“Il mio Silvio, buono e altruista, vi giuro che merita il Paradiso”
Santità,
è dal dicembre del 2004 che nel mio animo ho il desiderio di scrivere al Sommo Pontefice, dopo la lettura dell’articolo di Antonello Caporale che allego alla presente, apparso su “La Repubblica” del 24 di quel mese. Ma allora il Suo venerato Predecessore era non in buone condizioni di salute e giustamente mi astenni dal vergare una lettera.
Ora, trascorsi alcuni mesi dalla Sua elezione a “Vescovo di Roma e successore di San Pietro” mi permetto umilmente di scriverLe questa mia con la certezza che avrò una risposta, essendo Lei “il vicario di Cristo, capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale.” (Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 182). E la lettura della Sua prima Enciclica mi ha ulteriormente confermato nel fatto che avrò una Sua illuminante parola, dato che già dalle prime righe ricorda il secondo comandamento di Cristo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso.” (Mc 12, 31).
Nell’intervista sopra citata, don Antonio Zuliani parlando del Presidente Berlusconi a questa domanda del giornalista: “Quando si confessa lei lo assolve” così risponde: “Sempre: ego te absolvo”. E’ noto a tutti che il Presidente Berlusconi è un divorziato risposato: allora come è possibile che un sacerdote amministri questo Sacramento quando nel Compendio rispetto a coloro che si trovano nelle medesime condizioni della persona citata è scritto: “Ma essi non possono ricevere l’Assoluzione sacramentale, né accedere alla Comunione eucaristica, né esercitare certe responsabilità ecclesiali, finché perdura tale situazione, che oggettivamente contrasta con la legge di Dio.” (349)?
E non solo il Presidente Berlusconi riceve l’Assoluzione, ma pure la Comunione eucaristica. Ecco quanto riporta Gian Antonio Stella in Tribù s.pa.: “Sì, mi comunico spesso. Anche perché se non lo faccio, mia madre mi chiama in disparte e mi rimprovera: ‘Cos’hai fatto a Dio, che oggi non ti sei comunicato?’.” (pag. 33) Allora viene applicata per i potenti una norma diversa rispetto ai poveri? Eppure in base al Compendio “Tutti gli uomini godono di eguale dignità e diritti fondamentali…” (412); ma ben prima e più in alto del Compendio mi vengono alla mente questi versi del Magnificat: “Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles. Esurientes implevit bonis et divites dimisit inanes.”
Non pensa, Santità, che il sacerdote amministrando l’Assoluzione nei casi citati contravvenga totalmente a quanto stabilito dalla Chiesa? Non solo, ma chi si avvicina all’Eucaristia in palese contrasto con il Compendio non commette sacrilegio? Firmando Lei da Cardinale l’introduzione, rispetto al Catechismo riportava queste parole del Suo venerato Predecessore: “Porsi come esposizione completa e integra della dottrina cattolica, che consente a tutti di conoscere ciò che la Chiesa stessa professa, celebra, vive, prega nella sua vita quotidiana.” Non ne consegue che chi viola quanto in Esso riportato si pone fuori dalla Chiesa? E se è un sacerdote a farlo, non è ancora più grave? Perché il Catechismo è stato approvato dal Sommo Pontefice, successore di Pietro al quale Cristo disse: “A te darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai sulla terra resterà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra resterà sciolto nei cieli.” (Mt 16,19)
Concludendo questa mia umile lettera, non posso nasconderLe anche il grande stupore che mi ha pervaso apprendendo dall’intervista questa frase, tra l’altro riportata nel titolo: “Il mio Silvio, buono e altruista vi giuro che merita il Paradiso”. Orbene, è a tutti noto che Berlusconi è uno degli uomini più ricchi d’Europa. Allora Santità, hanno ancora validità queste parole di Cristo o sono superate? “Se vuoi essere perfetto, và, prendi ciò che possiedi e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi. – Udendo queste parole, il giovane se ne andò rattristato perché aveva molti beni. Gesù allora disse ai suoi discepoli: -In verità vi dico: un ricco difficilmente entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel regno di Dio.” (Mt 19, 16-24).
Mi perdoni, Santità, se Le ho rubato del tempo, per Lei tanto prezioso: ma credo che le domande da me poste in questa lettera non siano trascurabili e che il Suo Alto Magistero saprà illuminare l’umile scrivente.
Con un deferente saluto. Pax et bonum.
(Questa lettera è stata inviata alla redazione di Stampa Alternativa mentre il suo autore stava leggendo La casta dei giornali di Beppe Lopez. Nella sua mail prosegue Carlo Manfio dicendo: “Pur dicendo il Vangelo ‘Bussate e vi sarà aperto’, nessuno, neppure un semplice prete, ha pensato di rispondere a quanto io ho scritto, nonostante modestamente quanto sollevavo non fossero ’stupidaggini’”.)
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Caro Carlo,
Marta Ostuni vuole sentirti.
Resto a disposizione
Anna