Giù le mani da don Milani

Don Milani - Ideario: 230 voci - Star sui coglioni a tutti, come sono stati i profeti a cura di Maria Laura Ognibene e Carlo GaleottiNel principio era la Parola e la Parola era con Dio,
e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio.
Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei.
E senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.

Giovanni 1 1,3 [1]

Parola. Parola. E ancora Parola. Don Lorenzo Milano è la Parola. È la forza prammatica e profetica della Parola. È la violenza della Parola. E don Milani deve aver avuto in mente, a ogni pié sospinto, del formidabile incipit del Vangelo di Giovanni. E nulla meglio di quella frase sembra descrivere il priore. Oggi, che tutti sembrano attingere al verbo milaniano, che lo si vorrebbe tirare per la giacchetta a destra e, soprattutto, a manca, forse è giusto andare all’essenza della pastorale milaniana. Andare al nocciolo duro di quello che è stato il dirompente pensiero milaniano: la Parola, che è Parola profetica. E allora non si può, quando si sentono le melense citazioni milaniane fatte da Veltroni, o peggio ancora dal ministro Fioroni, non tornare al rigore della parola del priore di Barbiana. Che è come dire tornare, sic et simpliciter, al vangelo. Alla Parola di Dio.

Ecco, di fronte alle pappette di Veltroni o di Fioroni che si genuflettono a ogni sospiro, a ogni colpo di tosse, del papa, per sentire qualcosa di autentico dobbiamo tornare a quello strambo prete di campagna. Ogni volta che vediamo un Fioroni o un Veltroni scalare le montagne per andare in pellegrinaggio a Barbiana viene voglia di gridare: «scribi e farisei!» E sì perché questi maestri della genuflessione continua danno l’idea che anche al tempo di don Milani si sarebbero strappati le vesti e si sarebbero accodati ai pregiudizi delle rispettive chiese. Bianche o rosse che fossero. Che dire: giù le mani da don Milani!

Per riandare alla parola milaniana, la via maestra rimangono gli scritti: Lettera a una professoressa ed Esperienze pastorali in testa. Sarebbe opportuno, piuttosto che continuare nella litania delle citazioni di comodo, che qualcuno inizi un lavoro per una edizione critica dei testi milaniani. Per ora è stato fatto solo per le lettere alla madre. Per L’obbedienza non è più una virtù non esiste una vera e propria edizione critica ma quanto meno, grazie a Stampa Alternativa, è stato recuperato il testo originale con il famoso Millelire e con le successive edizioni. Per il resto nulla di nulla. E le opere non sono poi molte. Con tagli inusitati e ingiustificati.

In don Milano la Parola è tutto, se la si tradisce significa tradire il priore stesso. Per questo serve un lavoro scientifico vero. Mentre auspichiamo questo, abbiamo ritenuto interessante iniziare a elaborare una sorta di ideario milaniano. Si tratta di poco più di una provocazione per andare nel senso del recupero della Parola milaniana. Un recupero ad effetto, come da sempre sono gli ideari. Come dire: e se voi citerete noi citeremo ancora più forte…

Un ideario quindi che vuole andare oltre le citazioni ideologicamente corrette alla Veltroni e Fioroni. Un libro, il nostro, aperto che vuole essere solo l’inizio e che invita il lettore a integrarlo inviando le sue citazioni (mail box: direttore@tusciaweb.it).

L’ultimo prete

Se oggi fosse ancora vivo, don Milani avrebbe più di ottant’anni. Con lui, per dirla con Michele Ranchetti [2], se n’è andato l’ultimo prete e una delle voci libere di questo paese. Nel Novecento italiano, la voce di don Milani è paragonabile forse solo a quella di Pier Paolo Pasolini. Due voci libere non solo perché avevano il coraggio di dire il non dicibile, ma perché erano voci che nascevano da una visione della società italiana particolarissima, parzialissima.

I prismi usati da don Milani e Pasolini erano unici, questa era la loro forza. Kantianamente: il loro a priori era diverso. Ogni volta che si legge un loro testo, si rimane stupiti perché ci si accorge che mentre noi contemplavamo il quadro da davanti, loro erano di lato, più in basso, più in alto. La loro prospettiva è sempre inusitata. Sempre disvelante di verità scomode. E spesso giungono a dire che il quadro non c’è. Semplicemente.

Ma queste voci erano importanti non solo perché capaci di andare contro i paradigmi egemoni. Questo lo può far chiunque. Le loro voci erano pure autorevoli. E questo è raro. Questo è il vero mistero. La loro Parola è la parola che muove i cervelli, lo stomaco, il cuore. Ebbene sì, va detto: in questo paese oggi mancano i don Milani e i Pasolini… Con loro se ne sono andati l’ultimo prete e l’ultimo poeta. Ci hanno lasciati soli con tutta la nostra compiaciuta pochezza, la nostra compiaciuta incapacità.

Spesso ci si trova a chiedersi: chissà cosa avrebbe detto don Milani? Chissà come avrebbe usato, per dirne una, la potenza della sua Parola al tempo di Internet. Come avrebbe usato la rete, il mezzo più potente e plurale mai inventato dall’uomo per dire la Parola. Per saperlo c’è solo un modo, riandare ai suoi testi. Alla sua Parola.

Note

[1] È l’Evangelo secondo Giovanni nella traduzione del valdese Giovanni Luzzi.

[2] Rachetti è forse l’unico intellettuale che abbia scritto qualcosa di teoricamente interessante su don Milani nel suo Gli ultimi preti - Figure del cattolicesimo contemporaneo. Rachetti è stato docente di storia della chiesa a Firenze. Ha tradotto e curato le opere di Wittgenstein e Freud.

Don Milani - Ideario: 230 voci - Star sui coglioni a tutti, come sono stati i profeti a cura di Maria Laura Ognibene e Carlo Galeotti
Collana Eretica
104 pagine
ISBN: 978-88-6222-009-5

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