era un anno che lavorava al suo progetto, dodici lunghi mesi di tentativi, riprogrammazioni, frustrazioni e sudore che ora si condensavano nel test che stava per fare, per vedere se quello che aveva creato funzionava davvero. Lo schermo lampeggiò aprendo una finestra che richiedeva una seconda password. Nel frattempo Corrado aveva acceso un’altra apparecchiatura elettronica che occupava quasi interamente la scrivania dando alla piccola camera da letto l’aspetto di una centrale comandi di una nave. La stanza fu invasa da un fastidioso ronzio come una radio fuori sintonia, intervallato di tanto in tanto da suoni acuti e stridenti.

Il rumore non gli impedì di sentire che qualcuno bussava alla porta.

– Chi è? – chiese. Sapeva benissimo che dall’altra parte della porta c’era l’unica persona che viveva in casa con lui. Sua madre.

– Sono io – disse una voce di donna con un tono timido e sottomesso.

Il cartello NON DISTURBARE sulla porta non basta a tenerla lontana. Sarà venuta come al solito a chiedermi se ho bisogno di qualcosa, a portarmi la spremuta d’arancia che contiene le vitamine, pensò Corrado.

– Che vuoi? – chiese con il tono più infastidito che riuscì a fare.

– Sono venuta a vedere se ti serve qualche cosa. Ti ho portato una spremuta d’arancia, ci sono le vitamine che tu ne hai bisogno, non mangi mai frutta…
Corrado afferrò una matita e la spezzò tra le dita.

– Mamma, lo sai che se la porta è chiusa non devi rompere. Non la voglio la tua cazzo di aranciata.
Dall’altra parte della porta, silenzio. Poi la voce sottile della mamma disse: – Te la lascio qui, magari dovessi cambiare idea…
Corrado sentì il rumore del bicchiere di vetro che veniva poggiato sul tavolino che c’era là fuori, poi i passi felpati delle pantofole che si allontanavano. Tornò ai suoi strumenti. Mise una cuffia e ruotò la poltroncina verso un’altra consolle. Controllò l’equalizzatore dei suoni e il volume, poi prese una piccola manopola tra le dita e iniziò a ruotarla molto lentamente. Rimase per più di cinque minuti con l’orecchio teso a captare i suoni stridenti che gli arrivavano in cuffia. Muoveva solo l’indice e il pollice sulla manopola in modo impercettibile. Finché non trovò il suono che cercava, allora si tolse la cuffia di scatto e sorrise. Aprì con il mouse diverse icone e accese il ventilatore, per l’emozione aveva cominciato a sudare.

Fin da bambino il computer era stato la sua passione, il suo unico amico. Passava ore ai videogame e su internet. Vai a giocare con gli amici, esci che è una bella giornata, non ti va? Per anni la madre lo aveva tormentato con le stesse frasi. Non aveva mai tirato un calcio a un pallone né messo piede in una discoteca e per i compagni di corso all’Università era poco più di uno svitato, anche se non potevano negare che era un vero genio. Si era laureato in informatica a tempo di record ed era sparito, chiuso in casa a inseguire le sue idee.

Davanti a un computer Corrado era sempre spinto da una sola cosa: la curiosità. Vedere e sapere quello che gli altri cercano di tenere nascosto. Per un po’ era stato un hacker entrando negli archivi informatici di alcune società, aveva violato diversi segreti industriali per il gusto di spiare, di mettere alla prova la propria abilità e basta. Poi gli era venuta la mania delle intercettazioni. A poco a poco si era costruito da solo una vera centrale operativa nella sua stanza e con una potente antenna sul tetto ascoltava il mondo. Spiare era il suo unico modo di entrare in contatto con la gente, conoscere i loro piccoli segreti lo faceva sentire in gamba, gli dava una sensazione di superiorità che alimentava la condizione di emarginato che si era costruito da solo. Ascoltava le persone al telefono e derideva le loro manie, i vizi, le loro ipocrisie. Finché non erano entrati in commercio i beta-3, cellulari che era impossibile intercettare. Una nuova generazione di telefonini con codici e frequenze variabili impossibili da ascoltare. Quando Corrado si imbatteva in una trasmissione criptata col sistema beta-3 captava solo suoni incomprensibili. Sembrava che nessuno potesse decodificarla. Così gli era venuta l’idea di creare un programma in grado di farlo. Violare i beta-3 sarebbe stato davvero un bel colpo.

Ora era il momento della prova generale, la verifica finale di un lavoro che gli era costato un anno. Corrado rimase sospeso per un attimo col dito sul tasto ENTER pensando ai milioni che qualsiasi società avrebbe pagato per il brevetto se tutto funzionava a dovere, e sorrise. Era il momento della sua rivincita su tutti quelli che l’avevano considerato solo un povero sfigato, sulle ragazze che non l’avevano mai guardato. Ora con un paio di milioni di euro sul conto corrente e una Ferrari in garage avrebbero fatto la fila per uscire con lui.

Dalle casse stava già uscendo da un paio di minuti una serie di suoni striduli e senza senso che ora sarebbero stati filtrati dal decodificatore. Appena schiacciò il tasto, nella camera si udirono chiare le seguenti parole:

– Allora, sei pronto per la consegna?

– Sì, sono otto bambini in tutto. Cinque femmine, tre maschi.

Le molle della poltroncina cigolarono per il salto di gioia che fece Corrado. Gli occhi gli brillavano dietro gli occhiali. Verificò il volume e controllò che la trasmissione rimanesse registrata sull’hard disk. Tutto sembrava funzionare a meraviglia.

– Provenienza?

– Romania.

– Hai pagato il dottor Wache, il direttore dell’orfanotrofio?

– Ha voluto di più. Ma il ricavo dell’operazione è comunque enorme. Basta che piazzi anche solo un paio di cornee e ti sei già rifatto delle spese per l’intero stock.

– Le analisi di compatibilità dei tessuti le hanno già fatte? Vedi che un rene è per il figlio del Ministro Garelli, quello che non trova rispondenza con nessun donatore…

– È a posto, ce l’ha una delle bambine.

– Oh, non è che mi pianti qualche casino con l’AIDS?

– Ma no, i bambini vengono dalla strada ma sono sani. È un affare.

– Vedi che un fegato deve partire per Atlanta, c’è un miliardario che a forza di bere si è beccato la cirrosi e vuole il ricambio. Il chirurgo è pronto per l’espianto?

– C’è Roversi, il primario di S. Chiara e anche l’aiuto, il dottor Marino ha detto che vuole spartire la torta…

Corrado ascoltava massaggiandosi le tempie. Incredibile. Un traffico d’organi e quelli ne parlavano apertamente, facevano nomi e cognomi con tranquillità, sicuri che il beta-3 li proteggesse.

– I bambini?

– Sette sono a Roma, lo sai, la solita villa sull’Appia, uno è già in viaggio per Firenze anche se l’espianto del cuore lo si fa tra quattro giorni.

– Ah Terzi, guarda che Van Dorne, il gioielliere in Olanda, mi ha offerto seimila euro in più per entrare in lista subito, per un cuore appunto.

– Vedrò che si può fare. Sei il solito avido Cordelli. La lista va rispettata. Ma per seimila euro in più… Sì, si può fare.

A questo punto la trasmissione si interruppe. A Corrado tremavano le mani. Quei due avevano la certezza di non essere intercettati. Invece la loro conversazione si era materializzata, viva e chiara, in camera sua. Ricontrollò tutto, come se dalle casse del computer fosse uscita una voce irreale. Aveva registrato tutto. Era tutto vero.

Si asciugò il sudore dalla faccia, sentiva la gola chiusa in una morsa che gli impediva di respirare. Aveva bisogno di un attimo di silenzio e persino il ronzio del computer gli dava fastidio. Chiuse le varie finestre e l’ultima che rimase aperta prima di spegnere diceva:

Salvare il contenuto della registrazione?

Corrado spostò il mouse su Yes, poi su No. Cliccò su No.

Spense tutto e si abbandonò alla gioia. Era ricco. La sua invenzione funzionava.

3 thoughts on “I racconti di Creative Commons in Noir: “Il Male” di Karim Mangino

  1. Bel racconto. Lucido, fantasticamente reale. Finestra su un mondo claustrofobico dominato da deliri di onnipotenza, al di qua e al di là di un computer, un cellulare beta-3, o di un racconto noir.

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