Adriano Petta: «Tocca agli scrittori dire le verità scomode»

Eresia pura - La dissidenza e lo sterminio dei Catari di Adriano PettaAdriano Petta, scrittore molisano di talento e contro corrente, è nativo di Carpinone. Vive, da alcuni decenni ormai, a Ladispoli, in provincia di Roma, ma rimane legato al suo paese di origine dove periodicamente ritorna. Lo abbiamo incontrato per rivolgergli qualche domanda.

Quando ha pubblicato il suo primo libro? A che età ha cominciato a scrivere?

Nel 1992 la Gitti Europa di Milano pubblicò il primo romanzo che avevo scritto qualche anno prima, “La libertà di Marusja”. Scrissi il mio primo romanzo (“Pollice verso”) a 17 anni, mentre trascorrevo le mie vacanze estive nel mio “natio borgo selvaggio”, il mio Carpinone, lungo le rive del fiume Carpino: ero stato promosso in quarta, frequentavo a Roma l’ITIS “Galileo Galilei”. Io sono un perito industriale in telecomunicazioni.

Quanto è presente il Molise nelle sue opere?

«La libertà di Marusja» è ambientato proprio a Carpinone, e il finale fantastico del romanzo lo situai nel laghetto di Colle dell’Orso, sulla montagna che divide Carpinone, Sessano e Frosolone, nelle acque incontaminate… dove adesso l’ecomafia di notte va a scaricare i prodotti radioattivi che stanno avvelenando la nostra regione portandola al primato italiano di morti e malati di cancro. Ma anche quando non descrivo la mia terra direttamente, la mia infanzia, gli odori del fiume e del bosco, i sapori… li trasporto in molte atmosfere, anche dei romanzi storici, come nell’ultimo, ambientato nell’antica Grecia.

Roghi Fatui - Dai Catari a Giordano Bruno all'ultimo anticristo di Adriano PettaQual è, secondo lei, il ruolo dello scrittore nella società in cui viviamo?

Nella nostra società attuale tutti coloro che dovrebbero dire la verità sul mondo che ci circonda – giornalisti, filosofi, preti, politici – la tengono nascosta. E allora tocca agli scrittori dirla, gridare verità scomode. Come ha fatto Roberto Saviano nel suo terribile splendido libro-denuncia “Gomorra”. Un romanzo, come diceva Cioran, deve frugare nelle ferite, provocarne di nuove: deve essere pericoloso.

Quale o quali autori hanno influito maggiormente sulla sua formazione di scrittore?

Ignazio Silone con «Fontamara» e Heinrich Böll con «Opinioni di un clown». Il grande autore tedesco diceva che la letteratura può solo scegliere per oggetto ciò che viene dichiarato un rifiuto, ciò che è negativo per la società. Dal punto di vista stilistico, invece, i miei maestri sono Mann, Proust, Hesse, Virginia Wolf.

Crede davvero che libri come «Eresia pura» e «Ipazia, scienziata alessandrina» possano in qualche modo contrastare l’operazione di annichilimento di una certa TV?

Per popoli come il nostro, credo che rappresentino un’esile speranza, esile sì… ma vitale per autori come il sottoscritto e soprattutto per editori coraggiosi come Marcello Baraghini di Stampa Alternativa che pubblicano libri di peso (di peso: non facili, non piacevoli, che trattano la libertà di pensiero, la falsità o quanto meno la relatività della storia, la natura e la vita del potere, la giustizia… e non la solidarietà o la carità!), libri da usare come un’ascia per il mare ghiacciato ch’è dentro di noi… e che devono sferzare la gente per riappropriarsi del bene più grande che Madre Natura ci ha fornito: l’uso della Ragione. Il mio editore ha pubblicato «Eresia pura» proprio nella collana «Eretica speciale»… creata «contro il comune senso del pudore, contro la morale codificata, controcorrente e che vuole abbattere i muri editoriali che ancora separano e nascondono coloro che non hanno voce: siano i muri di un carcere o quelli, ancora più invalicabili e resistenti, della vergogna e del conformismo.»

Nei suoi romanzi storici… a quale citazione è più legato?

All’inizio di «Eresia pura» ho citato un pensiero di Erich Fromm che mi porto stampato nella mente… e che spero resti marchiato a fuoco in quella dei miei lettori: “tutti i martiri delle fedi religiose, della libertà e della scienza hanno dovuto disobbedire alla propria coscienza, alle leggi dell’umanità e della ragione. L’essere umano capace solo di obbedire e non di disobbedire, è uno schiavo”. Ma per poterti ribellare, devi saper pensare. Per pensare liberamente non devi essere indottrinato, devi aver immagazzinato liberamente un po’ di Conoscenza come strumento di emancipazione, di libertà. Soprattutto attraverso i libri. Non a caso nel concilio di Cartagine nell’anno 383 d.C. i vescovi proibirono la lettura di ogni testo, religioso, filosofico o scientifico, a tutti… compreso a loro stessi… tanta era la paura del sapere che potevano contenere i libri!

Nelle sue opere è spesso presente un rapporto conflittuale ragione-religione, ce ne può spiegare i motivi?

All’epoca d’Ipazia (400 d.C.) si può quasi dire che ragione e religione vivevano pacificamente. Ad Alessandria, nel tempio di Serapide (da ricordare che nell’atrio c’era la grandiosa biblioteca con i settecentomila volumi che raccoglievano tutto il sapere universale) operavano tre compagni di studi di Ipazia, tre filosofi-sacerdoti, i quali – dopo aver sacrificato ai loro dèi – scendevano nei locali della biblioteca mescolandosi agli studiosi e partecipando ai convegni scientifici e filosofici. Su nel tempio, proprio davanti alla statua del dio Serapide, sopra una colonna di marmo, troneggiava un mesolabio (uno strumento matematico antesignano del regolo calcolatore). Nell’altro tempio di Serapide, a Canopo, sulle colonne erano dipinte le costellazioni del cielo. In tutto il periodo ellenistico i regnanti fecero il possibile per favorire lo studio della scienza e della filosofia. Poi ci fu un periodo oscurantista contro la scienza, che si protrasse sino a Giordano Bruno, Galileo Galilei e talvolta fino ai nostri giorni.

Che cosa c’è in cantiere? A cosa sta lavorando attualmente?r

In cantiere c’è il mio quinto romanzo storico… il seguito di quello appena ultimato, «Assiotea, la donna che sfidò Platone», un romanzo drammatico che racconta i primi passi della liberazione della donna, opera in cui il perito industriale Adriano Petta si permette di mostrare il vero volto del divino Platone che diceva che la donna e gli schiavi nascevano inferiori “per natura”, mentre Aristotele affermava che la donna era uno “scarto della natura”.

(Questa intervista è stata pubblicata sul sito AltroMolise lo scorso 21 marzo.)

Eresia pura – La dissidenza e lo sterminio dei Catari di Adriano Petta
Collana Eretica Speciale
320 pagine
ISBN: 88-7226-904-0

Roghi Fatui – Dai Catari a Giordano Bruno all’ultimo anticristo di Adriano Petta
Collana Eretica
224 pagine
ISBN: 700-5

2 thoughts on “Adriano Petta: «Tocca agli scrittori dire le verità scomode»

  1. La Gitti Editore… ho sentito parlare di questa leggendaria casa editrice. Qualcuno sa dirmi delle cose a riguardo?

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