Le cinque giornate: bisognerebbe anche occupare le banche

Le cinque giornate - Bisognerebbe anche occupare le banche di Luciano Bianciardi

Gli editori ti ripetono che un romanzo intitolato “Le cinque giornate” non vende, e allora ti tocca cambiargli il titolo.

Non riusciva Luciano a convincere la gente che il Risorgimento italiano non era solo una celebrazione paludata e mezzibusti, ma una vera e propria epopea popolare, una rivoluzione che scoppiò, insieme a tante altre in Europa, anche in Italia, anche a Milano, quella città dove si era rifugiato nel ’54, che non gli era mai garbata, dalla quale si sentiva emarginato e che gli avvenimenti e le persone a lui vicine avevano costretto ad abbandonare, senza nemmeno aver prima consumato una sua vendetta. Una vendetta che gli era suggerita, quasi imposta, dalla sorte di quei minatori maremmani che aveva conosciuto in gioventù e al cui massacro sul lavoro aveva assistito in quel tragico 1954; ecco allora che la sua fuga a Milano poteva ammantarsi di una vocazione terroristica: riempire di gas il torracchione della Montecatini e far saltare in aria i responsabili di quella strage.

Ma la vendetta aveva solo generato un libro, che ebbe però un successo inaspettato, tanto da farlo diventare un protagonista della scena letteraria italiana degli anni 60, ma non nel senso da lui voluto. Poi la decisione, da lui subita, di ritirarsi, come i lombardi imborghesiti e un po’ rincoglioniti, in Riviera, in quel luogo che era Rapallo, un po’ dormitorio e un po’ moribondario, sottoposto a feroce speculazione edilizia. Un vero e proprio esilio allora, che nella sua fervida immaginazione risorgimentale era dovuto alla sua partecipazione a quella vera rivoluzione delle cinque giornate che era scoppiata a Milano, poco importa se un secolo prima.

Una vera rivoluzione, ma che nessuno, oltre a Luciano, si sforzava di considerare tale, presi come eravamo dall’organizzazione di rivoluzioni nuove; eppure fu un avvenimento epocale, per Milano: la delinquenza scompare come d’incanto, la città fu pervasa da un insolito senso di fratellanza e persino la proprietà privata ebbe un sensibile scossone. Una rivoluzione che però non proseguì, ma fu interrotta dal ristabilimento dell’ordine costituito, un altro ordine, forse più giusto e più democratico, ma sempre ordine, sempre Stato, sempre chi comanda e chi no, ed allora la rivoluzione, se non è divenuta permanente, è fallita e bisogna solo ricominciarla daccapo. E Luciano ci spera e tutte le mattine perlustra e scruta se appaiano i segni della ripresa della lotta, prima di scendere sul lungomare ed iniziare la sua passeggiata, sempre quella, senza interessi e senza speranze, immerso nei pensieri tristi, con in mente già l’idea della morte che non si farà attendere molto.

Ma le giovani generazioni devono saperlo che sarà sempre così, che ogni rivoluzione interrotta sarà una rivoluzione mancata, che, per avere successo, la rivoluzione deve concentrarsi sui veri centri del potere e non su falsi obiettivi: lascino perdere i giovanotti con il ritratto del Che Guevara in camera («perché non leggono Pisacane che è molto meglio?»), gli istituti universitari, ma si concentrino sulle banche e sulle televisioni, i centri del potere economico e dell’informazione: sono quelli gli obiettivi sui quali concentrarsi se si vuole fare davvero la rivoluzione.

Ed ecco che nasce questo libro, Le cinque giornate – Bisognerebbe anche occupare le banche, l’ultimo romanzo di Luciano Bianciardi, il più bello e il più completo, il più difficile, forse quello che riassume tutto lo scrittore e che ne dà una sintesi completa. Forse basterebbe leggere questo romanzo per capire Bianciardi, sicuramente non lo si capirà del tutto fino a che non si sarà letto questo libro, al quale ho voluto restituire il titolo originale.

Ritengo che la riproposizione di un’opera già pubblicata debba contenere qualche elemento nuovo, qualcosa che permetta un’analisi più profonda o apra una differente prospettiva sull’opera, altrimenti si tratta di un’operazione di ristampa puramente commerciale, una di quelle operazioni che non gli sarebbero certo piaciute e che non mancano purtroppo nella bibliografia bianciardiana, con il solo risultato di inaridirne la figura letteraria, come la recente riproposizione, in costosa edizione, di tutti i racconti e i romanzi. Intanto, rispetto a quella edizione, questa propone la versione originale del romanzo, liberato finalmente dalle orribili “correzioni” (ahimè un centinaio) di chi, pur dichiarandosi animato da spirito filologico, non condivide però di Bianciardi la profonda conoscenza della lingua italiana.

Inoltre, allegato al libro, viene proposto su DVD, un film del primo capitolo del romanzo, quello della passeggiata mattutina, girato nei luoghi originali in cui fu pensato e che tenta di ritrovare la realtà e le suggestioni che appervero all’autore, il tutto montato sulla voce mia che legge il libro, poiché ritengo che Bianciardi sia un autore da leggere a voce alta, tanta è la potenza evocativa che egli affida alla parola. E per questo, nello stesso DVD, è presente anche l’audio-libro del romanzo, per chi volesse fruire in tal modo dell’opera, forse scoprendo un nuovo, anzi antico, modo di leggere. La voce è sempre la mia, diversa da quella di Luciano, forse per qualche verso simile, comunque non voce di attore, ma voce vera, voce di un uomo sui cinquant’anni che interpreta, per quanto possa, la vita di un padre cinquantenne, lontano nel tempo e nello spazio.

In appendice un lungo racconto di Guido Gianni, sindaco di Magliano in Toscana e scrittore di talento, stessa generazione di Bianciardi e di lui grande ammiratore. Gianni segue Luciano nel suo gioco di mischiare il passato con il presente e inserisce lo stesso Bianciardi in una realtà che lui avrebbe certamente gradito: dopo gli eventi della rivoluzione milanese, ora è l’ufficiale di ordinanza di Garibaldi nella spedizione dei Mille in Sicilia e con lui si ferma a caricare munizioni e rivoluzionari a Talamone. In tal modo, Luciano prende il posto dell’ispiratore dei due scrittori: quel Giuseppe Bandi, maremmano anche lui, che alla spedizione in Sicilia partecipò davvero e ne scrisse la cronaca più vera e più affettuosa.

Le cinque giornate – Bisognerebbe anche occupare le banche di Luciano Bianciardi
Collana Eretica Speciale
248 pagine con DVD allegato
ISBN: 978-88-6222-020-0

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