I racconti di Creative Commons in Noir: “La marmellata di more” di Euro Carello

Creative Commons in NoirLa luce che viene dalla scala è poca, però gli occhi adesso si sono abituati e riesco a vedere abbastanza. Mentre scorro col dito sui barattoli, mammina grida forte e dice anche le parole brutte che se le dico io mi lava la bocca col sapone. Anche mia sorella, grida, con i versi strani che fa lei.

Per fortuna, sui barattoli insieme a quei segni neri che io non so c’è anche il disegno, così non mi sbaglio e capisco subito qual è quello della marmellata di more, non posso confonderlo con quella di fragole o di fichi. È questo qui grande con il coperchio d’oro, vicino alla passata, ma quella si distingue bene perché è tutta rossa. Perché a me mi piace solo quella di more, di marmellata. Mi piace perché è dolce ma non tanto, ha anche un po’ di acido. Poi mi piacciono i granellini che restano sulla lingua e la fanno diventare tutta nera, che nello specchio sembro uno di quei mostri della tv che li guardo con un occhio solo da sotto la coperta.

Mammina intanto continua a gridare ahi ahi che male aiutami aiutami , ma forte forte, così tanto che mi fa male alle orecchie. Dalla porta della cantina adesso viene un pochino di luce che si muove di qua e di là, si vede che mammina è riuscita a trovare di nuovo la pila.

Adesso però non mi devo distrarre, per andare su dalla scala devo fare attenzione a non inciampare.

Vado avanti con il barattolo stretto sulla pancia e striscio i piedi, che anche se le pantofole si sporcano tutte non importa, tanto io lo so dov’è che è la spazzola, così poi le pulisco.

Con il gomito sto bene attaccato al muro, perché il barattolo lo tengo con tutte e due le mani, che non si sa mai. Quando alzo un pochino le braccia, sento il profumo della marmellata, la bocca diventa come piena di saliva e ho un rumore strano nella pancia. Perché quando mammina la fa, un pochino cola fuori e rimane intorno al coperchio, e io quando la aiuto a portarla in cantina aspetto che non guarda e passo la lingua tutto intorno e un po’ di sapore c’è sempre.

Adesso però è passato tanto tempo e c’è solo il profumo, appena appena, ma mi fa quasi sentire il sapore, mi viene lo stesso da fare i rumori con la lingua, come quando la mangio davvero. Però se provo a leccare c’è gusto di polvere, mica di more.

Adesso se voglio mangiarla devo andare su in cucina, aprire il coperchio che è duro duro e prendere il cucchiaino.

Solo che per andare su devo passare davanti al posto di mia sorella dove c’è mammina che continua a gridare. Adesso mi chiama di nuovo, dice vieni aiutami non ce la faccio ad alzarmi, e la luce della pila si muove di nuovo. Credo che mammina mi sta cercando, ma io sto piatto contro il muro così non mi vede.

Perché io lo so che se ci vado poi mi dà le botte con il manico della scopa, anche se adesso dice per favore. Dice anche non ti faccio niente e poi ti dò la marmellata di more.

Tanto l’ho già presa da solo, la marmellata di more.

E poi non l’ho mica fatto apposta, stavo solo giocando con le macchinine, non l’ho neanche visto il pullman giallo, quando è scivolato giù dalle scale della cantina. Se mammina ci ha messo sopra il piede e si è fatta male non è colpa mia, davvero.

Però adesso non ci voglio pensare. Quando ci penso sono tutto sudato e mi viene da tremare, mi sembra quasi di sentire di nuovo come ha urlato mammina quando è caduta, che ha fatto un rumore come quando si rompe un pezzo di legno per metterlo nella stufa, ma più piano.

Adesso tengo stretto stretto il barattolo e faccio un salto verso la scala e passo davanti al posto di mia sorella. Mentre che passavo mi sono voltato un pochino di fianco e ho visto mammina sdraiata per terra, ha gli stivali da giardino e il grembiule tutto su che si vedono le gambe, però ce n’è una messa tutta storta di fianco.

Io corro su per la scala più forte che posso, però faccio sempre attenzione a non inciampare.

Credo che mammina mi ha visto passare, perché comincia di nuovo a chiamarmi forte. Dice tante volte per favore, dice anche aiutami, ma adesso la voce è più bassa, da sopra la scala non si sente più bene bene come prima. La voce di mia sorella invece sembra come quando il cane dei vicini è passato sotto la siepe e mammina gliele ha date con la scopa e il vicino si è messo a gridare e il cane faceva proprio quel verso lì.

Sto un momento con la schiena appoggiata alla porta della scala con il cuore che batte forte, stringo bene il barattolo perché ho tutte le mani sudate e ho paura che mi scivola giù.

Quando riapro gli occhi, abbasso la testa e vedo il coperchio d’oro con i disegni e la polpa nera dietro il vetro impolverato, mi sembra quasi di sentire il gusto sulla lingua, mando di nuovo giù la saliva come prima.

Adesso che sono arrivato su mi sento più forte, quasi come un grande, con il mio barattolo in mano. Adesso ce l’ho tutta io, la marmellata di more, e a loro non gliene do neanche un pochino, ecco. Così imparano. Almeno impara mammina, perché mia sorella non capisce niente.

Non è neanche come una sorella vera, che puoi scherzare e giocare alle macchinine. Quella volta che ho provato ha cercato di mangiare il camion frigorifero, magari pensava che era una caramella, chilossà. Ho dovuto portare via tutto in fretta in fretta, e meno male che la catena era corta e lei non ci arrivava, sennò…

Poi dopo mammina mi ha anche picchiato forte con la spazzola che mi è rimasto il segno. Io lo sapevo che non devo andare di sotto quando lei non c’è, ma la tv era rotta e io mi annoiavo tanto, così ho preso le macchinine e sono andato lo stesso, ma se sapevo come andava a finire non lo facevo mica.

Adesso devo fare attenzione, perché il barattolo è abbastanza pesante e se mi cade guai, come quella volta con la passata di pomodoro, che c’era tutto rosso per terra e volevo assaggiare col dito, e mammina ha gridato forte ci sono le schegge di vetro vai via! E meno male che non l’avevo fatto cadere io il barattolo, se no stavo in castigo con mia sorella per chissà quanto.

A me non mi piace stare in castigo.

Perché non è come quando ero piccolo, che avevo proprio paura, adesso lo so che mia sorella non è cattiva, però stare lì al buio con lei che raspa e soffia e fa muovere la catena non mi piace lo stesso. Più che altro mi annoio. Tante volte ho anche provato a parlarle, a mia sorella, ma lei mi guarda lì sdraiata sul materassino, si tira giù i capelli sugli occhi, fa solo quei versi e basta.

La cosa peggiore per me è la puzza. Mammina dice che tanto mia sorella la puzza non la sente e i primi tempi che io non c’ero ancora quando provava a lavarla lei tutte le volte rovesciava la bacinella e dopo bisognava asciugare tutto. Che lì è già sempre umido e dopo restava bagnato per tanti giorni. Però così la puzza non va mai via. C’è solo che se stai lì sotto un po’ di tempo poi ti abitui e non la senti più tanto come prima.

Uffa. In cucina sono arrivato, però adesso come faccio. A posare il barattolo fino sul lavandino non ci arrivo, forse è meglio se salgo sulla sedia. Adesso appoggio piano piano il barattolo sulla sedia, così, poi salgo sull’altra e lo tiro su. Ecco. Sono stato bravo, scommetto che mammina non ci credeva che ero capa…

L’urlo di mammina mi fa fare un salto, il barattolo mi scappa di mano e fa un rumore fortissimo. Dalla scala la voce di mammina è forte forte, più di prima, dice vieni subito, per favore, ha preso… sembra quasi che ha paura, non si capiscono neanche bene tutte le parole. Mia sorella fa dei versi che non ha mai fatto, sembra tanto agitata, più della volta che c’era il topo.

Nel lavandino c’è tutto scuro, adesso, tutta la marmellata sparsa, pieno di schizzi e di pezzi di vetro, e in mezzo c’è una poltiglia con dentro tutte le schegge che brillano. Mi viene da piangere e tiro su col naso anche se non sta bene che tanto mammina non mi sente. Poi però sento il profumo delle more. Chiudo gli occhi e tiro ancora su col naso per sentirlo meglio, mi abbasso piano piano in ginocchio sulla sedia e cerco un cucchiaino nello scolapiatti, però con l’altra mano mi tengo al mobile per non cadere.

Dalla cantina mammina continua a gridare, dice corri, vieni subito, ha preso le fo… poi non capisco più perché i versi di mia sorella sono troppo forti.

Io stringo bene il cucchiaino, devo stare attento a non distrarmi, cercare dove non ci sono le schegge.

Da sotto mammina grida ancora più forte. Stavolta capisco tutto, dice ha preso le forbici, aiu…
Poi c’è un rumore strano, un po’ come quando si toglie il tappo dalla vasca da bagno e esce l’acqua, ma più forte. Anche mia sorella fa un verso nuovo, fortissimo, tanto forte così non l’ho mai sentito.

Poi più niente, solo come un raspare, ma piano piano.

Nel cucchiaino, il mucchietto scuro luccica e trema un po’, devo stare attento a non rovesciarlo. Apro la bocca, appoggio il cucchiaino sulla lingua e poi lo tiro via stringendo le labbra. La marmellata cola piano piano sulla lingua, si sparge, scivola in gola, il gusto di more mi riempie tutta la bocca.

È bellissimo.

Mi viene da chiudere gli occhi, non lo so perché.

Quando li riapro, vedo che sul tavolo c’è un mazzo di rami lunghi e sottili, pieni di fiori gialli. Prima non li avevo visti Sono quelli con quel nome difficile, i primi fiori della primavera, dice mammina. Sembrano appena tagliati. Vicino ci sono anche i guanti, quelli spessi che mammina mette quando va in giardino, ma le forbici no.

Commenti

6 commenti to “I racconti di Creative Commons in Noir: “La marmellata di more” di Euro Carello”

  1. Ipiroga on Marzo 1st, 2008 10:34

    ok, ma anche noi scriviamo raccontini fighini…
    “hai mai provato a cercare “ipiroga” su google?”

  2. Barbara X on Marzo 2nd, 2008 20:17

    Ammazza che contenuti, oh! Evviva la letteratura di qualità.

  3. luna on Marzo 4th, 2008 06:02

    ma allora sei proprio bravo!!!!
    emozionante e con contenuto in grado di colpire….

  4. Barbara X on Marzo 4th, 2008 09:08

    Ero tristemente ironica, Luna…

  5. Nurichan on Marzo 6th, 2008 08:23

    Angosciante e ben scritto. Complimenti all’autore che avrebbe meritato il primo posto.

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