Le storie di Augias: La Ferla e i misteri di Marilyn

Mario La Ferla alla trasmissione ‘Le Storie’ di Corrado Augias

Mario La Ferla, autore del libro Compagna Marilyn - Comunista, spia, cospiratrice. I retroscena della vita e della morte di Marilyn Monroe in un rapporto segreto dell’Fbi, ha partecipato nei giorni scorsi alla trasmissione di Corrado Augias Le storie, in onda su RaiTre alle 12.45, per parlare di Marilyn, la “rossa”?. Un lungo racconto sulla diva di Hollywood morta a 36 anni nell’agosto del 1962, le sue relazioni pericole con i Kennedy, la mafia americana, i rivoluzionari rifugiati in Messico, i dossier dell’FBI e le manovre di John Edgar Hoover. Ne viene fuori un racconto carico di misteri e di intrighi al di fuori dei riflettori della Mecca del cinema.
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I racconti di Creative Commons in Noir: “Apocalisse di Giovanni” di Luciano Pagano

Creative Commons in NoirGiovanni ti sta sul cazzo per diversi motivi, che enumeri in un momento di lucidità:

Giovanni ti sta sul cazzo perché ha sposato Marina, una ragazza con cui hai convissuto per sei splendidi anni, fino al giorno in cui lei si gira verso di te e ti rivolge la Parola, sei sudato, hai appena finito di aggiustare la lavatrice spostandola di cinquanta centimetri in avanti rispetto al luogo occupato da sempre per poi rimetterla al suo posto con uno sforzo da ernia, ti guarda negli occhi e ti dice che non ti potrà mai dare un figlio per problemi congeniti di natura fisiologica, non ricordi dove, ovaie, falloppio, non ricordi dove, devi decidere se ti va di continuare a vivere con lei oppure no. Allora vi siete lasciati, tu ci hai sofferto non poco, i tuoi amici ti additavano in strada come una bestia – La Bestia - nessuno dei tuoi conoscenti ti ha dato modo di spiegare le tue ragioni (ne avevi?), nemmeno il tuo migliore amico, il grande Giovanni, che dopo poco meno di sei mesi si è messo insieme a Marina, e dopo un anno l’ha sposata. Grazie alla promozione di Giovanni lei ha lasciato il lavoro per dedicarsi al suo hobby, la pittura, i due sono riusciti ad adottare un bambino, Marco, che oggi compie gli anni. Un amore al capolinea vale l’apertura del Primo sigillo.

C’è un altro motivo per il quale Giovanni ti sta sul cazzo. Giovanni – Giovanni il tuo più caro amico di un tempo – Giovanni che si sarebbe detto un fratello – ti ha soffiato una promozione sul lavoro – la promozione più importante. Esiste una versione dei fatti secondo cui le cose sarebbero andate pressappoco in questo modo: tu e Giovanni, colleghi da diversi anni, eravate in lizza per ottenere il posto di Vicepresidente nell’Agenzia di Comunicazione dove eravate impiegati, ci siete andati vicini tutti e due a quel posto del cazzo, o meglio, tu ci sei andato vicinissimo mentre lui, grazie a qualche cena, una manciata di email, qualche telefonatina di convenienza e tanti, tanti messaggini, ha incollato le sue narici al culo del vostro capo Guzzi e ti ha soffiato il posto, si insomma, “nel nostro paese è così che funziona”; e pensare che più di una volta lo avevi sentito parlare male di Guzzi, in pubblico e privato, troppo tardi hai capito quale fosse la sua tecnica, quella di sparlare e indurti a sparlare di qualcuno per allontanartene, così lui faceva i suoi comodi con la stessa persona al riparo dai tuoi possibili avvicinamenti, un teorema sul comportamento umano che vale l’apertura del Secondo Sigillo.
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Ricordando Luca Flores: dal libro della De Carolis al jazz della Bobko

Angela, angelo, angelo mio, io non sapevo di Francesca de CarolisPerché amare la musica, perché innamorarsi proprio del jazz? «Il jazz è libertà». D’altronde, un brano non è mai lo stesso. Il musicista continua a scriverlo ogni volta che lo suona. È un processo creativo senza fine, né confini. Per questo bisogno di libertà - ha raccontato la giornalista Francesca De Carolis - la cantante Michelle Bobko ha deciso di privilegiare, a un certo punto della sua carriera, il jazz. Quella musica che aveva approfondito e sviscerato nel periodo vissuto accanto a Luca Flores, il geniale pianista morto prematuramente suicida nel 1995.

L’artista statunitense è stata protagonista con il suo quintetto dell’applaudito concerto che ha accompagnato domenica al Milestone la presentazione del libro Angela, angelo, angelo mio di De Carolis, edito da Stampa Alternativa, con prefazione di Vincenzo Mollica. La serata, nell’ambito della 5ª edizione del Piacenza Jazz Fest, ha voluto rendere omaggio al musicista, attraverso i ricordi evocati nelle pagine del «romanzo con pianoforte jazz» di De Carolis e i brani interpretati da Bobko, compagna di Flores negli ultimi, tormentati, 5 anni della sua esistenza.

Dialogando con Jody Borea, De Carolis (giornalista alla Rai di Roma, autrice di due romanzi brevi e un diario di viaggio) ha spiegato la genesi del libro, nato dall’amicizia e dalle affinità riscontrate con Michelle Bobko:

Uno dei punti di contatto tra noi due è che sogniamo molto. Abbiamo iniziato a condividere i nostri sogni. Anche la vita di Luca Flores era piena di sogni e di fantasmi.

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Mal’aria: personaggi di carne e sangue

Mal'aria - Colerosi, affamati e ribelli di fine '800 di Rosario ZanniA metà febbraio Marcello Baraghini ha incontrato a Padova i promotori librari che, nelle varie argomentazioni tese a indicare agli editori i libri che tirano di più, quelli con temi e titoli attraenti e che vanno per la maggiore, hanno utilizzato come esempio negativo il mio romanzo, Mal’aria - Colerosi, affamati e ribelli di fine ‘800, sottolineandone la specificità territoriale, trattandosi di un romanzo storico, ambientato nel napoletano di fine Ottocento (Pozzuoli per l’esattezza). Al nord chi potrebbe mai fregarsene di un romanzo che tratta di vicende così localistiche? La cosa, essendo io scrittore esordiente, mi avrebbe dovuto alquanto preoccupare, mettere in agitazione. Ma a pensarci bene mi sento invece lusingato dalle preoccupazioni commerciali dei promotori. E spiego il perché.

Il romanzo non è stato scritto semplicemente per essere venduto, ma per essere letto, per fare dibattito, per essere riscritto, reinterpretato, vissuto. Mi auguro che tanti giovani, e non solo a Napoli, se lo scarichino gratuitamente dalla rete, quando sarà online, in barba alle preoccupazioni degli zelanti del marketing. Del resto i miei personaggi sono da sempre stati vittime del mercato: del mercato di braccia, di quei rapporti sociali che li inchiodavano nella miseria nera, ai soprusi dei notabili locali e degli industriali del nord.

La mia narrazione è testimonianza letteraria di un materiale emerso dalle fonti storiche che danno voce a chi non ce l’ha. C’è la casta, la mondezza, la repressione, gli incidenti sul lavoro, la sanità, la precarietà, il riscatto e la rivolta di un esercito che ha da vendere solo le proprie braccia per sopravvivere. Ma tutte queste cose non vengono dette seguendo la cronaca modaiola utile solo a esorcizzare la drammaticità dei rapporti sociali di questo mondo: la mia storia parla di come questo mondo si è formato. La genesi delle trasformazioni, la contraddittorietà sociale dei vissuti, delle aspirazioni, delle passioni.
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Codice Gomorra

Foto di Daniel GómezLa pericolosità della parola non deriva da quel che è stato scritto, ma da ciò che viene letto. Di questo sono certo. Di questo bisogna convincere chi gestisce l’informazione, la comunicazione. Le organizzazioni criminali non temono mai la parola in sé, ne temono l’ascolto, la diffusione. Che i blog sbraitino, che gli editoriali citino, che le inchieste elenchino nomi e cognomi, tutto questo alle organizzazioni criminali non da fastidio. Niente è più democratico dei cartelli criminali. Parlate pure, il diritto di parlare, di scrivere, di denunciare non vi è negato. Parlate nell’ambito del vostro territorio, ai vostri concittadini, a pochi impegnati o interessati. Si può fare. Anzi in parte si fa pure il loro gioco, così riescono a capire gli orientamenti, dove soffia il vento, su cosa devono calcare la mano e da cosa difendersi. E se qualche giornalista è troppo insistente, troveranno sempre il modo per mostrargli chi comanda, tanto saranno pochi oltre all’interessato a venirne a conoscenza. Perché anche se non lo mettono a tacere, gli mostrano che sono loro il potere e lui è zero fino a quando ciò che scrive non trova attenzione.

Ciò che non deve accadere è proprio questo: che le persone, la parte maggiore, l’opinione pubblica si informi, venga a sapere, che i Tg riportino notizie, che i talk show riferiscano i nomi delle loro aziende, che le sentenze nei loro confronti siano divulgate. Solo le dittature mantengono l’idiozia di perseguitare la scrittura solo perché scrittura, il pensiero in quanto pensiero. Nelle democrazie si censura ignorando e diffamando. Negli ultimi tempi mi sono arrivate molte telefonate e mail da parte di editori che pubblicano libri sulla camorra. E ne sono contento. Sono contento che un fenomeno ignorato per anni dal grande pubblico, tenuto al margine nei lavori scientifici, minimizzato dai vecchi cliché - i cugini scemi della mafia, le disordinate bande di guappi violenti e buffoni - cominci ad essere raccontato, analizzato, radiografato, divulgato. Per quel che riguarda le mafie i media nazionali le considerano solo quando ci sono molti morti ammazzati.
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I comunisti piangono il simbolo perduto: ve la diamo noi la falce e martello

The Communists were never fans of tricks or treats - Foto di Bill AlldredgeAveva incominciato venerdì 22 febbraio Marco Rizzo, eurodeputato del Partito dei comunisti italiani. Su “Rinascita” era apparso un suo lungo e accorato articolo sulla scomparsa del simbolo storico della sinistra: la falce e martello. “Che errore togliere falce e martello!”, scriveva il comunista torinese. Alle prossime elezioni la sinistra unita si presenterà infatti senza l’amato simbolo. Ha poi commentato Rizzo: “Alle prossime elezioni i fascisti avranno la loro visibilità, come i democristiani, i socialisti e forse addirittura Mastella. Davanti al popolo bisogna presentarsi con la propria faccia”.

Poi ha proseguito “il Manifesto”. Sabato 23 e domenica 24 febbraio, il quotidiano ha pubblicato un appello, altrettanto accorato, firmato da molti personaggi che hanno inviato email a centinaia. Intellettuali, ex partigiani, leader del movimento operaio. E altra bella gente: il calciatore Cristiano Lucarelli, Margherita Hack, Franca Rame, Gianni Vattimo e molti nomi del mondo dello spettacolo. Particolarmente caldo l’appello di Marco Baldini, il partner fedele di Fiorello in radio e alla televisione. Ha detto l’ex giocatore d’azzardo pentito: “Ho sempre votato a sinistra, da ragazzo a Firenze ero un forchettone arruffapopolo. E quel simbolo per me ha un valore romantico: mi ricorda la mia infanzia, come l’ippopotamo dei palloncini o il grissino del tonno. Essere comunisti non è fuori legge e togliere falce e martello sarebbe un’ingiusta, una stupida ammissione di colpa: essere di sinistra non vuol dire avere a che fare con i regimi totalitari che hanno usato quel marchio”.
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