L’uomo nell’ombra: sul confine dei generi / 1

L'uomo nell'ombra - Thriller sul confine di Giuliana IaschiÈ da anni che Giuliana Iaschi si misura con il più versatile fra i generi della tradizione letteraria occidentale, il romanzo. Quella forma, ha ricordato Mario Vargas Llosa, in apertura del ciclopico Romanzo (5 volumi curati da F. Moretti), capace di propiziare una “conoscenza totalizzante e in presa diretta dell’essere umano”. Ed è da sempre che sceglie di collocarsi, dentro il suo universo pressoché infinito, nell’ambito di una costellazione speciale, quella gialla. Del resto, emancipatosi da un ruolo ancillare, liberatosi dalla taccia di Trivialliteratur, appendicismo e pratica di scrittura-lettura schiacciata su esigenze di evasione, il romanzo criminale, nelle sue infinite declinazioni (sulle quali i mandarini della critica non cessano, spesso oziosamente, di sbizzarrire la loro intelligenza) è ormai assurto a cifra della nostra epoca.

E tutto ciò a prescindere dall’alluvione inflattiva di cui è, colpevolmente, beneficiario. Apriamo un giornale; anzi, restiamo sulla prima pagina: difficile dire se l’informazione si sia modellata sul profilo del thriller, acquisendone i ritmi ed i motivi per calamitare l’attenzione di lettori bisognosi di integratori adrenalinici per la loro anoressia emozionale, o se effettivamente l’invadenza del male nella quotidianità dell’età globale sia un fenomeno tanto prepotente da plasmare la retorica dei media. Distinzione forse capziosa, se è vero che la fenomenologia del gusto non è indipendente dalle forme e dai (dis)valori della società. Fatto sta che Henning Mankell, il maggior portavoce scandinavo della corporazione dei giallisti, ha recentemente rivendicato al racconto poliziesco una capacità di cogliere lo specifico della nostra epoca superiore ad ogni altra forma letteraria. Potremmo dissentire, ma certo, espressa dal piedistallo di un successo epocale, è opinione di cui bisogna tener conto. Sono passati i secoli e le impronte sulla sabbia che, incuriosendo Robinsoe Crusoe, hanno dato, per così dire, la stura alla moderna quête romanzesca, si sono ormai tinte di color rosso sangue.

Detto questo, siamo ancora lontani dal caratterizzare in maniera adeguata il modulo giallo scelto dalla Iaschi: è evidente, per fissare un primo punto fermo, che la nostra scrittrice non punta le sue carte su quel processo di scoperta del colpevole che per Chandler – un altro notabile della corporazione – rappresenta il fulcro emotivo e la dinamica fondante del racconto poliziesco. Iaschi al contrario – e questo libro lo conferma – ama chiarire subito chi sia l’assassino. Per quanto, con una piccola bugia, calchi per un brevissimo istante la maschera dello scrittore noir. Ma non le appartiene nemmeno quella sensibilità che nel delitto vede un’improvvisa insorgenza del caos, l’allegoria di un mondo sgretolato che urge ai confini dell’esistenza normale. Più remoto ancora le è il gusto dello scavo in un groviglio di indizi – quel modo deduttivo di procedere il cui archetipo è in Poe – e che innesca percorsi analitici compiaciuti della propria sottigliezza: il giallismo “speculativo”, per non dire cerebrale, ripreso astutamente da Eco tuffandolo in atmosfere medievali, come un certo romanzesco ottocentesco (“Il nome della rosa”).

Il suo punto di partenza è invece, come già si accennava, la rivelazione del colpevole: è qui che Iaschi attacca la sua musica, in apparenza quasi sollevata dal non dover creare false piste, disegnando quei sofisticati labirinti dove, secondo copione, proprio nulla può sembrare ciò che è. Nel percorso che la scrittrice va tracciando la normalità dei rapporti quotidiani viene invece solo provvisoriamente deviata dal clinamen di una molecola impazzita. E in effetti il mondo che essa evoca mantiene una solidità rassicurante, una calda impronta di comunità, tanto che perfino il delitto ne viene coerentemente trasformato: ne illumina la traccia scura una luce mai freddamente esplorativa (e men che meno sensazionalistica) perché deriva dalla consapevolezza dell’irriducibile complessità dell’uomo, creatura fragile e minacciata dai fantasmi che racchiude dentro di sé (da qui un end certo non happy ma malinconicamente coinvolgente).

L’uomo nell’ombra – Thriller sul confine di Giuliana Iaschi
Collana Eretica
248 pagine
ISBN: 978-88-6222-024-8

2 thoughts on “L’uomo nell’ombra: sul confine dei generi / 1

  1. Paradossalmente, l’impressione che ho avuto è che il romanzo della Iaschi ha inizio come dovrebbero avere inizio certi articoli di giornale, cui, invece la narrazione pare affidata alle ipotesi da racconto poliziesco. Sembra davvero bello questo “Uomo nell’ombra” e molto bella anche la recenzione.

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