Mal’aria: colerosi, affamati e ribelli di fine ‘800

Mal'aria - Colerosi, affamati e ribelli di fine '800 di Rosario ZanniI negozi venivano chiusi, le strade erano deserte, la contrada Ospizio completamente abbandonata, infelicissime condizioni igieniche della parete inferiore del quartiere Castello e del quartiere Teatro, non da meno i quartieri del Largo a mare e dei vichi Torre, bisognosi di una portentosa basalatura e di lavori di condutture in ferro per la canalizzazione. I bambini scalzi e nudi, alcuni più grandi coperti di piccoli cenci che fungevano da mutande, rotolavano lungo le strade ricoperte di acque immonde di latrina e di rifiuti domestici con aria meno baldanzosa del consueto. Solitamente ridevano in modo sprezzante e cinico, si inorgoglivano per aver ammazzato un gatto cieco o per aver scuoiato una lucertola. Amavano la violenza e sbeffeggiavano cenciosi e vagabondi. Le gare di tuffi nel quartiere Largo a mare, di là dello specchietto del Galeone, le corse rionali nei sacchi e le mangiate di maccheroni presi con la bocca dalla madia senza far uso delle mani legate, non erano più così frequenti. Gli spintoni e le risse perdevano la loro carica liberatoria e l’energia era più contenuta.

L’aria era diversa e greve. Un alone cupo di paura inibiva la solita irruenza e la naturalezza dei giochi di strada che accompagnava i mocciosi come alici annaspanti in poca acqua. La contrada vinifera puteolana era panico di tufo e carne. Una repentina aggressione di epidemia colerica stava colpendo moltissime famiglie. Nel circondario puteolano il 1887 fu anno di lutti e cambiamenti che i puteolani non avrebbero più dimenticato. Nemmeno Luigina, che a nove anni assisteva a scene comprese a stento. Sperduta, tutto le passava davanti, il mondo entrava nel soma scolorito di bimba e spirava malsano e violento.

Il padre era gravemente malato ormai da giorni. Gennaro Pollio era uomo magro, lo sguardo arcigno, spalle non molto larghe e mani grosse. Pelliccia dura di carretta e vino, si ammalò di colera come tanti. Per Luigina vedere la sua potenza piegata era scoprire la cattiveria del mondo. Come quando fu abbattuta la vecchia quercia, dai parenti in campagna. Pianse allora il legno, come piangeva adesso la carne. Medesimo smarrimento dell’oggetto del suo mondo, sottrazione di capacità; sentiva di valere poco, pietrificata senza sapere come proporsi. Avrebbe voluto curare, essere radice di quercia e piede di padre, stampella di tutti. Ma il mondo le entrava dentro, ferendola, svuotandole il petto, debole di una debolezza profonda. Si difendeva con lo sguardo dei suoi occhi smeraldo, ritorno dallo smarrimento, evasione per vivere.

Gennaro aveva ascendente su tutta la famiglia ed era molto amato anche da Alfredino di due anni, che da quando il padre si era ammalato abitava al vico Lumiere, dove sua zia Alfonsina, con il marito Filippo, gestiva una rivendita di vino. Maria Angela si prendeva cura di suo marito Gennaro, ed era benvoluta dalla sorella che le aveva assicurato il mantenimento del piccolo. Gli animali, le galline, i conigli e l’asino erano stati portati in collina a San Gennaro, dai parenti. Il primogenito Giacomo, era lui ormai il capofamiglia, cresceva in fretta, diverso dal padre. A vent’anni la testa frullava di pensieri che correvano veloci delle sue abili mani di muratore.

Vivevano stipati nel rione Terra tra la pietra stretta e incerta. Gli edifici al pianoterra erano privi di cessi e gli abitanti costretti a versare coi vasi il letame lungo il solco del selciato dove correva il tram a vapore. La latrina del suburbio era ben diversa dallo sterco impastato alla terra di campagna. Tanfo urbano disgustoso, viscerale, febbrile, di vita scolorita. Il tanfo in campagna era d’animale, nei vichi del comune chiuso d’uomo irrancidito, avvilito a biascisare suoni gutturali e vocali allungate.

Mal’aria - Colerosi, affamati e ribelli di fine ‘800 di Rosario Zanni
Collana Eretica Speciale
264 pagine
ISBN: 978-88-6222-021-7

Commenti

2 commenti to “Mal’aria: colerosi, affamati e ribelli di fine ‘800”

  1. riccardo brun on Febbraio 27th, 2008 11:08

    Auguro una straordinaria vita editoriale a questo bel libro che ho avuto la fortuna di leggere ancora in forma di dattiloscritto. è una storia potente condita da una scrittura viva, due caratteristiche non così comuni nella letteratura d’oggi. Quindi in bocca al lupo a Rosario per il suo esordio. riccardo brun

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